Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

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16 Ottobre Ott 2017 0800 16 ottobre 2017

Migranti, perché si è riaperta la rotta tunisina

Sempre più giovani fuggono dalla povertà e dal crescente autoritarismo. L'analista del Maghreb Umberto Profazio spiega le cause dei nuovi flussi. E sulla Libia boccia la «pericolosa» strategia di Minniti.

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L'ultima conta dei morti nel Mediterraneo è avvenuta al largo della Tunisia, non di Lampedusa. Più di 40 salvati, 8 cadaveri recuperati e una ventina i dispersi, da quanto ha potuto ricostruire l'Organizzazione internazionale per la migrazione (Oim). Il peschereccio su cui erano imbarcati è stato speronato, la sera dell'8 ottobre, da una nave della Marina militare tunisina. I migranti a bordo erano una settantina, uno dei carichi più grandi per la rotta che – arginate le partenze poco oltre il confine libico, tra Zuara e Sabratha – dalla fine dell'estate sta tornando ai livelli del 2011, quando da Tunisi dilagò la Primavera araba. I numeri non sono dell'ordine della Libia, ma stanno crescendo significativamente come, in misura minore, le partenze da Algeria e Turchia.

LA ROTTA TUNISINA. Dalla Tunisia si stimano circa 2 mila, forse fino a 3 mila approdi sulle coste siciliane dall'estate, quasi sempre a bordo di piccole imbarcazioni o addirittura gommoni spesso neanche intercettati dalle guardie costiere, contro gli oltre 10 mila al mese dall'ex colonia italiana. Anche la composizione dei flussi è diversa: non più in maggioranza centro-africani o del Corno d'Africa ma maghrebini, soprattutto giovani disoccupati senza diritto d'asilo che fuggono dalla povertà di una Tunisia ancora instabile. Che vanta il più alto numero di jihadisti andati a combattere in Siria e in Iraq e dove la situazione «sta tornando critica», spiega a Lettera43.it Umberto Profazio, analista di Libia e Maghreb della Nato Defense College Foundation e dell'International institute for strategic studies di Londra.

Umberto Profazio.

DOMANDA. Come si interseca la ripresa delle partenze dalla Tunisia con le contemporanee misure per bloccare i flussi dalla Libia, se il tipo di migranti è diverso?
RISPOSTA.
Bisogna tener conto di un fenomeno ancora poco noto e del tutto nuovo in Libia: negli ultimi tempi, a causa delle condizioni di vita sempre peggiori, anche i libici hanno iniziato a salire sui barconi, lo ha fatto per esempio anche un rapper di Bengasi. Lo stesso sta avvenendo in Tunisia.

D. La Tunisia invece aveva già vissuto fughe di tunisini verso l'Europa soprattutto dopo la caduta di Ben Ali, che si descrive come l'unica rivoluzione riuscita del 2011.
R.
In realtà non è così. La situazione in questi mesi sta diventando sempre più critica, per il crescente autoritarismo. In parlamento è stata approvata una legge che di fatto è un'amnistia per i grand commis di Ben Ali. Si è mandato l'esercito a proteggere le infrastrutture e gli impianti produttivi come le industrie dei solfati, dove si organizzavano le proteste.

D. Anche Tunisi è sempre più simile al Cairo?
R.
In Egitto il nipote di Sadat, per esempio, si potrà ricandidare alle prossime elezioni. In entrambi gli Stati è in atto una restaurazione, grazie anche alla complicità dei Paesi occidentali. Ma tra la gente che protestava monta la frustrazione. Si vede annientare il cambiamento e si riprende a scappare.

D. La rotta tunisina verso l'Italia può essere considerata molto rischiosa?
R.
Dipende rischiosa per chi. Per i migranti che si imbarcano lo è sicuramente: siamo a ottobre, si va verso i mesi invernali. Rischiano la vita come pure chi parte dall'Algeria verso anche la Sardegna, dalla Libia...

D. L'allarme in Italia è soprattutto per i potenziali jihadisti del serbatoio tunisino. Anche se radicalizzati in Europa, due degli attentatori dell'Isis in Europa, Anis Amri e Ahmed Hanachi, erano tunisini che avevano vissuto a lungo in Italia. E sia Amri sia il fratello di Hanachi, suo indottrinatore, erano arrivati via mare con i migranti.
R. Certo ne abbiamo viste, ma dubito molto che l'Isis pianifichi stupidamente di trasportare attentatori suicidi sui barconi. È piuttosto in Europa che le cellule o i singoli jihadisti possono organizzarsi, muovendosi anche in autonomia, grazie a controlli abbastanza labili se non assenti in posti a rischio come le moschee. Anche a Londra.

I traffici illeciti di armi, droga ed esseri umani aumentano il potenziale economico di organizzazioni terroristiche come l'Isis o ancora di più al Qaeda nel Maghreb

Umberto Profazio

Migranti salvati in un'operazione nel Mediterraneo.

ANSA

D. Ma non è comprovato un legame, a volte anche diretto, tra l'Isis o altri gruppi jihadisti e il traffico anche di esseri umani?
R.
Sul piano del business certamente. E infatti è una realtà che simili traffici illeciti continuino ad aumentare il potenziale economico di queste organizzazioni terroristiche. L'Isis, ma in particolar modo in Africa il ramo di al Qaeda nel Maghreb, si arricchiscono enormemente anche dal contrabbando di armi e droga, oltre che di migranti.

D. Un simile intreccio, in Libia, si era creato proprio nella città di Sabratha, grazie allo strapotere guadagnato dal 2011 da un grande trafficante, a capo anche di una milizia jihadista, riabilitato grazie all'accordo sui migranti del piano Minniti, perché fermasse le partenze.
R.
A mio avviso una strategia pericolosa, non a caso la Corte d'appello di Tripoli aveva sospeso il memorandum d'intesa con l'Italia. Minniti ha bypassato il governo di unità nazionale di Serraj, per il suo scarso controllo del territorio, accordandosi con le tribù e le diverse milizie locali della costa e prima ancora a Sud, nel Fezzan.

D. Ed è un caso che, proprio poco dopo, a Sabratha sia esplosa una guerra intestina tra milizie, con morti e pesanti combattimenti, come mai era accaduto prima, neanche negli scontri per l'Isis e dopo il raid mirato degli Usa nel 2016?
R.
Per me così si sono create gelosie tra milizie locali. Tra quelle che, come le due in questione del trafficante Dabbashi, avevano beneficiato dell'accordo con l'Italia iniziando a contrastare i flussi, e altre del territorio vicino rimaste escluse.

D. E i migranti verso l'Italia bloccati per ora da Dabbashi, dopo il cambio di casacca, in Libia al confine con la Tunisia, che fine hanno fatto?
R.
In almeno 4 mila sono stati scoperti stipati da Dabbashi in diversi siti di Sabratha.

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