Manchester

Attentati in Gran Bretagna

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21 Settembre Set 2017 1130 21 settembre 2017

Regno Unito, la caccia a ostacoli dei jihadisti sul web

La propaganda estremista in Rete circola come in nessun altro Paese europeo. Il governo va in pressing sui colossi informatici. Per accedere alle conversazioni (anche su WhatsApp). Ma in gioco c'è la privacy.

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da Londra

Londra e il terrorismo, una partita che si gioca su internet. Il quarto attentato in meno di sei mesi ha confermato un sospetto preoccupante: i servizi segreti britannici sono, sempre più spesso, un passo indietro rispetto ai potenziali attentatori. Sebbene il numero di attacchi sventati, 13, non sia mai stato cosí alto dal 2013 così come gli arresti con l’accusa di terrorismo, 369 negli ultimi 12 mesi, nell’opinione pubblica serpeggia un senso di insucurezza. E di insofferenza per via delle risposte, per alcuni non adeguate, del governo. Per Theresa May la soluzione è bloccare lo scambio di informazioni alla fonte. Cioè su internet, intercettando e decrittando messaggi di propoganda jihadista o qualsiasi contatto con una cellula terrorista, in Gran Bretagna o all’estero.

IL CASO MASOOD. Il 22 marzo 2017, prima che Khalid Masood lanciasse la macchina della quale era al volante sui passanti del ponte di Westminster, sul suo smartphone - via Telegram e Whatsapp - arrivarono dei messaggi: gli ultimi incitamenti, scoprirono dopo gli inquirenti, a compiere una strage. Nei giorni precedenti sul suo cellulare era arrivata anche una foto di Jihadi John, ex militante di Daesh, morto nel 2015 e assassino di due corrispondenti di guerra americani. Di tutto ciò però i servizi segreti erano all’oscuro e Masood, sebbene fosse conosciuto dalla polizia, non è sato fermato in tempo. Il motivo, secondo l’MI5 che tiene sotto sorveglianza circa 3 mila potenziali terroristi, è anche l’impossibilità di conoscere il tono delle conversazioni sui forum online e nel privato. «I terroristi non posono poter nascondersi dietro WhatsApp», ha dichiarato il ministro dell’interno Amber Rudd dopo il primo attacco di quest’anno. Messaggio ribadito da May che, in occasione dell’ultimo G7 a Taormina, ha invitato i colossi informatici a «fare di più per rimuovere i contenuti pericolosi».

BRACCIO DI FERRO CON FACEBOOK & CO. In realtà Londra più che una censura di ciò che viene scritto vorrebbe un vero e proprio accesso preferenziale alla rete informatica in modo da leggere, in tempo reale, le conversazioni e bloccare potenziali trame terroristiche. Su questo punto però le industrie della Silicon Valley fanno ancora molta resistenza. Lo scorso Giugno, a seguito dell’attacco a London Bridge, Google, Facebook e Twitter hanno dichiarato all’unisono di stare già facendo molto per combattere il terrorismo. «Qualsiasi contenuto ritenuto pericoloso viene immediatamente rimosso. Se ci accorgiamo di una possibile minaccià per la sicurezza pubblica, informiamo, prontamente, le autorità», ha fatto sapere il social network fondato da Mark Zuckerberg tramite una nota. Nessuna compagnia informatica al momento è disposta a rinunciare allla crittografia ‘end-to-end’ (abbreviata spesso con E2EE), un sistema che garantisce la privacy per gli utenti che si scambiano messaggi.

La Gran Bretagna è il primo Paese in Europa per volume di messaggi estremisti letti e scambiati su internet

Policy Exchange

Infatti, dicono gli esperti, da sbloccare il telefono di un sospetto terrorista a rendere accessibilii per le autorità i messaggi privati di tutti gli utenti, il passo è breve. Una logica, probabilmente frustrante per i servizi segreti britannici, ma che salvaguarda un diritto fondamentale degli utenti: quello alla privacy. «I potenziali terroristi oggi si muovo più nel web sommerso che sulle piattaforme tradizionali. Dare la colpa ai social media può essere politicamente conveniente, ma è solo una scorciatoia che non risolve il problema», ha criticato il professor Peter Neumann direttore del Centro Internazionale sugli Studi della Radicalizzazione (Icsr) con sede al King’s College di Londra. Tuttavia la propaganda jihadista online nel Regno Unito è una realtà difficile da ignorare. Come ha portato alla luce uno studio dell’istituto Policy Exchange, la Gran Bretagna è il primo Paese in Europa per volume di messaggi estremisti letti e scambiati su internet. Nel mondo soltanto in Turchia, Stati Uniti, Arabia Saudita e Iraq c’è un’audience maggiore.

«MISURE INADEGUATE». Lo Stato Islamico, continua la ricerca, immette, tra articoli, video e foto, nella rete almeno 100 nuovi contenuti al giorno, la maggior parte in lingua inglese. Pensare che la perdita di figure chiave e alcune sconfitte militari abbiano fatto diminuire la propoganda significa «sottostimare il problema», affermano i ricercatori. «Le misure per combattere il terrorismo in rete sono inadeguate», ha scritto nella prefezione dello studio il generale David Petraeus, al comando dell’esercito statutinetense in Iraq tra il 2007 e il 2010. «L’attentato nella underground di Londra ha evidenziato, nuovamente, il livello della minaccia». E in questo momento il pubblico britannico sarebbe favorevole all’introduzione di leggi che colpiscano chi consulta contenuti che inneggano al terrorismo su internet. Secondo Policy Exchange, il 74% degli intervistati (su un campione di 2 mila persone) pensa che le compagnie informatiche dovrebbero fare di più per individuare e denunciare contenuti di propaganda estremista.

MAY IN CERCA DI SPONDE. «Se le aziende non faranno ciò che gli chiedono i loro consumatori, allora le autorità saranno costrette ad intervenire attraverso nuovi regolamenti», ha aggiunto Martyn Frampton che ha condotto la ricerca. C'è anche questo argomento nell’agenda di May che, alla 72esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite apertasi il 19 settembre, ha incontrato i leader mondiali. A New York il premier conservatore cerca per primo l’appoggio di Emmanuel Macron, dopo che il presidente francese si era dichiarato disponibile a lavorare assieme per regolamentare i contenuti sul web. Trovare una linea comune anche con il patrocinio di Bruxelles, nel mezzo di una complicata trattativa per la Brexit, però non sarà facile né rapido. E questo preoccupa non poco May, la cui popolarità in Gran Bretagna tende sempre verso il basso. Alzare o abbassare il livello di rischio attentati si è rivelata, purtroppo, una misura tardiva. A fronte dei tagli alle forze di polizia dal 2010 ad oggi, servirebbe poter prevenire ogni attacco usando l’intelligence. Ristabilendo i rapporti di forza tra Londra e i jihadisti, in un partita che, fino ad adesso, non si è giocata ad armi pari.

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