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17 Ottobre Ott 2017 1030 17 ottobre 2017

L'Unione europea vuole rafforzare la missione in Libia

Nuova fase con personale Ue a Tripoli. E richiesta di fondi e sostegno urgente alle comunità locali sulle rotte dei migranti. La politica comunitaria segue l'Italia. Mentre sulla web tax le divergenze restano.

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La missione Ue in Libia sarà rafforzata e il suo mandato potrebbe essere persino rivisto. Non solo il commissario alle migrazioni Dimitris Avramopolous ha difeso l’operato dell’Italia sul fronte del rispetto dei diritti umani anche davanti alla richiesta di chiarimenti venuta dal Consiglio d’Europa. Ma, stando alla bozza delle conclusioni del Consiglio europeo del prossimo 19 e 20 ottobre che Lettera43.it ha potuto visionare, Roma è riuscita a ottenere un nuovo slancio dell'Unione sul campo. Non si può dire lo stesso, invece, per la web tax: nella prima versione del documento all'interno del capitolo "digitale" c'era solo una riga dedicata alla tassazione e senza un riferimento alle proposte presentate, sotto il pressing di Francia, Italia, Spagna e Germania, dalla Commissione europea. Tanto che, secondo quanto appreso da Lettera43.it, nell'ultima riunione degli ambasciatori i "grandi" dell'Ue sono tornati a farsi sentire ottenendo almeno di inserirlo come risulta dall'ultima versione del documento.

URGENTE IL SOSTEGNO ALLE COMUNITÀ LOCALI. Nelle conclusioni che dovrebbero essere approvate questa settimana, i Capi di Stato e di governo invitano ad «assicurare che le missioni della Politica comune di sicurezza e difesa siano rafforzate e che il loro mandato sia adatto ad assistere nella lotta contro le reti di trafficanti e contrabbandieri e a rompere il loro modello di business». I leader Ue incoraggiano anche «a stabilire rapidamente una presenza permanente dell’Unione europea in Libia, tenendo conto delle condizioni sul campo». Insistono sulla necessità di investimenti e sottolineano anche «l'urgenza di supportare lo sviluppo delle comunità locali lungo le rotte migratorie», sulla scia si direbbe dell'accordo stretto dal ministero dell'interno Marco Minniti con i capi delle tribù locali e soprattutto dei progetti dell'Emergency Trust Fund for Africa.

UNA MISSIONE TROPPO LEGGERA. Le missioni che l'Unione potrebbe andare a rafforzare nella regione nordafricana sono tre. Due sono civili e militari insieme: Eucap Sahel Mali e soprattutto Eucap Sahel in Niger che opera con particolare attenzione alla regione di Agavez, la porta per la traversata del deserto e per il confine libico. La missione in Libia, Eubam, è invece prettamente civile. Coordinata dal quartier generale di Tunisi e guidata dall'italiano Vincenzo Tagliaferri, Eubam è sottodimensionata: ad agosto il tetto allo staff è stato alzato a 38 esperti internazionali, quando quello di Eucap Niger prevede un totale di 177 funzionari di cui 122 esperti internazionali. Mentre il budget in proporzione è più consistente: 17 milioni fino a novembre 2017. Il suo mandato però è stato prolungato fino al dicembre del 2018. E a confermare la previsione di un cambio di passo c'è anche un report interno di Eubam di metà settembre, ottenuto da Euobserver.

In quel documento il responsabile Tagliaferri spiegava che presto la missione avrebbe dovuto rispondere alle crescenti aspettative delle autorità libiche rispetto al sostegno Ue nella costruzione dell'apparato di sicurezza statale. «Saremo in grado di entrare in questa fase», recitava il documento, «a partire da questo autunno». Allo studio ci sarebbe la creazione di una stazione di polizia pilota a Tripoli, l'istituzione di una «security operations room» e soprattutto lo spostamento nella Capitale di una parte dello staff.

TUTTI GLI STRUMENTI POSSIBILI VERSO I PAESI TERZI. Nella bozza del Consiglio europeo viene ribadito anche «il sostegno anche finanziario alle attività di Unchr e Iom finalizzato ai piani di rimpatrio ma anche a migliorare le condizioni di accoglienza». Una presa di posizione flebile considerando che Medici senza frontiere ha denunciato torture nei campi ufficiali, dove secondo l'ong sarebbero rimandati anche i migranti intercettati dalla guardia costiera libica. Ma l'approccio alla questione migratoria sta dando risultati positivi secondo il Consiglio europeo e, ricorda il documento, rimane «ampio, pragmatico e risoluto nell'applicazione se necessario», prevedendo nei confronti dei Paesi terzi l'utilizzo di tutti gli strumenti possibili: dalle politiche sui visti ai dossier commerciali.

IL DIGITALE AFFARE DA CAPI DI GOVERNO. Altra musica sulla web tax. La prima fase dei negoziati ha deluso le aspettative dei Paesi che più premono per l'introduzione di una imposta ad hoc per il web. Le priorità nel capitolo digitale restano lo sviluppo dell'e-government, della tecnologia 5G e della cybersecurity, il completamento del mercato unico digitale. Nella prima versione della bozza al fisco era dedicata appena una riga: l'Unione europa, si legge, «ha bisogno di un sistema moderno di tassazione adatto all'era digitale». Una formula che potrebbe anche escludere la nascita di una tassazione dedicata alla Rete come avrebbero voluto i grandi Paesi, ma che anche la Commissione giudicava nel 2016 «difficilmente praticabile, poco razionale o necessariamente temporanea». Il pressing diplomatico poi è riuscito a strappare il riferimento alle proposte della Commissione che in ogni caso al momento della pubblicazione non erano sopportate dalla garanzia di compatibilità con i trattati. Ora tutto sta all'Ecofin di dicembre anche se il Consiglio europeo si è riservato di intervenire «su quegli argomenti che non possono essere risolti al livello del Consiglio dei ministri». Il digitale è diventato un affare da capi di governo.

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