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L'ULTIMO MARXIANO 31 Ottobre Ott 2017 1431 31 ottobre 2017

Il mercato, divinità punitiva di cui è vietato dubitare

Ai suoi imperativi la politica e, più in generale, la vita umana sono chiamate a conformarsi supinamente. Quella capitalistica è una fede, dove anche il lessico assume una funzione fondamentale.

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Anche nel lessico comune, oltre che in quello sempre più stereotipato della politica, il cui solo scopo è di garantire l’inesistenza di alternative, l’ordo oeconomicus presenta il mercato in forma ora singolarizzata, ora pluralizzata. Il mercato è al plurale quando offre possibilità di sviluppo che non devono essere lasciate sfuggire (le cosiddette “chances dei mercati”) o, semplicemente, quando si limitano a condurre la loro esistenza sensibilmente sovrasensibile di enti autonomi e divini. In ciò, i mercati si rivelano affini agli dèi di Epicuro. Proiettati nello spazio cosmico degli intermundia, sottratti allo sguardo e all’agire umano, essi esistono autoreferenzialmente, indifferenti ai nostri bisogni e ai nostri patimenti.

UN VOLERE NON NEGOZIABILE. Rispetto a loro, noi abitatori del tempo del legame sociale frantumato siamo altrettanti atomi che si aggregano accidentalmente, per poi essere di nuovo disaggregati dal vuoto della circolazione delle merci. E, tuttavia, il mercato torna a ridisporsi al singolare quando assume lo statuto di divinità punitiva che, alla stregua del Dio dell’Antico Testamento, impone il suo volere imperscrutabile e non negoziabile, dando luogo alla figura degli imperativi del mercato, a cui la politica e, più in generale, la vita umana sono chiamate a conformarsi supinamente. In un’integrale riabilitazione di quelli che le religioni tradizionali avevano condannato inappellabilmente come vizi (avidità, lussuria, ecc.), la teologia economica si esprime in un’inedita forma religiosa meramente culturale.

LO SPIRITO RELIGIOSO DEL CAPITALE. Essa è priva di dogmatica e di giustificazione teorica, in armonia con la sua natura intimamente nichilistica, perché basata sull’irrelata estensione della forma merce a ogni ambito. Che quella capitalistica sia una fede si evince non soltanto dall’inossidabile fiducia che si continua ad accordare al mercato, nonostante le catastrofi e le calamità che genera quotidianamente su scala planetaria: come se si trattasse di un Dio della cui bontà non è lecito dubitare, secondo il dispositivo tipico di ogni teodicea e della sua garanzia per cui, alla fine, non sarà il male a trionfare. Pervenuto al suo grado di assolutezza, il capitale assume oggi in forma pienamente compiuta lo statuto di nuovo Dio a cui segretamente aspirava fin dal suo sguardo aurorale: si torna, così, allo spirito religioso del capitalismo dell’origine protestante studiata da Weber.

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