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29 Agosto Ago 2017 1946 29 agosto 2017

La Mecca, le tensioni politiche ricadono sui pellegrini

Lo scorso anno i fedeli iraniani boicottarono il pellegrinaggio sacro dell'Islam. Quest'anno, sullo sfondo delle tensioni con Doha, i qatarioti passano con il contagocce. Così l'Hajj diventa un terreno di scontro politico.

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Oggi, 30 agosto, inizia il periodo dell'Hajj, il pellegrinaggio rituale che costituisce uno dei pilastri della fede islamica e che ogni buon musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, se ne ha le possibilità economiche e le capacità fisiche. Almeno 2 milioni di fedeli musulmani confluiranno verso La Mecca, in Arabia Saudita, per prendere parte ai rituali che si chiuderanno il 4 settembre. Anche quest'anno l'Hajj è segnato dalle contrapposizioni politiche tra i sauditi e i suoi vicini, in particolare il Qatar.

SULLO SFONDO LA TENSIONE TRA DOHA E RIYADH. Il pellegrinaggio di quest'anno si gioca sullo sfondo della pesante crisi diplomatica tra Doha e Riyadh. La casa dei Saud si è fatta portavoce di tutta l'area del golfo Persico per avviare un vasto piano di isolamento ai danni del Qatar, accusato di essere uno sponsor del terrorismo islamico. L'Arabia non solo ha chiuso la sua frontiera con la petromonarchia, ma anche avviato una serie di sanzioni economiche. Il Qatar ha sempre negato ogni coinvolgimento rispedendo al mittente le accuse.

NEL 2016 ENTRARONO 12 MILA QATARIOTI. A ridosso del pellegrinaggio le autorità saudite hanno deciso di riaprire il confine. Questa apertura deriverebbe da un incontro tra il principe della corona saudita Mohammed bin Salman con un membro della famiglia qatariota. Nonostante questa piccola distensione i fedeli che si recheranno a rendere omaggio alla Kaʿba, il pezzo di meteorite al centro de La Mecca, saranno pochissimi. Secondo Doha solo una sessantina di persone varcheranno il confine, mentre i media sauditi parlano di circa 1.200 pellegrini. Numeri ben diversi da quelli del 2016 quando i fedeli qatarioti furono 12 mila.

RISCHIO DI POSSIBILI AGGRESSIONI. I viaggiatori che hanno scelto di prendere parte comunque all'Hajj hanno viaggiato privatamente scegliendo di ignorare le indicazioni delle autorità del Qatar sulle possibile aggressioni che potrebbero ricevere una volta arrivati in terra saudita. Secondo i dati dell'NHRC, il comitato nazionale per i diritti umani collegato al governo del Qatar, 24 mila persone avevano prenotato il viaggio salvo poi rinunciare.

FINE DEL BOICOTTAGGIO IRANIANO. Torneranno invece alla Mecca gli iraniani. Lo scorso hanno Teheran aveva vietato i viaggi in Arabia Saudita costringendo milioni di fedeli a compiere un pellegrinaggio alternativo a Kerbala, in Iraq. In quell'occasione i due Paesi portarono il livello dello scontro politico anche sul piano religioso. Nel reciproco scambio di accuse finirono anche le storiche carenze sulla sicurezza che ogni anno provocano decine di morti.

OLTRE 220 MILA FEDELI DALL'INDONESIA. In particolare le autorità persiane ritenevano colpevoli i sauditi della morte dei 464 concittadini nella calca del 2015. Quest'anno però dovrebbe riaprirsi il flusso dalla Persia. Si prevede infatti che saranno almeno 86 mila i fedeli iraniani pronti a prendere parte all'Hajj. Il gruppo di fedeli più numeroso sarà però quello indonesiano con 221 mila pellegrini, seguiti dal Pakistan (179 mila), dall'India (170 mila), dal Bangladesh (127 mila) e dall'Egitto (108 mila). A vigilare sui fedeli ci sono circa 15.000 gli agenti, 5.700 le telecamere di monitoraggio e oltre 100 i centri di assistenza medica temporanei nell'area della preghiera.

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