Catalogna

Indipendenza della Catalogna

Avvocato Puigdemont
30 Ottobre Ott 2017 2045 30 ottobre 2017

Catalogna, l'avvocato scelto da Puigdemont si occupò di Eta e Ira

Si chiama Paul Bekaert ed è specializzato in diritti umani. Storia e idee del legale che difenderà il leader indipendentista dallo Stato spagnolo.

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da Bruxelles

Il suo studio si trova fuori dalle mappe, a Tielt, un paesino dal campanile aguzzo e 4 mila abitanti nelle Fiandre occidentali, in un palazzo storico utilizzato durante la Prima guerra mondiale come base per l'esercito tedesco. Ma la fama di Paul Bekaert non ha bisogno della metropoli e con la storia ha dimistichezza ben oltre il palazzo che lo ospita. Avvocato specializzato in diritti umani, attivista della Lega per i diritti umani dal 1975, l'uomo scelto da Carles Puigdemont per difenderlo dallo Stato spagnolo, delle ferite della storia si è occupato per anni. Ha difeso curdi, palestinesi, sospetti terroristi dell'Eta e carcerati dell'Ira.

LA BATTAGLIA SUI MEMBRI DELL'ETA. In Belgio è famoso per essere stato il legale di una coppia che per Madrid era sospettata di essere parte del gruppo terroristico basco. Si chiamavano Luis Moreno e Raquel Garcia, nel 1992 erano fuggiti in Belgio, da dove offrivano supporto logistico ai membri dell'Eta. Per tre volte i ricorsi spagnoli a favore dell'estradizione furono respinti, furono estradati solo al quarto tentativo e dopo quattro anni di guerra legale. E subito dopo, per evitare nuove dispute, Bruxelles e Madrid sottoscrissero un accorso sulle estradizioni che prevdedeva lo scambio certo di ricercati per reati legati al terrorismo e per capi di accusa considerati politici, una circostanza da non sottovalutare se l'ex presidente del governo catalano volesso presentarsi alla giustizia belga come perseguitato politico. Certamente ha scelto come legale un uomo di esperienza, che ha scritto opere sulla Palestina e sui prigionieri cubani negli Stati Uniti, sull'estradizione in Belgio e anche su quanto, dal suo punto di vista, il mandato di arresto europeo abbia avuto un impatto negativo sui diritti umani.

Nelle interviste che ha rilasciato più a cuore aperto, quelle con gli studenti, racconta delle sue visite a Belfast alla fine degli anni 70, dove per prima cosa si andavano a visitare le tombe dei "caduti" dell'Ira nel cimitero di Miltown a Belfast ovest. Per la Lega per i diritti umani è stato diverse volte in Irlande del Nord e Spagna. Per lui, spiegava nel 1998 a un ragazzo che lo interpellava per la sua tesi di laurea, si dovrebbe «mettere l'Eta con l'Ira»: «l'Ira e l'Eta erano sostenuti dalla maggioranza della popolazione come 'un pesce nell'acqua', come lo chiamò Mao». Da allora, è diventato il difensore dei membri dell'Eta che avevano trovato riparo in Belgio perché aveva «famigliarità con l'argomento, altrimenti non li avrei difesi».

IL CASO VINTO NEL 2013. L'ultima volta è stato nel 2013 quando si è ritrovato difensore di Maria Natividad Jauregui Espina, accusata dallo Stato spagnolo di diverse «azioni terroristiche dirette contro le forze di sicurezza statali». In fuga dal 1979 e arrestata a Gand dove a partire dagli Anni 2000 si era rifatta una vita come chef, sulla testa della donna pendevano ben due mandati di arresto europeo - uno per omicidio e uno per terrorismo. Eppure in quel caso l'avvocato ha vinto la battaglia: la corte di cassazione belga ha annullato un ricorso contro la sua scarcerazione. Le accuse dello Stato spagnolo risalivano a più di 30 anni prima e la tempistica della richiesta di estradizione, aveva osservato Bekaert in un'intervista del 2013, derivava dal fatto che alle elezioni regionali avevano vinto i nazionalisti: «Non solo nei PAesi baschi ma anche in Catalogna che ha intrapreso un nuovo passo verso l'indipendenza, tutto questo rende Madrid molto nervoso». Parole che oggi sembrano profetiche.

La sua conoscenza della politica e dei servizi spagnoli che «sanno sempre dove sono i terroristi» potranno forse aiutare Carles Puigdemont. La sua visione del mondo e delle vicende umane è tutto tranne che ancora al diritto formale, quello che cui si aggrappano e vogliono fare valere Madrid e Bruxelles: «Il terrorismo è un termine che non mi piace affatto. Come sapete, i terroristi di ieri sono i presidenti di oggi, come Mandela o Arafat», raccontava alla fine degli Anni 90. «Questo è naturalmente un cliché, ma è proprio così. Quando sei un terrorista? Se non hai molti dalla tua parte. Se hai abbastanza uomini allora hai improvvisamente un movimento di liberazione. Se hai potere allora è un governo. Questa è la moalità della storia. Ritengo pertanto che il termine "terrorismo" sia inutilizzabile». Piuttosto spiegava bisogna usare il termine« violenza poillitica», ma allora «bisogna essere coerenti. Le stesse persone che condannano la violenza poltiica di un movimento di liberazione approveranno la violenza politica da parte degli Stati».

LE DUE PARTI IN CONFLITTO CHE NON SI METTONO INSIEME. Ma ancora di più forse sono da ricordare le sue parole sulla natura dei conflitti a cui ha assistito e di cui è stato anche una attore non protagonista: «Una volta ho partecipato a una conferenza di Amos Oz, autore e fondatore del Movimento di pace israeliano», raccontava l'avvocato sposando la definizione dello scrittore. «Ha detto che il conflitto era 'una discussione tra tè e caffè'. Quindi non puoi veramente metterli insieme. Si può fare come Shakespeare e alla fine tutti sono morti stecchiti o si può farlo come Chekov e tutti sono vivi alla fine, ma ottengono frustrazione malinconia». E poi concludeva a suo modo: «Una lotta coloniale non può mai essere vinta con la forza. Sono quindi favorevole a una soluzione diplomatica e politica». Nel caso della Catalogna la soluzione sembra essere giudiziaria, ma Puigdemont ha scelto l'avvocato più adatto alla sua causa.

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