Catalogna

Indipendenza della Catalogna

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FRONTIERE
12 Ottobre Ott 2017 0900 12 ottobre 2017

Catalogna, il separatismo s'è trasformato in odio etnico

Il segnale più allarmante non è l’esistenza di spinte autonomistiche in Europa, ma l’emergere di una logica di scontro quasi tribale. Che se si espandesse scuoterebbe il già declinante Vecchio Continente.

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Il segnale più allarmante che ci viene dalla crisi catalana non è tanto l’ennesima conferma dell’esistenza di forti spinte autonomistiche sul Vecchio continente, ma l’emergere di una logica di scontro etnico, viene quasi da dire tribale, in tutto e per tutto simile a quella che destabilizza i Paesi asiatici e africani e fa saltare le nazioni uscite dalla Prima guerra mondiale. L’autonomismo, l’irredentismo regionale fanno parte di una dinamica vecchia e ben conosciuta in Europa. Noi italiani lo sperimentammo in modo drammatico con la crisi sudtirolese –con non pochi morti- nei primi Anni 60; l’antagonismo tra fiamminghi e valloni è parte costituente della cronica crisi politica del Belgio; l’Eta e l’Ira hanno insanguinato Spagna, Irlanda e Gran Bretagna e molti altri esempi ancora si possono fare, per non parlare dell’esplosione drammatica della ex Jugoslavia e anche della malaugurata decisione europea di far nascere il Kosovo quale nazione autonoma.

COMPORTAMENTI PRIVI DI MOTIVAZIONE STORICA. Ma nella Catalogna di queste convulse giornate vediamo qualcosa di più e di peggio: una irrazionalità radicale, per fortuna non armata, che spinge comportamenti secessionistici esasperati e privi della minima motivazione storica. La virulenza dell’ala minoritaria –perché è tale, come ha sancito il referendum- degli autonomisti catalani si nutre di un odio, di una intolleranza, di una volontà di separazione che non possiamo che definire etnici, di ripulsa di sangue, primordiale, “Ur” nei confronti dell’“altro”. Per di più con marcate connotazioni masochistiche, perché sono evidenti gli immensi danni che vengono e ancor più verranno al popolo catalano da questa vicenda. Pessima notizia dunque, terribile dinamica di cui prendere atto, che illumina di una luce fosca anche il passato. Guardando alla Catalogna di oggi, possiamo infatti capire meglio –con raccapriccio- la Catalogna della seconda metà degli Anni 30 del '900.

Proviamo ora a pensare a cosa accadrebbe se nelle tensioni degli animi di questi giorni si introducessero i venefici influssi del consenso di larghi settori popolari per lo stalinismo, di altri per il fascismo e di altri ancora per l’anarchia. Sarebbe il disastro, l’esplosione violenta di tensioni esiziali: una guerra civile, appunto. Per fortuna, stalinismo, fascismo e anarchia sono rovinati su se stessi, non sono più ideologie fruibili da nessuno, non sono più a disposizione dei conflitti. Hanno però lasciato il posto a un odio separatista talmente immotivato e radicale che non può che essere definito etnico, un apriori di appartenenza a una gens, naturaliter avversaria e nemica dell’altra gens. C’è solo da sperare che la crisi catalana non segni l’inizio di una nuova epidemia del morbo della Spagnola, che scuota il già declinante Vecchio Continente.

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