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6 Settembre Set 2017 1731 06 settembre 2017

Yemen, i numeri dell'ecatombe dei bambini

Quasi 1.200 uccisi dalla guerra, soprattutto nei raid dei sauditi armati anche dall'Italia. Un altro migliaio è morto per carestia e colera. Mentre 1.700 sono stati reclutati dagli houthi. I dati.

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Il Consiglio per i diritti umani dell'Onu ha diramato l'ennesimo allarme sui minori in Yemen: nel report rilasciato nel settembre 2017, dalle interviste a sopravvissuti, testimoni e famigliari è stato ricostruito che almeno «1.184 bambini sono stati uccisi, la maggior parte nei raid della coalizione saudita», nei tre anni del conflitto dalla presa della capitale Sanaa, nel settembre del 2014, da parte dei ribelli houthi. Dai successivi bombardamenti stranieri, iniziati nel marzo del 2015, la guerra civile ha subìto una sanguinosa e continua escalation, con «più raid nella prima metà del 2017 che in tutto il 2016», per un bilancio di «almeno 5.144 civili uccisi e 8.749 feriti».

RAID INDISCRIMINATI. Diversi bombardamenti – voluti dal principe erede al trono saudita Mohammad bin Salman (figlio del re Salman e, tra i vari incarichi, ministro alla Difesa) e alimentati dagli ordigni confezionati dagli anglo-americani, che supportano Riad anche nella logistica e nella manutenzione, e in parte anche dagli italiani in Sardegna – sono indiscriminati: colpiscono case, mercati, luoghi di matrimoni e funerali, anche ospedali. «Una catastrofe interamente procurata dall'uomo», denuncia l'Onu, che si perpetua soprattutto sui civili: in primo luogo sui minori, falciati prima che dalla carestia dall'epidemia di colera che ha fatto più 2 mila morti tra l'oltre il milione di contagiati. La metà dei quali, ancora una volta, bambini.

Un bambino in cura per colera.

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Questa estate l'Unicef e l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno allertato sui «circa 2 milioni di bambini yemeniti colpiti da malnutrizione acuta, l'80% di minori ha immediato bisogno di assistenza». Centinaia di loro – si stima «più di 1.700», ma il timore è che come tutte le altre cifre accertate il numero reale sia maggiore – sono stati reclutati «anche a meno di 10 anni» come bambini-soldato, guerrieri inconsapevoli di una tragedia che per le agenzie dell'Onu è «la peggior crisi umanitaria al mondo». Maggiore anche dell'emergenza siriana, prima che precipitasse la situazione in Yemen dichiarata la peggiore per mano dell'uomo dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Nonostante gli allarmi quotidiani sullo Yemen anche di autorevoli fonti internazionali, ancora è la tragedia umanitaria più dimenticata. Il New York Times ha pubblicato delle «foto che gli Stati Uniti e l'Arabia saudita non vogliono vedere» sui bambini yemeniti rimasti feriti (se ne contano almeno 1.592) nei bombardamenti o gravemente malati o malnutriti. Altre sono diventate virali in Rete, sotto l'hashtag (Buthaina, l'occhio dell'umanità) dedicato a una bambina gravemente ferita. Ogni cinque minuti, nel Paese anche prima della guerra più povero della penisola araba muore un bambino. Ogni minuto uno di loro si ammala di colera, in zone spesso lontane da ospedali e inaccessibili a operatori umanitari e ad altri soccorsi.

L'immagine di Buthaina divenuta virale.

A luglio 20 civili in fuga in auto dai raid nella loro città furono centrati e uccisi da un altro bombardamento saudita

Lo scatto del piccolo Alaa, morto di stenti due giorni dopo, è del Programma alimentare mondiale (Pam). Altri, che hanno fatto il giro del mondo sui social, riprendono appunto Buthaina (foto sotto): una bambina dalla costituzione tra i quattro e i cinque anni, con gravi traumi sul viso per il raid dei sauditi che questo settembre ha centrato il suo appartamento a Sanaa, lasciandola orfana dei genitori e dei cinque fratelli. Attacchi di questo tipo si verificano puntualmente in zone residenziali, dai quali anche scappare è un rischio. Il 18 luglio, quando un caccia scaricò bombe su almeno 20 civili in una colonna di auto in fuga dai bombardamenti a Taiz, nel Sud del Paese, l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani (Unhcr) concluse che «in Yemen non esiste più un luogo sicuro per i civili, in estremo pericolo».

BAMBINI SOLDATO. Di recente raid su sfollati e rifugiati africani che tentavano di tornare dallo Yemen nel Corno d'Africa sono stati compiuti anche su dei pescherecci al largo della costa occidentale. Molti dei racconti raccolti suggeriscono alle agenzie dell'Onu che le «operazioni sono state condotte con noncuranza dell'impatto sui civili e nell'inosservanza dei principi di distinzione, proporzionalità e cautela negli attacchi». Per l'Ong Human Rights Watch molti bombardamenti sauditi sono da classificare come «crimini di guerra». Ma se da un lato i jet di Riad riforniti in volo dagli Usa colpiscono tutti, dall'altra le milizie rivali paramilitari degli houthi reclutano bambini-soldato.

Gli osservatori dell'Onu che con difficoltà riescono ad atterrare nel Paese hanno riferito di essersi imbattuti «frequentemente» in minori armati e in uniforme ai check point. Nella tragedia collettiva dello Yemen le violazioni dei diritti umani sono perpetrate sistematicamente da ambo le parti del conflitto, con la complicità e il contributo anche diretto dell'Occidente. Le organizzazioni umanitarie internazionali e sovranazionali si appellano al cessate il fuoco, ma la coalizione saudita e gli houthi sono concentrati nella loro guerra a oltranza senza regole. Riad nega anche la fine del blocco aereo e navale: un embargo pressoché totale che, ormai da due anni e mezzo ormai, impedisce l'arrivo di cibo e medicinali nel Paese.

BLOCCO AEREO E NAVALE. In Yemen è possibile entrare solo con i voli charter delle Nazioni Unite, della Croce rossa internazionale e di alcune Ong, lasciati atterrare con il contagocce: se a bordo vengono scoperti dei giornalisti, gli aerei vengono rispediti indietro. Non aiutano a risolvere la più grave emergenza di carestia e colera in corso neanche i raid degli Usa contro le diffuse e radicate basi di al Qaeda nel Paese, intensificati come in Afghanistan dall'Amministrazione di Donald Trump. Come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti ignorano agenzie e organizzazioni umanitarie anche nella richiesta di fermare il loro sostegno d'intelligence e militare al principe Salman.

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