Merkel vs Costa.
30 Agosto Ago 2017 0800 30 agosto 2017

Portogallo, i segreti della rinascita

Export e Pil in crescita costante. Boom del turismo. Sgravi ai poveri e conti in regola. Il Paese, guidato da un governo di sinistra di successo e generoso con i profughi, è un unicum (o quasi) nell'Ue.

  • ...

Un Paese bello e in sorprendente ripresa economica, aperto al boom dei turisti ed estraneo alle chiusure razziste di tutti gli altri Paesi europei, bendisposto e accogliente pur navigando la sua gente orgogliosa tutt'altro che nell'oro. Durante la bancarotta del 2011 si criticava molto la «marginalità europea» dell'anacronistica Lisbona: un pregio, alla fine dei conti, perché a esclusione del Portogallo non c'è un altro Stato dell'Ue che si sia inferto stoicamente misure così draconiane di austerity, uscendone a testa alta un lustro dopo. Con i conti quasi tutti in regola e i posti di lavoro in risalita, stupendo anche i burocrati della Commissione di Bruxelles.

SINISTRA AL POTERE. A esclusione del Portogallo non c'è neanche un altro Stato dell'Ue (pure la Germania ha ristretto le norme sul diritto di asilo e iniziato a rispedire indietro parte del milione di stranieri entrati nel 2015) disposto ad accogliere almeno 4500 richiedenti asilo in più di quelli previsti dalle quote comunitarie, dopo aver preparato per loro un programma di alloggio, istruzione e integrazione. E siccome il governo primo della classe in questione è una coalizione interamente rossa (altro unicum nell'Ue) di socialisti e comunisti guidata dal premier Antonio Costa, Lisbona è diventata un esempio anche per la rissosa sinistra europea.

Boom del turismo.

GETTY

La cartina di tornasole della rinascita portoghese sono i milioni di turisti che, soprattutto d'estate, si riversano nei pittoreschi vicoli della capitale e di Porto, sulle spiagge ombreggiate dalle scogliere dell'Algarve o sui sentieri tra i vulcani delle Azzorre: circa 10 milioni di visitatori stranieri registrati nel 2016 (dai poco più dei 6 milioni nel 2010), secondo i dati del World Travel & Tourism Council, per ricavi fino a 12,7 miliardi di euro (+11,7% ), che nel 2017 sono stimati salire a 11,6 milioni per un business complessivo di 15 miliardi di euro. Le somme, come per il deficit pubblico e la disoccupazione, si tireranno a fine anno.

LA MODA DEI PENSIONATI. Per ora il trend delle prenotazioni è decisamente positivo: il Portogallo è la moda dell'anno, con un buon +12% di arrivi anche dall'Italia, dopo l'investitura della guida Lonely Planet a Paese dei sogni del 2017. Tra questi, una fetta crescente di visitatori over 60 valuta di trattenersi per almeno 183 giorni l'anno come «residente non abituale», in modo da ricevere dall'Inps (ma gli accordi bilaterali valgono anche per altri istituti di previdenza Ue ed extra-Ue) la pensione lorda per un massimo di 10 anni: sono migliaia gli anziani in buen retiro tra Faro, Porto e Lisbona che arrivano da Francia, Gran Bretagna e ormai anche dall'Italia – inclusi diversi giornalisti –, e persino dal Brasile.

Paesaggi mozzafiato, grande storia e cultura, cibo sano e ottimi vini non distanti da casa e con i vantaggi sanitari dell'Ue spostano sempre più i pensionati in fuga dalla Tunisia e dai Paesi dell'Est nell'ex potenza coloniale: in Portogallo si vive egregiamente e a costi della vita inferiori rispetto all'Italia per ristoranti, beni alimentari e anche affitti (soprattutto a Porto e nel Nord, Lisbona e l'Algarve stanno aumentando le tariffe). L'esca della defiscalizzazione è un'altra arma per spingere al rialzo il Pil nazionale con l'ingresso degli stranieri: entro il 2027 si progetta di raddoppiare a 26 miliardi di euro gli introiti dal turismo, che nel bilancio statale contribuisce al 16,7% dell'export nel quale è conteggiato, atteso quest'ultimo in rialzo del 7,7% nel 2017 nonché testa d'ariete della ripresa portoghese.

IL NEO DELLE BANCHE. Altre eccellenze del Paese della Rivoluzione dei garofani sono l'esportazione di scarpe (secondo produttore nell'Ue dopo l'Italia e competitor della Cina), di prodotti raffinati dal petrolio e di auto e carta. Gli istituti bancari da risanare, per la maggioranza finiti in mani straniere, restano il tallone d'Achille di un Portogallo che nel 2011 fu costretto, sul lastrico, a chiedere come la Grecia alla Troika (i creditori del Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Ue) un prestito di 78 miliardi di euro. Anche i bassi consumi interni, per gli stipendi che mediamente ancora non superano gli 800 euro al mese, restano un punto debole. Come il debito pubblico ancorato al 130% del Pil.

Scogliere dell'Algarve.

Ma in sette anni il deficit pubblico è stato abbattuto dall'11% al 2% sul Pil, la disoccupazione è calata dal 17% al 9,8%, 30 miliardi sono stati restituiti in anticipo alla Troika e il Pil – pur dopo il drastico crollo del 2011, con mezzo milione di posti di lavoro persi – ha il tasso di crescita annuo (+1,6%) maggiore dell'Eurozona: un buon andamento che non si è affatto arrestato con l'attenuamento del rigore e le misure per la crescita della sinistra, subentrata al governo di centrodestra. Costa ha raccolto i frutti dei tagli sul lavoro e al welfare (i maggiori nell'Ue) del predecessore Pedro Passos Coelho, ma ha l'intelligenza di aver mantenuto le promesse elettorali verso i ceti medio-bassi, scongiurando le cupe previsioni alla greca dei falchi tedeschi e dell'Ue.

FRIENDLY CON I PROFUGHI. Il premier ha riportato l'orario di lavoro da 40 a 35 ore, rialzato un po' salari pubblici e pensioni minime decurtate, tassato beni di lusso e imprese offshore, trovato le risorse per garantire a fino a «10 mila richiedenti asilo» 18 mesi di alloggio gratis, scuole di lingua e 150 euro al mese a ognuno. Nel lembo d'Europa che molti migranti ancora non conoscono se non per Cristiano Ronaldo, l'estrema destra non ha attecchito: l'immigrazione è un fenomeno nuovo che ancora non genera ansia sociale, anche le famiglie poco abbienti sono generose. Costa, portoghese di sangue anche franco-indiano, vorrebbe fare di più per loro ma gli serve un altro po' di tempo: con un deficit ai minimi storici dalla fine della dittatura, Bruxelles ha dovuto chiudere la procedura d'infrazione verso Lisbona e a fine anno il Pil potrebbe arrivare al +1,8%. Un altro schiaffo all'Europa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso