Dead Zone
3 Agosto Ago 2017 1529 03 agosto 2017

Golfo del Messico senza ossigeno: "zona morta" di 23 mila km quadrati

Per gli scienziati è la più ampia mai osservata dal 1985, quando sono cominciate le rilevazioni. Decisivo l'inquinamento del fiume Mississippi. Il ruolo dell'industria della carne.

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Nelle acque del Golfo del Messico l'ossigeno scarseggia e si è formata una "zona morta" di dimensioni record. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) degli Stati Uniti, l'agenzia meteorologica americana, l'area misura circa 23 mila chilometri quadrati, una superficie pari a quella dello Stato del New Jersey. Per gli scienziati è la zona più ampia mai osservata dal 1985, da quando cioè sono cominciate le rilevazioni.

La "zona morta" nel Golfo del Messico misura circa 23 mila km quadrati (fonte Noaa).

Le "zone morte" marine sono quelle in cui i livelli di ossigeno sono talmente bassi da mettere in pericolo la vita dei pesci. Un contributo decisivo alla riduzione dell'ossigeno, secondo la Noaa, è arrivato dall'inquinamento portato in mare dal fiume Mississippi: concimi, fertilizzanti e altre sostanze usate in agricoltura hanno stimolato una crescita record delle alghe, che "rubano" l'ossigeno al mare.

CONSEGUENZE SULL'HABITAT MARINO. Un fenomeno simile può obbligare i pesci a spostarsi in altre zone per sopravvivere, può diminuirne le capacità riproduttive e ridurre quantità e qualità del pescato. Con conseguenze non solo per l'habitat marino, ma anche per l'industria ittica.

LE COLPE DELLA CARNE. Secondo l'associazione Mighty l'industria americana della carne, già nel mirino degli ambientalisti per il suo ruolo nel riscaldamento globale e nella deforestazione, ha giocato un ruolo determinante nel provocare l'inquinamento delle acque del Golfo. Un report dell'associazione, infatti, evidenzia che gran parte dei concimi e fertilizzanti sversati nel Mississippi proviene dalle enormi quantità di mais e soia utilizzate per allevare animali da macello. Tra le aziende più inquinanti ci sarebbe il colosso Tyson Foods, fondato in Arkansas nel lontano 1935, che rifornisce McDonald's e Walmart.

I PRATI DEL MIDWEST TRASFORMATI IN CAMPI DI MAIS. Mighty ha analizzato le catene di approvvigionamento dell'industria agroalimentare e i trend dell'inquinamento, scoprendo che un sistema altamente centralizzato di allevamenti industriali ha trasformato i prati del Midwest in campi di soia e mais destinati all'allevamento del bestiame. I terreni, privati della loro vegetazione originaria, subiscono l'azione di dilavamento della pioggia che finisce per portare le sostanze fertilizzanti nei corsi d'acqua.

COME LIMITARE I DANNI. Ecco perché il report Mighty sollecita Tyson Foods e le altre imprese attive nella produzione di carne a utilizzare il loro peso sul mercato per assicurare che i produttori di grano e soia mettano in campo pratiche in grado di ridurre l'inquinamento dei fiumi: ad esempio evitare di lasciare i terreni incolti e usare in modo più efficiente i fertilizzanti, in modo da ridurre la presenza di composti chimici.

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