National Action
5 Settembre Set 2017 2100 05 settembre 2017

Quei giovani nazisti inglesi, tra università, fight club ed esercito

Quattro militari arrestati perché affiliati alla National action. Fondato da due ventenni, da anni fa campagna di reclutamento negli atenei britannici. La storia.

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Questa volta i vicini di casa non avevano esordito con il solito «era un ragazzo tranquillo». Nel caso di Benjamin Raymond, nome "d'arte" di Benjamin Noyles, hanno detto: «Era ossessionato da Hitler, speravamo che sarebbe cambiato». Ma l’uomo non è cambiato, e diventato “grande” - o almeno abbastanza grande visto che ha solo 26 anni -, dopo una la fine del suo corso di Scienze politiche all’università di Essex ha fondato con l'amico Alex Davies la National action: il primo movimento neonazista messo fuori legge in Gran Bretagna nel Dopoguerra. E che, si scopre oggi, è riuscito a reclutare tra le sue fila anche giovanissime leve della Royal Army.

ALLARMI PIÙ VOLTE LANCIATI. Il 5 settembre la polizia delle West Midlands, contea ad alta concentrazione di gruppi nazionalisti e neonazi, ha arrestato quattro persone tra i 22 e i 32 anni che avrebbero fatto parte del movimento di Raymond. Un portavoce della polizia ha dichiarato al Guardian che si trattava di un’operazione pianificata e che quindi non c’era una minaccia per la pubblica sicurezza. Ma l'accaduto conferma la correttezza degli allarmi lanciati negli ultimi mesi dalle organizzazioni che si occupano di monitorare l'estrema destra britannica e che avevano avvertito a più riprese della pericolosità del radicamento della National action.

Un gruppo di neonazisti britannici.

Il gruppo, ispirato direttamente al nazismo, propugnatore del dominio della razza bianca e antisemita, è nato nel 2013 dal patto tra due studenti universitari. Ma è diventato ampiamente conosciuto nel 2016. Le sole parole pronunciate in tribunale dall’assassino della parlamentare laburista Jo Cox - «Morte ai traditori, libertà per la Gran Bretagna» - comparivano sul sito web del movimento, un portale dalla grafica accattivante con cui i giovani fondatori si prefiggevano di attirare i loro coetanei.

ASSASSINIO RIVENDICATO. All'epoca dell'omicidio della parlamentare, aggredita brutalmente durante la campagna elettorale a colpi di arma da fuoco e coltellate dall'estremista Thomas Mair, gli account social del National action hanno rivendicato il gesto dell'assassino. Con l'hashtag #BritainFirst gli hanno espresso solidarietà e hanno chiesto che il suo sacrificio «non fosse vano».

L'EBREA BERGER NEL MIRINO. Tra il gruppo e l'omicida non è stata provata alcuna affiliazione diretta. Ma nel 2014 diversi militanti del movimento avevano preso di mira un altro membro del parlamento. Sempre una donna e sempre laburista: Luciana Berger, origini ebraiche, membro del forum ebraico londinese ed ex componente del governo ombra socialista.

Luciana Berger.

La campagna contro Berger ha coinvolto numerosi attivisti neonazisti, ancora una volta giovanissimi, ed è stata estesa nel tempo. È cominciata con un'immagine twittata dal 21enne Garron Helm: la deputata con la stella di David e la scritta «Hitler aveva ragione», lo stesso slogan che la National action aveva sbandierato impunita in una manifestazione organizzata a Londra.

VALANGA DI MESSAGGI ANTISEMITI. Nella abitazione di Helm, la polizia ha trovato, secondo la ricostruzione del Guardian, bandiere del gruppo neonazi assieme a stendardi delle Ss: è stato incarcerato per un mese. Però appena un mese dopo 10 attivisti del gruppo sono stati arrestati perché in procinto di preparare un assalto all'ufficio della deputata. Ma non si sono arresi: un altro giovane neonazista, l'allora 22enne Joshua Bonehill Paine, ha riempito la Rete di messaggi antisemiti contro la parlamentare, aiutato, nella creazione degli account spargitori di odio, dal portale neonazista americano The Daily Stormer.

MOVIMENTO MESSO FUORI LEGGE. In pochi giorni Berger è stata sommersa da migliaia di insulti e per vedere condannato il suo molestatore, uno che era già in carcere per crimini d'odio e che nei mesi successivi si era lamentato dei troppi deputati laburisti ebrei definendoli «un problema», ha dovuto attendere due anni. Pochi giorni dopo, il 16 dicembre 2016, il governo britannico ha messo fuori legge ufficialmente il movimento. Ma non ne ha ancora reciso tutti i rami.

La foto di Benjamin Raymond pubblicata dall'Express.

Da anni la National action adesca adepti e fa apertamente campagna antisemita. Nei loro video si sentono dichiarazioni come «Quando arriveranno finiranno nelle camere (a gas, ndr)». I suoi militanti si sono fatti fotografare nel campo di sterminio di Buchenwald, a Weimar, in Germania, mentre si esibivano nel saluto nazista. Mentre Raymond, che vanta anche legami con l'estremismo statunitense, è stato immortalato a un raduno neonazista in Finlandia con in mano un fucile d'assalto.

«IL CAMPO DI BATTAGLIA È LA RAZZA». La stampa inglese ha acceso una lente sul gruppo da tempo. Nel 2014 un giornalista investigativo del Mirror era riuscito a contattare via Skype Davies, uno dei due fondatori, poi espulso per le sue idee dal corso in Filosofia che stava seguendo all'università di Warwick. Al cronista, spacciatosi per uno studente, Davies spiegava: «Per essere da parte nostra, un nazionalista deve essere apertamente razzista e apertamente antisemita. Non c'è ragione legittima per non essere un razzista o un antisemita nel 2014. Il campo di battaglia oggi è la razza».

Stiamo puntando regolarmente alle università. Questo è qualcosa che il British national party non ha mai avuto. Abbiamo costruito qualcosa in pochi mesi che il Bnp non ha avuto in 20 anni

Il cofondatore della National action

A sentire il cofondatore, il movimento avrebbe una forza in più rispetto agli altri gruppi neonazi: «Stiamo puntando regolarmente alle università. Questo è qualcosa che il Bnp (British national party, ndr) non ha mai avuto. Abbiamo costruito qualcosa in pochi mesi che il Bnp non ha avuto in 20 anni».

MENO DI 100 AFFILIATI UFFICIALI. Negli anni passati sul loro sito si potevano leggere regole da Fight Club: «Non parlare della National action. Tenere la bocca chiusa è una capacità preziosa nella vita». La Hate and hope, un'organizzazione che monitora l'estrema inglese, conta per il gruppo meno di 100 affiliati ufficiali. E tuttavia avverte del rischio che con la messa fuori legge possano diventare più violenti.

«IL CARCERE? SIAMO PREPARATI». Nel corso del 2016 la polizia inglese ne ha arrestati una ventina. «Alcuni di noi», aveva del resto dichiarato Davies al Mirror, «potranno andare in prigione: a questo siamo preparati». Nessuno però pensava che a condividere questo destino potessero esserci anche dei membri dell'esercito di Sua Maestà.

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