Uzbekistan
2 Novembre Nov 2017 0927 02 novembre 2017

Strage di New York: l'Uzbekistan bastione asiatico dell'Isis

L'attentatore originario del Paese dell'Asia centrale. Come un suo presunto complice arrestato. L'ex repubblica Urss è diventata negli anni terreno fertile per il jihad. Con 1.500 foreign fighter e cellule in Europa, Russia e Usa.

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Istanbul, Stoccolma, San Pietroburgo e ora New York: l'armata uzbeka dell'Isis ha messo ha segno l'ennesimo sanguinoso attentato all'estero, confermandosi come una delle forze più micidiali degli uomini di Abu Bakr al Baghdadi. Emerge intanto l'ipotesi di una rete legata al piccolo Paese dell'Asia centrale dietro alla strage di Manhattan: come Sayfullo Saipov, autore materiale dell'attentato, anche un presunto complice arrestato nella notte era originario dell'Uzbekistan. Si tratta di Mukhammadzoir Kadirov, che potrebbe aver aiutato il terrorista nella pianificazione.

Un rapporto del think-tank Usa Soufan Center fornisce l'immagine più chiara dell'ascesa del ramo uzbeko all'interno dell'organizzazione terroristica. Le ex repubbliche sovietiche hanno sfornato quest'anno il più alto numero di foreign fighter: da queste turbolenti regioni sono partiti oltre 8 mila combattenti, contro i 7 mila dal Medio Oriente, i quasi 6 mila dall'Europa e gli oltre 5 mila dal Maghreb. E tra i 15 Paesi che un tempo formavano l'Urss, l'Uzbekistan è al secondo posto, con 1.500 jihadisti partiti per i fronti di guerra, seguito dalle regioni del Caucaso russo.

Molti di loro, a differenza dei foreign fighter europei in gran parte rientrati nel continente, sono ancora in prima linea in Siria e Iraq. I battaglioni uzbeki hanno conquistato macabra notorietà per essere stati gli ultimi a difendere le 'capitali' Mosul e Raqqa, dove hanno trovato la morte in nome del 'Califfo'. Ma il coinvolgimento di uzbeki, ceceni, kirghisi non si limita alle zone di guerra. Nel giugno del 2016, un commando Isis composto da un ceceno, un kirghiso e un uzbeko ha fatto strage all'aeroporto di Istanbul.

I morti furono 45, uccisi con armi automatiche ed esplosivi. E dall'Uzbekistan arrivava anche Abdulkadir Masharipov, il 33enne autore del massacro della notte dello scorso Capodanno sempre a Istanbul, 39 i morti. Lo scorso aprile, un camion è piombato sulla folla in pieno centro a Stoccolma, uccidendo quattro persone. L'attentatore era un 39enne, uzbeko. A bordo del mezzo aveva anche un ordigno artigianale, che non è detonato evitando un massacro. Il primo embrione jihadista in Uzbekistan, che ha una popolazione in gran parte musulmana, nasce all'inizio degli anni '90, dopo lo sgretolamento dell'Urss, con il movimento islamico uzbeko (Imu) che proclama guerra per instaurare uno Stato islamico nella valle di Fergana che abbraccia anche il Tagikistan e il Kirghizistan.

L'organizzazione si allea con al Qaeda e i talebani, fino all'adesione all'Isis, nella primavera del 2015. Gli 007 turchi e russi chiamano questa galassia jihadista la 'scuola asiatica'. Si tratta forse della branca più temibile dell'Isis, formata da una galassia di combattenti esperti, tra cui diversi jihadisti veterani dei conflitti in Cecenia e Afghanistan. I loro blitz sono micidiali, con i killer addestrati alle tecniche di assalto militare, le stesse viste a Parigi nell'attacco a Charlie Hebdo o a quello del Bataclan.

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