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ISOLAMENTO 12 Ottobre Ott 2017 1457 12 ottobre 2017

Gli Usa escono dall'Unesco in solidarietà con Israele

Trump ha deciso di lasciare ufficialmente l'agenzia Onu dopo le critiche dell'organizzazione a Tel Aviv. E per risparmiare più di 500 milioni di dollari. Il ritiro effettivo a fine 2018. Netanyahu: «Anche noi fuori».

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Gli Stati Uniti hanno deciso di lasciare ufficialmente e definitivamente l'Unesco. La decisione, riferiscono fonti ufficiali americane all'Ap, è stata presa in seguito alle recenti risoluzioni dell'agenzia Onu che hanno condannato Israele e gli insediamenti e che Washington considera anti-israeliane. Il ritiro effettivo entrerà in vigore il 31 dicembre 2018. Lo rende noto il dipartimento di Stato americano, aggiungendo che gli Usa intendono diventare in seguito un osservatore permanente della missione.

ESCE ANCHE ISRAELE. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato poco dopo di aver dato disposizione di seguire Washington nell'uscita dall'Unesco. A pesare sono le recenti risoluzioni che hanno condannato Israele e gli insediamenti, incluse quella su Hebron, in Cisgiordania, dichiarata parte del patrimonio storico palestinese, e l'altra sulla Città Vecchia di Gerusalemme. «La decisione del presidente Trump è coraggiosa e morale, perche l'Unesco è diventato un teatro dell'assurdo e perché piuttosto che preservare la storia la distorce», ha detto Netanyahu.

Per gli Usa esiste anche un motivo prettamente economico. Nel 2011 gli Usa hanno deciso di tagliare 80 milioni di dollari l'anno di finanziamenti, circa il 22% dei fondi che versava, in polemica con l'entrata della Palestina nell'organizzazione che tutela la cultura e il patrimonio artistico mondiale. L'amministrazione Obama all'epoca giustificò la scelta a causa di una legge americana degli anni '90 che proibiva i finanziamenti a qualsiasi agenzia Onu che avesse riconosciuto lo Stato della Palestina.

OLTRE 500 MILIONI DI DEBITO. Nonostante il taglio, gli Usa sono rimasti un membro dell'Unesco, mantenendo un ufficio nel quartier generale di Parigi e perdendo però il diritto di voto nell'organo decisionale, mentre continuavano a pagare decine di milioni di dollari all'anno per la quota d'iscrizione. I tagli sono stati inoltre conteggiati dall'agenzia Onu come arretrati, e ora Washington deve quasi 500 milioni di dollari all'organizzazione. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha deciso di fermare quello che la Casa Bianca considera solo uno spreco.

All'insegna dell'isolazionismo trumpiano

Donald Trump, sia da candidato che da presidente, è sempre stato critico con le organizzazioni internazionali, Onu e Nato in primis. Il tycoon mostra il suo lato più isolazionista attaccando le entità transnazionali, e in generale i suoi alleati, che accusa di ricevere denaro Usa in abbondanza senza restituire nulla in cambio.

L'uscita dall'Unesco, pur considerata alla luce dei precedenti motivi, è anche un segno della generale politica di abbandono della comunità internazionale a tutela di quelli che sono considerati gli interessi americani immediati. Una visione da molti giudicata miope e dannosa per la comunità internazionale (oltre che statunitense).

GLI USA: «CRESCENTI ARRETRATI E SUPPORTO A ISRAELE». «La decisione non è stata presa con leggerezza e riflette le preoccupazioni americane per i crescenti arretrati da versare all'Unesco, la necessità di riforme fondamentali dell'organizzazione e la prosecuzione del pregiudizio anti Israele all'Unesco», ha fatto sapere il dipartimento di Stato Usa.

LA DIRETTRICE: «PROFONDO RAMMARICO». «Mi rammarico profondamente per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall'Unesco, di cui ho ricevuto notifica ufficiale con una lettera del segretario di Stato americano Tillerson», ha dichiarato Irina Bokova, direttrice generale Unesco. «È una perdita per l'Unesco. È una perdita per la famiglia delle Nazioni Unite. È una perdita per il multilateralismo», ha continuato la Bokova, «il compito dell'Unesco non è finito e continueremo ad andare avanti per costruire un 21esimo secolo più giusto, più pacifico e più equo, e per questo l'Unesco ha bisogno dell'impegno di tutti gli Stati».

IL CREMLINO: «TRISTE NOTIZIA». «La decisione degli Usa di ritirarsi dall'Unesco è una triste notizia», ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov.

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