Saipov
1 Novembre Nov 2017 2311 01 novembre 2017

Strage di New York, chi è l'attentatore: le cose da sapere

Il killer ha pianificato l'attacco per oltre un anno, mentre si è radicalizzato attraverso una serie di video trovati sul web. Dall'arrivo negli Usa ai suoi dissidi in moschea: cosa sappiamo su Sayfullo Saipov.

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Sayfullo Saipov ha riportato la paura sulle strade di New York. Il 29enne uzbeko, che il 31 ottobre ha imboccato con un pick-up la pista ciclabile nei pressi del quartiere di Tribeca uccidendo 8 persone, è stato ufficialmente accusato di terrorismo dalle autorità americane. «Il terrorista di New York era felice quando ha chiesto di appendere la bandiera dell'Isis nella sua stanza di ospedale. Ha ucciso 8 persone e ne ha ferito gravemente 12. DOVREBBE ESSERE CONDANNATO A MORTE!»: così il presidente americano Donald Trump su Twitter.

Il 1 novembre, dopo un breve intervento per le ferite riportate durante lo scontro con la polizia, si è presentato in tribunale su una sedia a rotelle. Secondo le prime informazioni non ci sarebbe un legame diretto con l'Isis anche se l'uomo ha detto di essersi avvicinato all'organizzazione di al Baghdadi nell'ultimo anno. L'Fbi ha anche fatto sapere di avere intercettato un secondo uomo, anche lui uzbeko, che potrebbe avere informazioni riguardo all'attacco di Halloween. Nel frattempo continuano ad emergere particolari. Dai suoi viaggi tra Ohio, Florida e New Jersey alla radicalizzazione avvenuta sul web, ecco cosa sappiamo su Sayfullo Saipov.

1. L'attacco realizzato dopo un anno di preparativi

Saipov ha pianificato l'attacco per almeno un anno e lo ha compiuto in nome dell'Isis, seguendo il copione descritto dai manuali online del sedicente Stato islamico. Vicino al furgoncino sono stati trovati diversi coltelli, una bandiera dell'Isis e un appunto scritto a mano in arabo: «L'Isis vivrà per sempre». Il giallo però è che secondo un conoscente Saipov «parlava poco l'inglese, male il russo e per nulla l'arabo, che non sapeva neppure leggere». Intanto però il killer ha iniziato a parlare con gli investigatori. Secondo fonti di polizia citate dai media americani, nel computer dell'uomo è stato trovato materiale legato all’Isis. Stando ad altre fonti sentite dall'Abc l'uomo si sarebbe detto «orgoglioso» dell'attacco. Mentre per la Cbs l'attentatore avrebbe confidato agli investigatori che avrebbe continuato a uccidere lungo la pista ciclabile se il furgoncino non si fosse scontrato con il pulmino della scuola. Nel corso dell'udienza del 1 novembre Saipov ha spiegato di aver fatto una prova dell'attacco il 22 ottobre e di aver deciso di compiere la strage verso la fine di agosto.

2. L'arrivo negli Usa e gli spostamenti: dall'Ohio al New Jersey passando per la Florida

Saipov è arrivato negli Stati Uniti sette anni fa, trasferendosi inizialmente in Ohio. «Era un lavoratore. Ha passato i primi tempi a migliorare il suo inglese. Gli piaceva dormire fino a tardi», ha raccontato Bekhzod Abdusamatov, 22enne che è stato presentato al killer dal padre appena arrivato negli Usa. Dopo l'Ohio Saipov si è trasferito in Florida, dove ha lavorato come camionista. «Era una brava persona, non sembrava un terrorista. Era contento di essere qui», ha ricordato Kobijion Matkarov, 37enne di origine uzbeka che ha conosciuto Saipov a Fort Meyers. Dalla Florida si è poi spostato a Paterson per essere più vicino alla famiglia della moglie. Lì ha iniziato a lavorare come autista di Uber, dove era entrato dopo aver superato tutti i controlli. A Paterson, in New Jersey, Saipov frequentava la moschea, la stessa finita nel 2006 nel mirino del criticato programma di sorveglianza della comunità musulmana della polizia di New York, interrotto nel 2014.

