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Trump e il Russiagate

Trump, i suprematisti sono ripugnanti
28 Agosto Ago 2017 2140 28 agosto 2017

Russiagate, l'avvocato di Trump contattò il portavoce di Putin nel 2016

Michael Cohen, storico collaboratore del tycoon, nel gennaio del 2016 inviò una mail a Dimitri Peskov chiedendo aiuto per il progetto della costruzione di una 'Trump Tower' a Mosca.

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Una mail inviata nel gennaio 2016 da uno stretto collaboratore di Donald Trump, l'avvocato e vicepresidente esecutivo presso la Trump Organisation Michael Cohen, al portavoce del Cremlino Dimitri Peskov, è il contatto al più alto livello emerso fino ad ora tra l'entourage di Trump e il governo russo, dopo la candidatura del tycoon alla presidenza degli Stati Uniti. Lo ha rivelato il Washington Post che è stato il primo a pubblicare i contenuti della mail - facendo riferimento a fonti informate - inviata da Cohen a Pespok per chiedere aiuto sul progetto della costruzione di una 'Trump Tower' a Mosca, in quel momento in fase di stallo e che successivamente è stato abbandonato.

MAIL COME DOCUMENTO DELL'INCHIESTA DEL CONGRESSO. La mail fa parte dei documenti depositati presso i responsabili al Congresso dell'inchiesta in corso sul cosiddetto 'Russiagate', ha scritto il Post nel rivelane i contenuti: «Nei mesi scorsi ho lavorato con una società di base in Russia sul progetto della Trump Tower a Mosca», scriveva quindi Cohen a Peskov nel gennaio 2016, ovvero prima dell'inizio delle primarie in Usa ma quando Donald Trump aveva già presentato da mesi la sua candidatura. «Senza entrare nei dettagli, le comunicazioni tra le nostre due parti si sono fermate», si legge ancora nel testo: «Visto che questo progetto è troppo importante, chiedo la sua assistenza. Rispettosamente chiedo che qualcuno, possibilmente lei, mi contatti in modo da poter discutere i dettagli e organizzare incontri con le persone giuste. Grazie in anticipo per la sua assistenza, aspetto un suo riscontro».

MAIL SCRITTA SU INDICAZIONE DI SATER. Cohen ha affermato che scrisse quella mail su indicazione di Felix Sater, businessman russo-americano coinvolto nel progetto, con la motivazione che una impresa di tale entità aveva bisogno dell'approvazione del governo russo. Ha aggiunto di non ricordare di aver ricevuto una risposta da Peskov e che il progetto fu abbandonato due settimane dopo. Che Donald Trump imprenditore ritenesse la Russia una possibile fruttuosa destinazione in materia di investimenti è cosa nota, lo affermò lui stesso una decina di anni fa: è uno «dei posti più caldi dove investire», disse «Saremo a Mosca ad un certo punto», assicurò all'epoca.

PROGETTO RUSSO CANCELLATO ALL'INIZIO DEL 2016. Proposito che il tycoon evidentemente non ha mai dimenticato e che ha perseguito fino a poco prima della sua elezione a presidente degli Stati Uniti. Stando a quanto scrive il Washington Post, infatti, la Trump Organization lavorava a un piano per la costruzione di un'imponente Trump Tower a Mosca a cavallo tra il 2015 e il 2016, proprio quando era in corso la campagna elettorale per la Casa Bianca, salvo poi non farne più nulla, con il progetto che risulta abbandonato alla fine di gennaio 2016, poco prima dell'inizio delle primarie.

I CONSIGLI DI SATER A TRUMP. Nella sua ricostruzione il Post cita numerose persone a conoscenza del progetto e fa riferimento a nuovi documenti esaminati dai legali della società, con dettagli fino ad ora mai resi noti e materiale che verrà esaminato anche dai responsabili delle indagini in corso al Congresso. In particolare il quotidiano fa riferimento a Felix Sater, imprenditore edile nato nell'ex Unione Sovietica ed emigrato negli Usa all'età di sei anni, Felix Sater, che tra le altre cose esortò Trump a visitare Mosca per promuovere la proposta e, in una mail inviata nel novembre del 2015 previde che presto la Trump Organization avrebbe festeggiato sia il più grande progetto immobiliare della storia, sia l'elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Non è chiaro quale sia il rapporto che lega Sater a Donald Trump ed esistono versioni contrastanti sul livello di conoscenza tra i due, con il tycoon che in più occasioni ne ha preso le distanze.

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