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18 Ottobre Ott 2017 1655 18 ottobre 2017

Chi è Santiago Maldonado, l'attivista argentino desaparecido

Il giovane stava manifestando a fianco degli indigeni mapuche. Che rivendicano un terreno di Benetton. Dopo che la polizia è intervenuta, di lui non si hanno pù notizie. Mistero su un cadavere rinvenuto nel Rio Chubut.

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Potrebbe essere di Santiago Maldonado il cadavere trovato la mattina del 18 ottobre dai sommozzatori argentini nel fiume Chubut, in Patagonia. La famiglia del 28 enne attivista per i diritti degli indigeni mapuche, scomparso il primo agosto, non ha però confermato l’identità del corpo e ha emanato un comunicato per chiedere alla stampa di attendere i risultati delle perizie prima di annunciare la morte del figlio.

PROTESTA NELLA CAPITALE. Nel frattempo, però, le organizzazioni per i diritti umani, la sera del 18 ottobre, hanno manifestato a Buenos Aires, nella storica Plaza de Mayo, «per chiedere al governo giustizia e verità per Santiago Maldonado». Ecco quello che c’è da sapere sulla vicenda che ha riportato alla memoria degli argentini il periodo più buio della dittatura con i suoi desaparecidos.

1. Il ritrovamento del cadavere: accertamenti per stabilire l'identità

La mattina del 18 ottobre, dopo tre giorni di ricerche, i sommozzatori della prefettura navale argentina hanno recuperato un corpo dal fondo del fiume Chubut, in Patagonia. Il cadavere è stato trovato intrecciato con rami d’albero e con indosso abiti scuri come quelli portati da Maldonado il giorno della scomparsa. Per il momento, però, il giudice federale Gustavo Lleral, incaricato dell’inchiesta, ha detto di non poterne confermare l’identità: il corpo è stato trasportato a Buenos Aires per chiarire se si tratti o meno del giovane attivista. Fonti giudiziali riportano che l'autopsia avrà luogo venerdì 20 ottobre alle 9.30 (14.30 italiane). La portavoce della comunità mapuche, nel territorio della quale Maldonado è scomparso, ha sollevato il sospetto che il cadavere sia stato «messo lì di recente: due, tre giorni fa non c’era, ne siamo sicuri».

Gustavo Lleral, il giudice titolare dell'inchiesta sulla scomparsa di Santiago Maldonado, arriva sul posto dove è stato ritrovato il corpo.

2. Il giovane attivista: da Buenos Aires alla "città degli hippy"

Ma chi è Santiago Maldonado? Le informazioni non sono molte. Il giovane, nato nel villaggio di Venticinco de Mayo, in provincia di Buenos Aires, dopo un diploma di Belle arti aveva cominciato un’attività da artigiano nella capitale. A detta dei suoi genitori, Santiago in gioventù non aveva mai mostrato particolare interesse per l’attivismo. Pochi mesi prima della sua scomparsa, però, aveva deciso di trasferirsi a El Bolson, una cittadina dello Stato di Rio Negro nota come la “città degli hippy” argentina, dove aveva iniziato una carriera da tatuatore. Nell’estate 2017, però, Maldonado aveva deciso di spostarsi più a Sud, nella provincia patagonico del Chubut, per unirsi alla protesta degli indigeni mapuche.

Una manifestante chiede giustizia per Santiago Maldonado durante una protesta organizzata a Cordoba il primo ottobre 2017.

3. La protesta dei mapuche: quei terreni contesi con Benetton

Dal 2015 la comunità mapuche è in lotta con Benetton. Nel 1991 la ditta di abbigliamento italiana aveva acquistato un terreno di quasi un milione di ettari nella provincia del Chubut: qui pascolano quasi 100 mila pecore che forniscono il 10% della lana necessaria a fabbricare i capi dell’azienda trevigiana. Una porzione del territorio, però, è rivendicata dalla comunità indigena dei mapuche (da mapu, “terra”, e che, “popolo”) che, per protesta, ha iniziato a occupare alcuni terreni – dove sono sorti villaggi provvisori – e sabotare gli allevamenti, appiccando piccoli incendi per spaventare le greggi. La famiglia Benetton aveva dapprima cercato una mediazione con gli autoctoni – fallita – per poi rivolgersi al governo chiedendo protezione. Nel frattempo, però, il caso è montato in tutta l’Argentina e molte Ong si sono mobilitate in difesa dei mapuche. Negli ultimi mesi, Mauricio Macrì, presidente dal dicembre 2015, ha inviato le forze dell’ordine a sedare la rivolta.

Luciano Benetton, fondatore dell'omonimo gruppo.

4. Il pugno duro della polizia: utilizzati manganelli e proiettili di gomma

Il 27 giugno 2017 la Gendarmeria civil ha arrestato Facundo Jones Huala, leader del movimento Resistencia ancestral mapuche e della protesta dell’omonima comunità. Il Cile – dove Huala è considerato un terrorista e ritenuto responsabile dell’incendio di un latifondo – ne ha chiesto l’estradizione al governo argentino. Nel frattempo, però, gli attivisti mapuche si sono riorganizzati e, chiedendo il rilascio di Huala, il 31 luglio hanno bloccato la Ruta 40, la leggendaria strada che percorre tutta l’Argentina. Al picchetto ha preso parte anche Maldonado che, dai tempi del suo trasferimento a El Bolson, aveva preso a simpatizzare per la causa mapuche. Il primo agosto, il governo ha inviato la polizia a disperdere i manifestanti: nel farlo, gli agenti avrebbero utilizzato manganelli e proiettili di gomma, costringendo i dimostranti alla fuga verso il Rio Chubut. E proprio sulle sponde del fiume è stato visto per l’ultima volta Maldonado: un’attivista mapuche ha riferito di averlo sentito gridare ai gendarmi «smettetela di picchiarmi, mi sono già arreso». Da allora del giovane non si è saputo più nulla.

Una manifestazione per chiedere la liberazione del leader della resistenza mapuche, Facundo Jones Huala.

5. I risvolti politici: il presidente Macrì in difficoltà, Kirchner cavalca la protesta

La scomparsa di Maldonado ha creato sconcerto nell’opinione pubblica argentina, mettendo in imbarazzo il governo di centrodestra del presidente Macrì. Le organizzazioni per i diritti umani e l’Onu, per tramite del comitato contro la sparizione forzata, hanno chiesto alle autorità argentine di impegnarsi nelle ricerche del giovane. A sostegno della famiglia Maldonado è intervenuta anche l’associazione delle madri dei desaparecidos (Madres de Plaza de Mayo) che da tempo protesta contro Macrì accusato di voler sminuire i crimini commessi dalla dittatura di Videla fra il 1976 e il 1981. Anche l’ex presidente Cristina Kirchner si è unita alla protesta contro il governo, cavalcandola in vista delle elezioni parlamentari del prossimo 22 ottobre in cui è in corsa per un posto al Senato. Nel frattempo, da 78 giorni l’Argentina si pone un’unica domanda: «Donde está Santiago Maldonado?».

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