Ghassan Salamè
8 Agosto Ago 2017 1340 08 agosto 2017

Libia, inviato Onu: «La missione italiana è la giusta via»

Ghassan Salamé in visita a Roma ha detto che la cooperazione tra Roma e Tripoli è la chiave per ottenere i risultati sperati.

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«So che ci sono state discussioni in Libia, ma credo che la cooperazione e la trasparenza tra Italia e Libia siano il modo più costruttivo» per ottenere risultati. «Siamo sulla strada giusta in questo settore per trattare una sfida che ci coinvolge tutti quanti». Così l'inviato speciale dell'Onu, Ghassan Salamé, in conferenza stampa con il ministro degli Esteri Angelino Alfano alla Farnesina, rispondendo a una domanda sulla missione navale italiana di supporto alla Guardia costiera libica sul fronte della crisi migranti.

NON IGNORARE RUOLO DI HAFTAR. L'inviato ha poi ammonito ricordando che non si può ingnorare il ruolo del generale Haftar nell'est del Paese. «Ho incontrato Khalifa Haftar a Parigi. Ha un impatto su una parte della Libia e seguaci nel popolo libico. Sarebbe poco realistico ignorare questa forza nel Paese per un inviato dell'Onu». «Non mi vedrete solo a Tripoli o Badia come è stato in passato. Spero mi possiate vedere anche anche a Bengasi e Misurata: dobbiamo parlare con tutti i libici, voglio recarmi in tutto il Paese prima di presentare le mie idee all'Assemblea generale Onu a settembre», ha concluso.

GENTILONI: «SPERO CHE ONU SPINGA IL PROCESSO». L'inviato ha incontrato anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Il premier ha ribadito che «L'Italia è al lavoro da tempo per la stabilizzazione della Libia. Mi auguro che le Nazioni unite diano a questo processo una spinta decisiva».

PINOTTI: «SERVE LA VOCE DELL'UE». Pinotti ha ribadito il sostegno dell'Italia alle Nazioni Unite per gli sforzi mirati alla stabilizzazione della Libia. In una nota congiunta Pinotti e Salamé hanno concordato sulla «necessità che i paesi europei parlino con una sola voce per dare un effettivo apporto alla risoluzione della crisi libica, costruendo al contempo un dialogo che includa anche tutte le rappresentanze sociali del paese».

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