Puigdemont
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31 Ottobre Ott 2017 1057 31 ottobre 2017

Catalogna, i fatti principali del 31 ottobre

Due ministri sono tornati a Barcellona da Bruxelles: «Non abbiamo mai abbandonato il governo». E arriva la convocazione per il 2 novembre dai giudici di Madrid.

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Il presidente destituito della Catalogna Carles Puigdemont resta a Bruxelles, mentre acuni dei suoi ministri, il responsabile degli Interni Joaquim Forn e l'ex ministra del lavoro Dolors Bassa sono rientrari a Barcellona. Puigdemont si era presentato ai giornalisti alle 13.15 e aveva ribadito di non essere arrivato a Bruxelles per chiedere asilo politico. Il giudice della Audiencia Nacional Carmen Lamela ha convocato Puigdemont e i suoi 13 ministri indagati per interrogarli il 2 e il 3 novembre. L'avvocato belga scelto dall'ex presidente però ha dichiarato alla tivù olandese che non si presenterà dal giudice, mentre Forn ha dichiarato alla stampa catalana che i ministri si presenteranno.

PUIGDEMONT: «IL DIALOGO NON È STATO POSSIBILE». «Venerdì pomeriggio ero alla Generalitat dopo la dichiarazione di indipendenza del parlamento e con una serie di dati che indicavano che il governo spagnolo stava preparando un'offensiva senza precedenti e anche una denuncia del procuratore che prevedeva pene che potevano arrivare a molti anni di detenzione», ha detto il presidente, «Abbiamo sempre voluto la strada del dialogo, ma in queste condizioni questa via non era percorribile», ha aggiunto difendendo poi la scelta di lasciare Barcellona: «Noi non abbiamo mai abbandonato il governo, noi continueremo a lavorare. Non sfuggiremo alla giustizia ma ci confronteremo con la giustizia in modo politico».

«A BRUXELLES PER EVITARE GLI SCONTRI». Il viaggio a Bruxelles è stato spiegato dicendo di aver «voluto garantire che non ci saranno scontri nè violenza», aggiungendo anche che «se lo stato spagnolo vuole portare avanti il suo progetto con la violenza sarà una decisione sua». Puigdemont si è poi scagliato contro la giustizia di Madrid: «La denuncia del procuratore spagnolo persegue idee e persone e non un reato». «Questa denuncia dimostra le intenzioni bellicose del governo di Madrid». Puigdemont ha però detto ai giornalisti che «se mi fosse garantito un processo giusto, allora tornerei subito in Catalogna per continuare a lavorare».

«PRENDEREMO PARTE AL VOTO DEL 21 DICEMBRE». «Siamo qui», ha detto ancora il presidente catalano, «e vogliamo ringraziare chi sta facendo sforzi personali per la Catalogna. Lavoriamo affinchè il partito popolare, quello socialista e Ciudadanos non demoliscano le istituzioni catalane e per impedire l'applicazione dell'articolo 155. Dobbiamo mantenere vivo il governo legittimo della Catalogna». Intanto però il suo schieramento si è detto pronto alle elezioni anticipate convocate per il 21 dicembre: «Il governo spagnolo rispetterà i risultati, qualunque siano, delle elezioni del 21 dicembre? Dobbiamo saperlo, non deve esserci diseguaglianze, elettori di seria A e elettori di serie B».

PERQUISIZIONI NEGLI UFFICI DEI MOSSOS. Lo stesso giorno la Guardia Civil spagnola ha avviato una serie di perquisizioni nelle sedi dei Mossos d'Esquadra in diverse città della Catalogna con l'obiettivo di sequestrare le registrazioni delle comunicazioni interne durante il referendum del 1 ottobre. Gli agenti spagnoli sono entrati nel centro di telecom di Sabadell e nei commissariati centrali di Barcellona, Girona, Manresa, Tortosa e Sant Felu de Llobregat.

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