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Guerra in Siria

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3 Novembre Nov 2017 0800 03 novembre 2017

Turchia, Erdogan prepara l'offensiva in Siria contro la Rojava

Dopo ldlib, le truppe di Ankara sono pronte a invadere Afrin. Il cantone più occidentale dei curdi. Strategico come Kirkuk, in Iraq. Dietro le manovre, il patto di spartizione con Russia e Iran.

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Un lasciapassare per il Nord della Siria: dalla roccaforte dei ribelli di Idlib verso il cantone curdo di Afrin, prima della guerra parte del conteso governatorato di Aleppo. Il patto tra Turchia, Russia e Iran (con il beneplacito degli Usa) che, soprattutto attraverso i negoziati di Astana del Cremlino, ha permesso una nuova spartizione della Siria dagli accordi del 1900 tra le potenze coloniali prevede evidentemente che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan possa penetrare, senza essere davvero ostacolato, nella fascia settentrionale che, finanziando i gruppi islamisti, ambiva ad accaparrarsi, e bloccare così a Ovest l'espansione curda sua massima preoccupazione.

IL PATTO PUTIN-ERDOGAN. La capitolazione dell'Isis a Raqqa accelera le mosse degli attori internazionali che escono sempre più allo scoperto. Dopo sette anni di devastazioni, Erdogan ha accettato la riconquista di Aleppo, grazie ai raid a tappeto russi, dell'esercito governativo siriano di Bashar al Assad e delle milizie di rinforzo libanesi Hezbollah create dall'Iran. Ma in cambio della resa dei ribelli nella metropoli ha ottenuto, per prima cosa, la provincia a maggioranza musulmana sunnita di Idlib: avamposto degli insorti dal 2011 e per quattro secoli, tra il 1500 e il 1800, parte come Aleppo dell'impero ottomano che il partito Akp al potere in Turchia punta a ricostituire, almeno come forte area di influenza.

La Rojava curda.

WIKIPEDIA

Da un raid sulla provincia, al confine con la Turchia e abitata al Nord da turcomanni, rientrava il caccia russo abbattuto alle fine del 2015 dai turchi sulla frontiera. Dopo le scuse di Erdogan all'omologo russo Vladimir Putin che hanno sciolto un gelo diplomatico durato alcuni mesi, l'accordo tra i due leader sulla Siria non poteva trascendere dall'assegnazione al controllo di Ankara della regione di Idlib: occupata dal 2015 dal fronte dei qaedisti di al Nusra (diventati intanto i capofila dei ribelli), nell'ottobre scorso con la scusa di «bonificare la provincia dai terroristi per una questione di sicurezza nazionale» Erdogan ha avviato operazioni militari nella zona.

IDLIB SOTTO I TURCHI. Ufficialmente le forze sul campo dovevano essere solo i ribelli siriani moderati da loro addestrati. Ma nei fatti, in una missione fotocopia dello Scudo Eufrate lanciata un anno fa da Erdogan nel Nord dell'Iraq subito dopo la riconquista di Mosul, cospicue unità delle forze armate turche sono penetrate rapidamente nel territorio di Idlib: una delle cinque zone di descalation controllate dai ribelli, da monitorare secondo la mappa dell'intesa firmata e affinata nei colloqui nella capitale kazaka. Il Nord-Ovest della Siria è stato concordato sotto la tutela turca: alla vigilia del lancio dell'operazione, il 28 settembre Putin è atterrato ad Ankara. Erdogan il 4 ottobre è poi volato a Teheran.

L'operazione su Idlib è quasi completata, ora tocca ad Afrin

Recep Tayyip Erdogan

Forze turche a Idlib.

GETTY

Ma la maggiore contropartita per la tregua di Aleppo è l'accesso turco a parte della regione curdo-siriana della Rojava. Ai deputati dell'Akp Erdogan ha detto che, «con Idlib ormai quasi completata, è il turno di Afrin»: il lembo più occidentale (dopo Jazira, Kobane e Shahba) della striscia presidiata dalle brigate Ypg, che armate dagli Usa hanno condotto la liberazione di Raqqa ma che sono anche il ramo siriano del Pkk dei curdi in Turchia di Abdullah Öcalan. Ankara è pronta a far scattare l'offensiva su Afrin: un cantone a maggioranza curda, anche se staccato dagli altri tre, che per due terzi della frontiera confina con la Turchia e per la restante parte in Siria con le zone ricomanne o tornate ad Assad.

L'ATTACCO AD AFRIN. Parte dell'impero ottomano, riconosciuta come zona curda, fino al crollo della Prima guerra mondiale, e poi del governatorato di Aleppo fino alle presa curda del 2012, Afrin è – come Kirkuk in Iraq rioccupata dal governo centrale – un distretto molto esposto: invaderlo è l'ideale per le mire di contenimento dei curdi di Erdogan, caposaldo della sua politica estera e anche interna. Il presidente turco non manca l'occasione per accusare gli Usa di «armare le brigate Ypg che ormai controllano il 25% della Siria, più del 20% dei ribelli». Iran e Russia lo appoggiano e ormai anche Assad, pur di riappropriarsi – dopo sette anni di inutili devastazioni – della maggior parte della Siria.

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