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31 Ottobre Ott 2017 1709 31 ottobre 2017

Molestie a Westminster, il dossier che inguaia la May e i Tory

Un rapporto anonimo compilato dagli assistenti dei parlamentari accusa decine di deputati e alcuni ministri di comportamenti sessualmente inappropriati. E spunta anche il capo di gabinetto della premier.

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Un flagello in piena regola. Il parlamento britannico e il governo conservatore di Theresa May rischiano di sprofondare nella vergogna per la bufera sui sospetti di molestie (e scandali sessuali di vario tipo) scatenatasi a Westminster in scia al caso che ha travolto negli Usa Harvey Weinstein, re dei produttori di Hollywood. La bomba è pronta a detonare e i media britannici raccontano di un clima di «paura» all'interno del tempio della politica del regno di fronte alla prospettiva che vengano alla luce «nuove sconcezze» e soprattutto che cada per molti la protezione dell'anonimato. Le accuse sul dossier sono per la maggior parte non verificate. Molte di loro riguardano rapporti privati tra adulti consenzienti. Alcune sono molto serie. Tre nomi sulla lista sono di donne.

1. Il dossier redatto dai collaboratori dei parlamentari

All'origine di tutto c'è di un dossier compilato da ricercatori, collaboratori e assistenti dei parlamentari che punta il dito contro quasi una cinquantina di 'onorevoli', in larga parte d'affiliazione Tory. Il dossier, soprannominato alternativamente 'Dirty dossier', 'Sex dossier' o 'westminster dossier' è finito per la prima volta sotto gli occhi del Times.

2. Nella lista anche il vice della May

Compare anche il nome di Damian Green, il numero due del governo di Theresa May, associato fra l'altro al noto sito di scambisti Ashley Madison. Lo rivela il Mail online pubblicando una immagine della lista con numerosi omissis che secondo indiscrezioni comparse sui social media riguarderebbero altri ministri di primissimi piano, sia uomini sia donne. Inclusa una fetta rilevante dell'esecutivo: ben 15 fra ministri e sottosegretari.

La lista compilata dal Daily Mail.

Nel documento, sottolinea il Times, compaiono di sicuro i nomi del sottosegretario Mark Garnier, che ha ammesso d'aver regalato vibratori e sex toys non richiesti a una collaboratrice, e dell'ex ministro ed ex candidato leader conservatore Stephen Crabb, autore recidivo di sms sconci inviati in ultimo a un'aspirante stagista 19enne. Mentre il Telegraph online della stessa 'lista nera' pubblica altri cinque nomi, sempre di Tory, fra cui quello della ministra degli Interni, Amber Rudd, a cui non vengono attribuite molestie ma una relazione inizialmente clandestina con un collega, e quello dell'ex presidente del partito conservatore, Grant Shapps, per una relazione extraconiugale. I laburisti sospettati sono invece 'solo' quattro, ma con due ex ministri ombra.

ACCUSE A GREEN ANCHE DA UN'ATTIVISTA. Ma ad accusare Damian Green non c'è solo l'anonimo dossier, ma anche le rivelazioni allo stesso Times di una attivista Tory, Kate Maltby. Rivelazioni che peraltro Green ha smentito come «completamente false», facendo sapere alla Bbc di voler dare querela. Maltby, accademica e autrice 31enne, accusa Green d'averla palpeggiata in un pub nel 2015, posando insistentemente la mano sul suo ginocchio, e d'averle mandato sms «suggestivi» nel 2016. Maltby ha raccontato prima dell'incontro nel pub e poi dell'imbarazzante messaggio che avrebbe ricevuto dall'esponente di governo l'anno successivo, dopo essere comparsa sullo stesso Times in una foto in corsetto. Un sms nel quale Green, sposato e con due figli, le proponeva di rivedersi dopo tanto tempo e aggiungeva: «Avendoti ammirata in corsetto sul mio tabloid preferito, mi sento obbligato a chiederti se sei libera per un drink in qualunque momento?». Maltby spiega quindi di essersi sentita «imbarazzata e professionalmente compromessa». Green da parte sua nega con forza il primo episodio, mentre conferma l'sms, minimizzandolo però nei termini di un messaggio «in spirito di amicizia»: fra «due amici che si accordano normalmente per rivedersi, e niente più».

3. Le vittime per la maggior parte assistenti

Nella pagine del fascicolo si parla di almeno 25 fra assistenti parlamentari e collaboratori - donne e anche alcuni uomini - vittime di «comportamenti impropri». E addirittura di 37 esponenti politici molestati da colleghi attraverso approcci insistenti, proposte di relazioni extraconiugali, abusi.

4. Di cosa sono accusati i politici

Episodi di natura e gravità diversa, all'apparenza, legati tuttavia da un filo conduttore di mancanza di rispetto, prevaricazione, arroganza del potere. Si va dal misterioso «ministro di alto rango» di cui si racconta l'abitudine ad «allungare le mani durante i party» tanto di meritarsi la nomea di cop-a-feel (espressione gergale - usata anche dall'ex presidente americano George Bush senior - che sta per 'dare una palpatina'); al vecchio battitore libero Tory descritto come «perennemente assatanato e molto inappropriato con le donne»; fino a un suo compagno di partito accusato d'essere riuscito a imporre a una ricercatrice sua vittima una sorta di patto del silenzio.

5. Un altro colpo al governo May

Lo scandalo minaccia di dare alla già zoppicante compagine di Theresa May l'immagine d'un governo infestato di "mani lunghe". Un campionario di obbrobri, a dar credito alle accuse, di cui May almeno qualcosa sembra abbia saputo, grazie ai rapporti quotidiani del suo capogruppo.

Ma che ha preferito lasciare sotto il tappeto o magari sfruttare a suo vantaggio, sospettano i detrattori, scettici ora sull'impegno a far piazza pulita dei sospetti contenuto in una lettera della premier allo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, in cui si definisce «intollerabile» lo scandalo. Uno scandalo che getta «discredito su Westminster» fa eco la ministra Andrea Leadsom, in un'aula non proprio affollata, promettendo misure più incisive sui controlli e per la tutela di che denuncia.

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