Kim Jong Un

Minaccia nordcoreana

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16 Settembre Set 2017 1341 16 settembre 2017

Chi è Ri Chun-hee, l'annunciatrice-simbolo della Corea del Nord

Il passato da attrice. Lo stile teatrale e l'immancabile abito rosa. Ritratto della Miss Moneypenny di Pyongyang, elemento di continuità in un regime che muta ciclicamente.

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Noi occidentali abbiamo imparato a conoscerla perché il suo volto appare sempre in televisione dopo ogni prova di forza del regime nordcoreano. E ci ha subito incuriosito. Abituati a giornaliste impettite, meno empatiche e sicuramente più giovani, Ri Chun-hee, la signora in rosa di Pyongyang, con i suoi abiti tradizionali dai colori sgargianti, i suoi strepiti, i suoi sorrisi, talvolta persino i suoi pianti e le rughe mai nascoste, quasi ostentate, è subito diventata un personaggio teatrale. Tanto da essersi meritata l'imitazione di Maurizio Ferrini all'interno del programma di Rai Tre, Che fuori tempo che fa. Ma esattamente chi è?

1. Il passato da attrice

Stando alle informazioni disponibili, Ri Chun-hee è nata l'8 luglio del 1943 a T'ongch'ŏn, nella provincia di Changwon, in Corea del Nord, a poche centinaia di chilometri dal 38° parallelo. Il condizionale è d'obbligo, perché le poche notizie biografiche a disposizione sono state comunque filtrate dal regime. Nonostante questo, la signora Ri ha anche una sua pagina su Wikipedia che ne riassume le gesta. Quel che è dato sapere è che non nasce giornalista ma attrice: si è infatti laureata all’Università delle Arti, del Teatro e del Cinema di Pyongyang dove si è distinta per le sue doti interpretative. La sua prima apparizione nella televisione di Stato, Tcc, risale al 1971. Il suo successo sembra collegato agli studi nella capitale e al passato da attrice: notata dalle alte sfere per l'enfasi con la quale accompagna e sottolinea le notizie di propaganda, ha saputo distinguersi rispetto allo stile cadenzato, monocorde e piatto delle sue colleghe. Nel 1974 era già caporedattrice.

2. Lo stile empatico

Il suo stile empatico piace perché riesce a comunicare ciò che gli esponenti della dinastia del presidente eterno, dai volti marmorei e dall'atteggiamento algido, non sono mai riusciti a trasmettere al popolo. In qualche modo, insomma, il suo ruolo è quasi complementare a quello dei leader che si sono susseguiti dal 1948 a oggi, e lei è diventata il trait d'union tra i Kim e le folle. Tanto sono eterei e volutamente inespressivi i leader, quanto lei riesce a bucare lo schermo, coinvolgendo lo spettatore nei suoi proclami. Incarna la propaganda di regime nel senso più fisico del termine: in televisione non si limita a leggere le notizie, ma urla, sibila parole cariche di odio, minaccia Stati Uniti e Giappone puntando il dito contro la telecamera, gioisce alla riuscita dei test nucleari e piange a dirotto nei casi infausti, come nel 1994 annunciando alla nazione la morte di Kim Il-sung e, nel 2011, quella di Kim Jong-il.

3. L'immancabile joseon-ot rosa

Abbiamo imparato a identificarla anche grazie all'immancabile joseon-ot rosa (abito tradizionale nordcoreano), ormai diventato il suo segno distintivo in tutto il mondo. Negli anni lo ha saputo rendere una estensione artificiale della sua gestualità, della sua mimica facciale e delle sue doti interpretative: colori sgargianti quando comunica al popolo notizie per cui esultare, colori plumbei in caso di eventi luttuosi.

4. Una scenografia emblematica

A Nord del 38° parallelo la verità viaggia nell'etere con una voce sola: la sua. Il suo volto si irrigidisce, le mandibole si serrano, gli occhi le si iniettano di sangue quando proclama la ventura distruzione del Giappone o si scaglia contro qualche presidente americano. Legge parole non sue ma che fa sue con innegabile talento recitativo. Si cala a tal punto nella parte da far quasi dimenticare che questa attempata signora è solo il megafono del Kim di turno. Ma lady propaganda piace al regime proprio per questo, perché riesce a coinvolgere, trascinare e forse persino sedurre la popolazione, ridotta allo stremo dalla miseria, che farebbe di certo a meno di minacce, test nucleari e possibili scenari bellici. Dietro di lei, paesaggi incantati: a volte pinete, altre volte cieli azzurri nei quali garriscono fieramente le bandiere della nazione. Ultimamente appare sempre più spesso con alle spalle un lago in un cratere, che ricorda in qualche modo le ferite prodotte nel paesaggio dagli esperimenti nucleari dei quali, ormai a cadenza mensile, è chiamata a dar conto.

5. Elemento di continuità in un regime che muta ciclicamente

Dal 1971, quando ha debuttato nel telegiornale, a oggi, si sono succeduti tre Kim e sette presidenti statunitensi. Lei è sempre rimasta al suo posto. È riuscita dove altri avevano fallito: a soddisfare i suoi leader, sopravvivendo alle epurazioni e agli umori dei dittatori. Rappresenta un elemento di continuità all'interno di un regime che muta ciclicamente, con teste di funzionari, politici, generali e persino dei parenti e delle fidanzate dei Kim che saltano di continuo. Immune alle congiure di palazzo, ha legato la sua sorte a quella della nazione. È un po' la Miss Moneypenny di Pyongyang: i protagonisti al centro della scena cambiano, ma lei, l'attrice, resta la stessa dal primo episodio.

6. Il talismano dell'impero dei Kim

Oggi la signora Ri ha - o avrebbe - 74 anni. Più che lady propaganda, una nonna dell'ideologia di Pyongyang. Nel 2012 ha provato ad andare in pensione: le è stata concessa, ma con l'obbligo a tornare in onda tutte le volte che il regime deve comunicare al popolo notizie di particolare importanza. Kim la vuole salda al suo posto. Ormai la conduttrice è il talismano portafortuna del suo impero. Il volto della donna, trasmesso nelle piazze della capitale attraverso i megaschermi, deve continuare a parlare al popolo nel nome della guida suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Insomma, una attrice nei panni della giornalista trasformata dalla propaganda nella sacerdotessa del regime.

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