Unhcr, in Libia carceri orribili
4 Agosto Ago 2017 1647 04 agosto 2017

Libia, Unhcr: «Qui solo carceri, non centri per migranti»

L'inviato speciale dell'agenzia Onu per i rifugiati: «Condizioni orribili, chi viene riportato sulle coste torna in queste celle». Gli aiuti alla Guardia costiera e il nodo dei diritti umani.

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In Libia «non ci sono campi o centri per i migranti, ma solo prigioni». A dirlo è Vincent Cochetel, inviato speciale dell'Unhcr per la rotta del Mediterraneo Centrale. Alcune di queste prigioni «sono controllate dalle autorità, altre da milizie e trafficanti, e vi sussistono condizioni orribili. Chiunque venga sbarcato sulle coste libiche torna in queste carceri. Possiamo sperare che un giorno ci saranno dei centri decenti e aperti, ma al momento non esistono».

GUARDIA COSTIERA LIBICA DA «EDUCARE». Cochetel ha quindi espresso la sua preoccupazione: «Va bene che l'Italia e altri contribuiscano ad accrescere la capacità della Guardia costiera libica, ma dev'essere fatto secondo gli standard dei diritti umani e nella piena coscienza di quanto avviene nelle carceri libiche. È importante educare la Guardia costiera libica agli standard dei diritti umani e assicurare che nessuno colluda con i trafficanti, chi lo fa deve essere processato».

PROGETTO PILOTA NEL FEZZAN. Lo stesso ragionamento vale per la frontiera libica meridionale: «Al Sud in questa fase non ci sono né campi, né guardie di frontiera. Aiutare la Libia a gestire i propri confini è utile, ma dev'essere fatto rispettando i diritti umani e le leggi sui profughi». A questo proposito Bruxelles ha appena stanziato 46 milioni di euro dal Fondo Ue per l'Africa: un pacchetto, cofinanziato dall'Italia e gestito in partnership col Viminale, in cui rientra anche un progetto pilota per l'area del distretto di Ghat, nella regione meridionale del Fezzan libico, i cui finanziamenti saranno però legati all'acceso delle organizzazioni umanitarie per la protezione dei migranti nella regione.

SÌ AL CODICE DI CONDOTTA PER LE ONG. Quanto al codice di condotta per le Ong, l'Unhcr «non ha obiezioni ed è importante che il testo sia coerente con la legge marittima internazionale. Ma non si creda che le Ong siano responsabili per le partenze dalla Libia. La stessa accusa era stata fatta da alcuni Stati dell'Unione europeacontro l'operazione Mare Nostrum. Poi abbiamo avuto più morti e più partenze». Infine, sul sequestro della nave "Iuventa": «Sta alla giustizia italiana pronunciarsi, sulla base dei fatti».

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