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3 Novembre Nov 2017 1905 03 novembre 2017

Le grane di Trump in Asia: dalla minaccia Kim alla Cina

Il tycoon attraversa il Pacifico per il suo secondo grande viaggio all'estero. Questione nordcoreana, commercio con Pechino, faccia a faccia con Putin e con "The Punisher" Duterte: i temi caldi.

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Dopo aver passato un anno di campagna elettorale a lamentarsi degli alleati «scrocconi» e delle scorrettezze economiche cinesi, Donald Trump è partito per l'Asia in quello che è il suo secondo grande viaggio all'estero da presidente. Il primo, a fine maggio, era stato dedicato al Medio Oriente e all'Europa, dove aveva rinsaldato la tradizionale politica filo-saudita degli Usa e rassicurato gli alleati della Nato. Questa volta il tycoon affronta alcuni dei problemi più spinosi per la potenza americana, dall'espansionismo cinese nella regione alla minaccia nordcoreana.

Il 3 novembre Trump è arrivato alle Hawaii, il 5 sarà in Giappone, il 7 in Corea del Sud, l'8 in Cina, il 10 in Vietnam e il 12 nelle Filippine. Il 15 l'Air Force One sarà di nuovo negli Usa. Il viaggio comincerà nella maniera più piacevole, con una partita di golf con il primo ministro Shinzo Abe e il golfista professionista Hideki Matsuyama. Si farà in seguito sempre più complesso, fatto di bilaterali con un rivale come il presidente cinese Xi Jinping o con un capo di Stato condannato dalla comunità internazionale come Rodrigo Duterte, leader delle Filippine.

Mappa: Daily Express

La tournée sarà la più lunga fatta da un presidente americano dal 1991, quando l'allora Commander in Chief George Bush Sr fece una delle più grandi figuracce della storia della diplomazia: alla fine del viaggio vomitò sulle gambe del primo ministro giapponese Kiichi Miyazawa. Ma basta molto meno per offendere gli ospiti. Nel 2014, Obama si presentò a un meeting a Pechino masticando una cicca e venne duramente criticato. Conoscendo i modi spesso poco prudenti di Trump, il timore che possa fare gaffe è piuttosto alto tra i suoi consiglieri e accompagnatori (da segnalare, tra gli altri, il rappresentante per il commercio Robert Lighthizer, il segretario al Commercio Wilbur Ross e il segretario di Stato Rex Tillerson). Anche perché alcuni degli argomenti che saranno trattati sono molto delicati.

1. La questione nordcoreana

È stato il consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster a mettere in chiaro la visione di Trump: «quella nordcoreana è una minaccia al mondo e la risposta deve essere globale, con l'obiettivo di una denuclearizzazione completa, verificabile e totale». Forse per cercare di non alzare le tensioni, il tycoon ha deciso di non visitare la zona demilitarizzata al confine tra le due Coree. Ma non per questo terrà un basso profilo. Il viaggio lo porterà faccia a faccia con alleati e rivali che hanno già mostrato insofferenza per le sparate o i tweet al fulmicotone dell'inquilino della Casa Bianca. Uno degli obiettivi dichiarati di Trump è convincere gli attori della regione ad assumere un atteggiamento più duro con il regime di Kim Jong Un e non lasciare che siano solo Cina e Usa a dare le carte. Tuttavia, il vero traguardo sarà quello di ottenere assicurazioni proprio da Pechino sull'implementazione effettiva delle sanzioni già attive.

2. Le relazioni commerciali con la Cina

Nel suo primo viaggio in Cina, Trump dovrà affrontare una ragnatela di questioni diplomatiche, economiche e militari forse mai toccata a nessuno dei suoi predecessori. I rapporti con Pechino, nonostante fosse nella propaganda trumpiana il nemico numero uno, non si sono deteriorati e la rivalità non è più forte ora di quanto lo fosse con Obama. Trump, tornato a più miti consigli dal giorno dell'insediamento, ha anzi sbandierato più volte i suoi ottimi rapporti con Xi Jinping. Questo non vuol dire che i temi caldi sul piatto mancheranno. Il presidente Usa si dovrà confrontare con l'espansionismo militare di Pechino nel Mar cinese meridionale e con quello economico in tutta la regione. Dovrà tentare di trovare accordi commerciali più favorevoli per gli Stati Uniti (gli Usa hanno un deficit da 347 miliardi di dollari nella bilancia degli scambi), cercando contemporaneamente di ottenere garanzie sulla linea dura da tenere contro Kim.

3. L'ombra del Russiagate e la questione Putin

Trump e il presidente russo Vladimir Putin non hanno escluso un incontro durante il viaggio. «Potrebbe esserci un incontro con Putin», ha detto alla Fox il presidente prima di partire. «La Russia è molto importante perché ci può aiutare con la Corea del Nord. Ci può aiutare con la Siria e dobbiamo parlare dell'Ucraina», ha aggiunto. L'incontro potrebbe avvenire a margine del vertice Apec a Danang, in Vietnam. Il tutto mentre a Washington il cosiddetto Russiagate è esploso dopo gli arresti di alcuni ex collaboratori del magnate. Il problema per Trump è che deve contemporaneamente raggiungere due obiettivi: riallacciare un rapporto solido con Mosca, sempre più legata a Pechino, anche e soprattutto in funzione dell'isolamento nordcoreano e allo stesso tempo non dare impressione in patria di stare flirtando con il presidente russo (accusato di aver influenzato le elezioni Usa).

4. Il faccia a faccia con Duterte

Il Commander in Chief deve affrontare un'altra questione politicamente rischiosa: l'incontro con il presidente filippino Rodrigo Duterte, soprannominato “il Trump d'Oriente” o "The Punisher", e nel mirino della comunità internazionale per le appurate violazioni dei diritti umani commesse nell'arcipelago asiatico. Il loro incontro ha già messo in allarme le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, timorose che una “benedizione” da parte di Trump possa essere vista da Duterte e da tutti i regimi del mondo come un endorsement a politiche autoritarie quali gli omicidi di Stato e le detenzioni illegali. Il presidente Usa arriva però nelle Filippine con una tentazione: dimostrare di aver riallacciato buone relazioni con il Paese dopo il gelo nato durante l'amministrazione del suo predecessore (Obama era stato chiamato da Duterte letteralmente «figlio di p.»). Considerato lo scarso interesse dimostrato dal magnate per le questioni umanitarie, è probabile che si lascerà tentare.

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