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4 Novembre Nov 2017 1500 04 novembre 2017

Gay ceceni, il Cremlino avvia una indagine su violenze e scomparse

La garante per i diritti umani di Mosca vuole andare a fondo. Dopo le menzogne delle autorità locali e la testimonianza chiave di un sopravvissuto, l'aria sembra essere cambiata. 

  • Giancarlo Castelli
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La presa in giro parecchio cialtrona delle autorità cecene che avevano cercato di insabbiare la scomparsa di decine di gay spacciando documenti contraffatti aggiunta alla testimonianza diretta di un sopravvissuto pubblicata alcuni giorni fa in esclusiva dalla Novaja Gazeta devono aver convinto Tatjana Moskalkova, ombudsman dei diritti umani del Cremlino, che si era arrivati al limite. E così lei ha deciso di fare sul serio, dando il via a un'indagine ufficiale sulla scomparsa degli omosessuali ceceni che, secondo il quotidiano che fu di Anna Politkovskaja, sarebbero stati deportati dalle loro case e rinchiusi in alcuni luoghi segreti, torturati, uccisi e seppelliti in tutta fretta.

L'INCHIESTA DELLA NOVAJA GAZETA. Un anno fa, la Novaja Gazeta aveva cominciato a raccogliere le denunce delle associazioni Lgbt locali che, pur tra mille difficoltà riescono, assieme ad associazioni per i diritti umani come Memorial, a gettare una luce su quello che accade nella Repubblica del presidente Ramzan Kadyrov dove l'intolleranza nei confronti dei cosiddetti «orientamenti sessuali non tradizionali» è all'ordine del giorno. Ogni sforzo però si è infranto contro un muro di gomma difficile da abbattere.

KADYROV: «NON ESISTONO GAY IN CECENIA». Basta ricordare le parole con cui Kadyrov aveva commentato le denunce di sequestri e violenze: «Non esistono casi di gay scomparsi in Cecenia semplicemente perché da noi i gay non esistono», aveva messo in chiaro, «e tutti ci atteniamo a un corretto comportamento morale». Dalla moschea di Grozny, il «cuore della Cecenia», erano arrivate addirittura minacce al quotidiano vicino all'opposizione russa. «In considerazione dell'insulto ai fondamenti secolari della società cecena e alla dignità degli uomini ceceni», recitava il messaggio, «promettiamo che la nostra risposta contro gli istigatori sarà dura e non avrà prescrizione alcuna».

Tatjana Moskalkova, garante dei diritti umani del Cremlino

Certo è che la vicenda ha toccato un nervo scoperto della società cecena e russa in generale. Lo dimostra anche l'improvvisazione con cui le autorità hanno cercato di correre ai ripari, prima con le inchieste monche del Skr, il Comitato investigativo russo guidata da Aleksandr Bastrykin (che già deve affrontare lo scandalo degli arresti per corruzione di alcuni suoi funzionari) e del Comitato investigativo per l'area del Nord-Caucaso che, per bocca del suo dirigente Igor Sobol aveva dichiarato scaduti i tempi di prescrizione. Poi con le grottesche rassicurazioni del capo della polizia di Grozny che, pur negando i fatti, si era detto persino favorevole a una manifestazione in favore del Gay Pride in Cecenia. Persino Putin, pochi giorni dopo la pubblicazione dell'inchiesta, aveva convocato Kadyrov per avere chiarimenti. Anche in questi caso, il presidente ceceno, tra una risatina nervosa e l'altra, aveva negato ogni tipo di persecuzione contro i gay definendo i giornalisti della Novaja «calunniatori».


LA TESTIMONIANZA CHIAVE DI LAPUNOV. La testimonianza diretta di Maxim Lapunov, gay russo residente in Cecenia scampato al lager, rappresenta però un punto fermo in questa palude. In conferenza stampa l'uomo ha raccontato la sua deportazione, le torture subite e l'accusa di essere arrivato dalla Russia per traviare i «normali» uomini ceceni. Lui che, come scrive la Novaja, è un «uomo mite, gentile e intelligente che, come in una favola surreale, vive vendendo in strada palloncini colorati».

UN CASTELLO DI CARTE CADUTO. Il castello di menzogne sotto il quale le autorità cecene hanno cercato di nascondere la scomparsa di decine di omosessuali, una cortina fumogena fatta di documenti d'identità contraffatti, di trasferimenti improvvisi a Mosca e di certificati sospetti di morti naturali - dall'attacco cardiaco alla crisi ipertonica - è così crollata convincendo la garante per i diritti umani del Cremlino ad andare fino in fondo. Non solo ha imposto l'apertura di una nuova indagine perché la precedente era stata svolta superficialmente ma anche chiesto che i gay testimoni vengano messi sotto protezione. Un passo avanti per la Novaja Gazeta che in questi mesi ha speso parecchie energie per denunciare le scomparse. Ma ora si attende che alle parole seguano fatti concreti perché non si riduca tutto, come spesso accade, a uno sterile piàr, propaganda.

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