Battisti
12 Ottobre Ott 2017 1444 12 ottobre 2017

Battisti, Temer revoca lo status di rifugiato all'ex terrorista

Secondo la stampa brasiliana, il presidente ha tolto la protezione all'ex terrorista dei Pac e attende solo l'ok della Corte suprema per l'estradizione in Italia. Battisti: «Se lo fanno mi consegnano alla morte».

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«Se il Brasile confermerà la mia estradizione in Italia mi consegneranno alla morte». Lo ha detto Cesare Battisti intervistato da O Estado de Sao Paulo. «Non so su cosa si voglia basare il gabinetto giuridico della presidenza», ha detto l'ex terrorista dei Pac, «non so se il Brasile voglia macchiarsi sapendo che il governo e i media hanno creato questo mostro in Italia». «Quello che mi preoccupa maggiormente è che non potrò più vedere mio figlio», ha aggiunto l'ex terrorista, «un'altra cosa terribile è che non si può dare a una persona la possibilità di farsi una famiglia e vivere legalmente in un paese per poi all'improvviso togliergli tutto. È qualcosa di mostruoso. Non sono un clandestino, non sto compiendo nessun illecito».

BATTISTI: «LASCEREI IL BRASILE PER L'URUGUAY». Nella stessa intervista l'ex brigatista ha spiegato che una sua eventuale fuga non riguarderebbe la Bolivia ma l'Uruguay: «Non ho mai pensato di uscire dal Brasile, ma se avessi voluto farlo non sarei andato in Bolivia, avrei scelto l'Uruguay, perché è un paese un po' più affidabile ed è dove ho più relazioni».

L'intervista arriva dopo la mossa del presidente brasiliano Michel Temer, che avrebbe deciso, secondo quanto riportato dai media locali, di revocare l'asilo politico a Battisti, condannato in Italia all'ergastolo per quattro omicidi. Ora l'ultima parola spetta però al Supremo tribunale federale (Stf), chiamato a decidere se accettare o meno il riconoscimento dell'habeas corpus (l'istituto giuridico a tutela delle libertà individuali) invocato dai legali dell'ex terrorista nel settembre scorso, quando l'Italia era tornata a sollecitare l'estradizione. E reiterato solo pochi giorni fa, quando Battisti era stato arrestato a Corumba, nel nord della Bolivia, in quello che molti hanno letto come un tentativo di fuga dal Brasile per sfuggire alla possibile procedura di rientro in Italia.

BATTISTI: «NON STAVO FUGGENDO». Lo stesso ex terrorista ha però tentato più volte di smentire l'ipotesi della fuga: «Non stavo fuggendo, in Brasile sono protetto», aveva detto in un'intervista ad una tv brasiliana, ribadendo che «sarebbe illegale rimandarlo in Italia». Secondo fonti vicine a Temer citate dai media brasiliani, se Luis Fux, il magistrato dell'alta corte che deve esaminare il caso, tardasse troppo nel prendere una decisione, l'ufficio legale della presidenza potrebbe emettere un parere ufficiale che renderebbe inevitabile l'estradizione di Battisti verso l'Italia.

Le stesse fonti hanno spiegato che comunque «l'opzione meno probabile» è che il Stf conceda all'ex terrorista l'habeas corpus. La vicenda ha avuto degli sviluppi inattesi il 4 ottobre in seguito all'arresto di Battisti al confine boliviano per sospetto traffico di valuta e riciclaggio. Anche se un giudice d'appello gli ha concesso la libertà provvisoria, per mancanza di prove, nel governo brasiliano si è fatta strada l'idea che un crimine di natura fiscale potesse rafforzare le motivazioni giuridiche per la sua estradizione in Italia. E molti avevano scommesso sulla decisione di Temer di annullare l'asilo politico concesso all'ex membro dei Proletari armati per il comunismo nel 2010 dall'ex presidente Lula.

GOVERNO ITALIANO FIDUCIOSO. Battisti, intanto, è tornato nella sua casa sul lungomare di San Paolo dopo tre giorni di carcere nel Mato Grosso. Visibilmente soddisfatto, con tanto di birra in mano immortalata dai fotografi, anche se con l'obbligo di non lasciare la zona senza autorizzazione della giustizia e di presentarsi ogni mese in tribunale. Fonti diplomatiche italiane pur ricordando che l'esito della vicenda al momento non è ancora scontato, alla luce del pendente ricorso giurisdizionale al Stf, ricordano che c'è piena fiducia nel governo brasiliano con il quale si intende rilanciale le già ottime relazioni. Il governo italiano nei mesi scorsi è tornato alla carica con la richiesta formale alle autorità brasiliane, affidata dal ministro degli Esteri Angelino Alfano all'ambasciatore a Brasilia, di riavviare le procedure per l'estradizione di Battisti.

ALFANO: «DOBBIAMO ATTENDERE». «Adesso dobbiamo solo esprimere rispetto per le decisioni del presidente brasiliano e per le sue valutazioni che attendiamo con grande fiducia», è stato il primo commento del ministro degli Esteri Angelino Alfano, «Noi abbiamo fatto un grande lavoro meno proclami si fanno in questo momento più probabilità ci sono di arrivare all'obiettivo». «Noi abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità fare», ha concluso, «ora è il momento dell'attesa». Dello stesso avviso il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha spiegato come l'Italia abbia fatto tutto il possibile per l'estradizione: «Questo non è il momento di commentare ma di lavorare con grande determinazione»

LA POLIZIA SORVEGLIA LA CASA DI BATTISTI. La polizia federale brasiliana sta «monitorando ogni passo» di Cesare Battisti, da quando l'ex terrorista ha ottenuto la libertà provvisoria seguita all'arresto per sospetto traffico di valuta. L'indiscrezione è stata pubblicata dal sito del quotidiano locale O Estado de S.Paulo. Gli agenti hanno ricevuto l'ordine di fotografare la casa di Cananeia, sul lungomare di San Paolo, dove l'italiano ha dichiarato di aver stabilito la propria residenza, per confermare la sua presenza sul posto.

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