3. La radicalizzazione passata attraverso i video su internet

«Si è radicalizzato qui», ha riferito il governatore di New York Andrew Cuomo, descrivendolo come un «lupo solitario». Per ora infatti non ci sono elementi che lo leghino a un'organizzazione terroristica o ad un piano più ampio. Intanto in molti raccontano che nell'ultimo periodo i suoi atteggiamenti erano cambiati. «Era diventato aggressivo» e aveva avuto alcuni diverbi con altri uzbeki su questioni religiose, «mostrando di avere posizioni estremamente radicali», hanno spiegato alcuni conoscenti. «Ha chiuso i contatti con noi» dopo una discussione per motivi religiosi, ha detto un altro conoscente della comunità uzbeka dell'Ohio. «Avevamo discusso di cose religiose e lo avevamo messo in guardia per il suo estremismo». Poi «si è chiuso in se stesso, sembrava depresso». Saipov avrebbe poi confermato agli investigatori di aver guardato più di 90 video dello Stato islamico sul proprio cellulare, incluso uno di Al Bagdadi. Il killer avrebbe anche detto che voleva mettere la bandiera dell'Isis sul furgoncino noleggiato, ma ha deciso di no per non destare l’attenzione. Successive indagini hanno anche scoperto che nei suoi dispositivi elettronici erano contenute migliaia di immagini del Califfato.

4. I legami con altri presunti terroristi: individuato un secondo uzbeko

Secondo l'emittente Abc Saipov venne interrogato da agenti federali dell'Homeland Security nel 2015 per sospetti legami con elementi jihadisti, ma non emersero prove e non fu indagato. Il nome e l'indirizzo di Saipov vennero indicati come «punto di contatto» per due elementi inseriti nell'elenco dell'antiterrorismo perché arrivati da "Paesi minaccia". Uno dei due da allora è sparito ed è ricercato come «sospetto terrorista». Nel corso del primo novembre l'Fbi ha fatto sapere di aver individuato una seconda persona. Si tratta di Mukhammadzoir Kadirov, di origine uzbeka. La polizia ha spiegato che l'uomo potrebbe avere informazioni sull'attacco di Halloween.

  • Il documento ufficiale del Dipartimento della giustizia con le accuse a Saipov.

5. il quartiere di residenza noto come Little Ramallah o Little Istanbul

La polizia e l'Fbi hanno sentito la moglie, che abita in New Jersey, a Parteson, insieme ai loro tre figli, e perquisito la loro abitazione, trovando materiale legato all'Isis nel suo pc. Quella di Saipov è una tipica abitazione da città di provincia al civico 168 di Genessee Avenue. Si trova nel quartiere di South Paterson, conosciuto anche come Little Ramallah o Little Istanbul per la forte presenza di palestinesi e turchi. Paterson la terza città del New Jersey per numero di abitanti ed è nota anche per ospitare la seconda più grande comunità musulmana degli Stati Uniti dopo il Michigan. A Parteson nessuno sembra conoscerlo. «Che vergogna tutto questo va contro l'Islam. Ora saremo più vigili» ha detto uno dei fedeli della moschea cittadina. I vicini parlano di lui come di una persona amichevole, senza alcun comportamento sospetto. Anche se uno di loro, Carlos Batista ha raccontato di averlo salutato due giorni prima dell'attacco e che Saipov se ne stava andato con un furgone di Home Depot (dello stesso tipo usato nell'attacco). Ma il vicino ha detto anche di ricordare che ultimamente lo vedeva spesso con due uomini: «Noleggiava spesso quel furgone prendeva a bordo queste due persone e poi spariva per tutta la giornata».

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