Getty Images 3361540
17 Settembre Set 2017 1500 17 settembre 2017

Così il Sudafrica rinunciò alla bomba atomica

Nel 1993 il presidente de Klerk pose fine al programma nucleare, smantellando l'intero arsenale. Una decisione senza precedenti che è rimasta un unicum nella storia. E può ancora insegnare qualcosa.

  • Francesco Bertolino
  • ...

How to dismantle an atomic bomb, «come smantellare una bomba atomica». Nel 2004 se lo chiedevano gli U2 con il titolo di un album da 2 milioni di copie. Nel 2017, di fronte ai test nucleari della Corea del Nord e all’ostinazione di Kim Jong-un, se lo domanda il mondo intero. Dire no all'atomica però è possibile. Lo dimostra la storia del Sudafrica, l’unico Paese al mondo ad avervi rinunciato.

PIANO NUCLEARE SEGRETO. A metà degli Anni 70 il Sudafrica, in pieno regime di apartheid, intraprese segretamente un programma di armamento nucleare. Già nel 1979 il governo di Pretoria fu in grado di effetturare il primo test atomico, grazie all’esperienza maturata dai tecnici sudafricani durante la collaborazione al Progetto Manhattan, il piano che portò gli Stati Uniti alla realizzazione delle prime bombe atomiche. «Dobbiamo il nostro attuale livello di sviluppo in larga misura all’insegnamento e all’assistenza fornite dagli Usa durante le prime fasi del nostro programma», affermò al Washington Post il dottor Roux, direttore dell’agenzia sudafricana per l’arricchimento nucleare.

DETERRENZA ATOMICA. Nelle intenzioni del governo sudafricano le atomiche dovevano servire da deterrente nei confronti dell’Urss. Il regime temeva, infatti, che i sovietici potessero fomentare e finanziare la ribellione dei neri contro le politiche discriminatorie e segregazioniste imposte dalla minoranza bianca al potere. Del resto, i comunisti erano già intervenuti a fianco di altri movimenti di liberazione nazionale africani, per esempio in Angola. E, in caso di guerra civile, gli Stati Uniti difficilmente avrebbero aiutato un governo isolato a livello internazionale e, per di più, reso impopolare dalle politiche di apartheid.

L'ex-presidente sudafricano Ferdinand De Klerk, Nobel per la pace nel 1993 con Nelson Mandela.

Ecco perché i leader bianchi, sentendosi accerchiati, scelsero di proteggere la loro supremazia con l'atomica. La decisione non fu, però, unanime. L’allora ministro dell’Energia, Ferdinand de Klerk, si oppose senza successo, come da lui stesso ricordato in una recente intervista all’Atlantic: «Quando nel 1980 venni a conoscenza del programma, mi sentii a disagio: la bomba atomica mi sembrava una corda intorno al collo, un’arma talmente distruttiva da essere in pratica inutilizzabile».

EMBARGO INTERNAZIONALE. Nonostante le perplessità di de Klerk il piano andò avanti per 14 anni, durante i quali l'arsenale arrivò a contare 12 ordigni atomici. Nel frattempo, però, la situazione internazionale stava cambiando. Da un lato, la caduta del muro di Berlino prima e dell’Unione sovietica poi alleggerirono le preoccupazioni del governo razzista: lo spettro di un’invasione comunista poteva ormai considerarsi dissolto. Dall’altro, a metà degli Anni 80 Stati Uniti e Gran Bretagna, ponendo fine alla politica conciliante seguita fino ad allora, si allinearono al resto della comunità internazionale adottando dure sanzioni nei confronti del regime sudafricano.

ARSENALE ATOMICO DISTRUTTO. Alla fine, l’embargo si rivelò efficace. Nel 1989 de Klerk fu eletto presidente; l'anno successivo, la scarcerazione di Nelson Mandela pose di fatto termine all’apartheid. Tre anni dopo, in vista di una completa riabilitazione internazionale del suo Paese, de Klerk decise di mettere fine anche al programma nucleare. L’annuncio ufficiale arrivò il 24 marzo 1993: il Sudafrica aveva spontaneamente smantellato il suo arsenale atomico.

Senza tracciare impossibili paragoni con la Corea del Nord, la vicenda sudafricana permette alcune riflessioni: primo, quanto più un regime sente la sua stabilità minacciata militarmente da una grande potenza, tanto più improbabile diventerà la sua rinuncia all’atomica. Secondo: le sanzioni internazionali risultano efficaci solo quando sono adottate e rispettate dall’intera comunità internazionale. Terzo: per sventare una minaccia nucleare servono tempo e pazienza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso