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FRONTIERE 2 Agosto Ago 2017 1822 02 agosto 2017

Il gollismo fantozziano di Emmanuel Macron

Dalla Libia a Fincantieri, il presidente francese si muove da principiante qual è. E gioca la carta della “grandeur”. Ma le sue prime prove sono a dir poco imbarazzanti.

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Per mettere a fuoco le ultime mosse di politica internazionale - tutte contro l’Italia - di Emmanuel Macron si deve partire da un dato di fatto storico: dopo il 1812, dopo il ciclo guerriero di Napoleone Bonaparte, la Francia ha rovinosamente perso tutte, proprio tutte le sue guerre. Nel secolo scorso ha perso la prima e la seconda guerra mondiale, quella del Vietnam e quella d’Algeria. Nonostante abbia combattuto a fianco degli alleati solo a partire dal 1944, dopo avere subito la sconfitta catastrofica della perdita di Parigi, la Francia ha però un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, octroyé da inglesi e americani in funzione del contenimento dell’Urss di Josef Stalin. La Francia, insomma, si illude di essere una grande potenza, ma nei fatti è una medio-piccola potenza, anche se dotata di bomba atomica. A questo va aggiunto il declino economico e industriale iniziato con Mitterrand e poi proseguito con Chirac, Sarkozy e Hollande, tanto che da otto anni Parigi sfora il 3% dei parametri di Maastricht e ha un debito pubblico galoppante che si avvicina pericolosamente al 100% del Pil.

UNO SCHIAFFO RIDIMENSIONATO. Macron si muove da principiante qual è su questa scena declinante e gioca la carta della “grandeur” gollista, ma le sue prime prove sono a dir poco imbarazzanti. Il tanto decantato accordo di Parigi sulla Libia tra il generale Haftar e il presidente al Serraj si è subito dimostrato quel bluff di facciata mediatica che era. I due leader libici si sono rifiutati di scrivere l’accordo, che è ridicolmente rimasto solo verbale e Haftar il giorno dopo ha spiegato a France2 che considera al Serraj neanche il sindaco di Tripoli, della quale controlla malamente solo il porto e che si guarda bene dal procedere sulla road map tanto pomposamente annunciata da Macron. Addirittura considera «violazione della sovranità nazionale» la richiesta di al Serraj di accogliere una flotta italiana di supporto della marina libica, perché non riconosce la sua rappresentanza della sovranità nazionale. Risibile poi la fine della decisione di Macron di «aprire hotspot per immigrati» in Libia del giorno successivo. Questo nuovo schiaffo al ruolo dell’Italia in Libia è stato infatti ridimensionato e addirittura ridicolizzato dallo stesso Eliseo nel giro di poche ore.

Veniamo ora alla clamorosa prelazione sui cantieri di Saint Nazare: qui Macron si è buttato nell’angolo da solo, anche perché la ragione principale della mossa era fare contento il governatore della Loira, suo grande elettore, mosso da meschine ragioni elettorali di collegio. Di fatto, Macron è ora obbligato a tornare sui suoi passi e a concedere a Fincantieri quel controllo societario che gli ha scippato tanto clamorosamente. La ragione della debolezza della posizione francese è semplice: Fincantieri è l’unico partner europeo possibile per i cantieri di Saint Nazare perché l’unico grande gruppo europeo che potrebbe stringere una partnership, il tedesco Meyer Werft, non può farlo, perché assumerebbe una posizione dominante sul continente che sarebbe subito sancita dalle autorità della concorrenza della Ue.

CHI DI GRANDEUR FERISCE... Se non si accorda con Fincantieri, Macron dovrà rivolgersi ai giapponesi di Mitsubishi o addirittura ai cinesi. Partner ostici -dopo la pessima esperienza fatta da Saint Nazare con i coreani che sono falliti- e che soprattutto ripresenterebbero a Macron la netta volontà di acquisire la maggioranza del pacchetto azionario. Ecco allora che Macron è costretto letteralmente ora a corteggiare Fincantieri ipotizzando un accordo settembrino che coinvolgerà non solo Saint Nazare ma anche il Naval Group, che controlla il prezioso ramo delle costruzioni navali militari. Di fatto, Macron è obbligato a offrire a Fincantieri un affare ancora più consistente del controllo di Saint Nazare. E da posizioni di debolezza. Chi di grandeur ferisce, di grandeur perisce.

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