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16 Settembre Set 2017 0900 16 settembre 2017

Corea del Nord, Kim e quell'alleato (perduto) di cui nessuno parla

Da 50 anni Pyongyang ha rapporti d'affari con il Cairo. Ma ora gli Usa spingono per isolare il regime asiatico. Costringendo al Sisi ad abbandonarlo, a meno che non voglia rinunciare ai dollari americani.

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Tutti conoscono il più stretto alleato della Corea del Nord, la Cina, meno nota è la rete di amici che Pyongyang si è creata in giro per il mondo nell'ultimo mezzo secolo. In un elenco che comprende il Benin, il Madagascar, il Congo e la Bulgaria c'è, o forse è meglio dire c'era, anche l'Egitto del generale Abdel Fattah al Sisi. Con la pressione internazionale che si fa sempre più alta, il maresciallo del popolo Kim Jong-un ha dovuto dire addio all'alleanza con il Cairo, costretta a prendere le distanze dopo le ultime manifestazioni di forza del regime asiatico.

Il 12 settembre il ministro della Difesa egiziano, in visita a Seul, ha annunciato di aver tagliato i rapporti militari - che consistono sostanzialmente in vendite di armamenti dalla Corea all'Egitto - con Pyongyang. Relazioni che risalivano addirittura al 1973, anno della guerra dello Yom Kippur, e cui il Cairo dovrà rinunciare per accontentare un alleato ben più importante: gli Stati Uniti.

PRESSIONE AMERICANA. Il 22 agosto il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato un taglio di 95 milioni di dollari, e una sospensione di altri 195 milioni, degli aiuti economici e militari all'Egitto. La motivazione ufficiale per la riduzione era stata una legge appena varata dal Cairo che limita l'attività delle organizzazioni non governative in Egitto (una giustificazione per lo meno sospetta se usata dalla nuova amministrazione americana, che certo non è famosa per l'attenzione ai diritti umani e civili). La vera ragione sono proprio le relazioni tra il Paese del Maghreb e quello asiatico. Secondo quanto riporta l'Associated Press, la pressione della Casa Bianca sul Cairo è salita negli ultimi mesi sempre di più, culminando con il taglio agli aiuti. Gli aiuti nel 2017 ammonteranno pur sempre a oltre 1 miliardo di dollari (dopo Israele il Cairo è il principale beneficiario degli aiuti americani nel mondo), ma al Sisi ha capito il messaggio: «O noi o loro»; e il taglio rischiava di essere solo il primo di una serie.

Gli aiuti americani all'estero (dati 2015).

Il chiarimento tra i due Paesi viene suggellato nel modo più coerente: dopo otto anni di sospensione, Egitto e Stati Uniti stanno conducendo una nuova esercitazione militare congiunta, "Bright Star". L'esercitazione, una delle più importanti per le forze armate egiziane e americane, è iniziata il 10 settembre e finirà il 20 nella base Mohamed Naguib, nell'Ovest dell'Egitto. L'ultima si era svolta nel 2009 ed era stata sospesa a causa delle due rivoluzioni che, rispettivamente nel 2011 e 2013, portarono alla caduta dei presidenti Hosni Mubarak e Mohamed Morsi.

IL NORD TRADITO PER IL SUD. La strategia americana è semplice: interrompere il flusso di denaro che va nelle casse di Kim frutto della vendita di armamenti al Cairo. Fondi che vanno successivamente a ingrossare la cassa coreana dedicata allo sviluppo del programma nucleare. Il Paese nordafricano ha capito così bene il messaggio americano da spingere il suo ministro della Difesa in visita a Seul a dichiarare: «Coopereremo con la Corea del Sud contro le minacce della Corea del Nord alla stabilità della regione».

Parole che mandano in soffitta oltre 50 anni di relazioni diplomatiche, iniziate durante gli Anni 60, quanto i due Stati erano membri del Movimento dei Paesi non allineati e allo stesso tempo vicini all'Unione sovietica, e continuate fino alla recente rottura. Il primo segno pratico del rapporto tra i due Paesi risale a circa il 1970, quando Mubarak, all'epoca comandante dell'aviazione egiziana, mandò i suoi piloti ad addestrarsi in Corea del Nord in preparazione a quella che poi sarebbe stata la guerra dello Yom Kippur del 1973 con Israele (poi persa rovinosamente dal Paese Arabo).

MISSILI SOVIETICI RIGIRATI ALL'EGITTO. Intorno al 1980 Pyongyang iniziò a rifornire l'Egitto di missili che a sua volta acquistava dall'Unione sovietica insieme ad altri armamentari e tecnologia varia. Come spiega Donald Kirk, autore di diversi libri sulla penisola asiatica, il rapporto si fece così stretto che «l'ambasciata nordcoreana al Cairo diventò presto la base centrale del regime in tutta l'Africa. I Paesi diventarono col tempo così vicini che nei primi Anni 90 Mubarak, da presidente, fece la solenne promessa a Kim Il-sung (nonno di Kim Jong-un e fondatore della dittatura, ndr) di non fare mai affari con la Corea del Sud».

Negli anni l'amicizia non si è esaurita. Naguib Sawiris, magnate del settore delle telecomunicazioni con la sua Orascom Telecom Holding (OTH), ha aiutato nel 2008 il regime di Pyongyang a dotarsi della sua prima rete di telefonia mobile. L'investimento della compagnia nella nazione comunista vale circa 500 milioni di dollari. Un rapporto del 2015 delle Nazioni Unite segnalava la presenza di agenti di compagnie nordcoreane a Port Said, all'estremità del canale di Suez, coinvolti in contrabbando di armamenti. Nello stesso anno, al Sisi ha invitato Kim Jong-un ad assistere all'inaugurazione del nuovo canale.

TRAFFICI SEGNALATI DI RECENTE. Nel febbraio 2017, investigatori Onu hanno fatto sapere di avere le prove di traffici di «sofisticati armamenti» dalla Corea del Nord all'Africa. La Casa Bianca ha lasciato correre finché la minaccia nucleare nordcoreana non si è fatta emergenza e non è diventato necessario bloccare i finanziamenti esteri al regime. Soprattutto se il Paese da cui arrivano, l'Egitto, è lo stesso a cui la Casa Bianca gira ogni anno circa 1,5 miliardi di aiuti. Paradossalmente, era come se Washington finanziasse Pyongyang: un circolo vizioso divenuto inaccettabile.

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