Principe William Vita 130712211124
5 Novembre Nov 2017 1939 05 novembre 2017

Paradise Papers, nuovo scandalo fiscale su vip e potenti: cosa sappiamo

Dopo i Panama Papers un altro ciclone investe i big del mondo. Dalla regina Elisabetta a Lewis Hamilton, passando per il cofondatore di Microsoft Paul Allen e Madonna: tutte le star coinvolte.

  • ...

Le elite mondiali cercano di sfuggire le tasse e fanno 'volare' i loro investimenti nei paradisi fiscali. E sono tanti i vip, i protagonisti del mondo dello spettacolo e della politica a farlo. Compresa la famiglia dei reali d'Inghilterra con Elisabetta II e il principe Carlo, che compaiono con popstar del calibro di Bono e Madonna, tra le personalità eccellenti citate dalle rivelazioni choc contenute nelle nuove carte dei Panama Papers, per l'occasione ribattezzati 'Paradise Papers'. Una lista 'nera' contenuta negli oltre 13,4 milioni di documenti riservati ottenuti dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, che a sua volta li ha condivisi con l'International consortium of investigative journalists e i suoi partner tra i quali il Guardian, la Bbc, il New York Times e l'Espresso che pubblica in esclusiva per l'Italia insieme con Report, la trasmissione d'inchiesta di Raitre.

INVESTIMENTI DELLA CASA REALE NEGLI ULTIMI 12 ANNI. Fra gli investimenti offshore che compaiono dalle nuove carte ci sono anche milioni di sterline di profitti generati da proprietà private della sovrana d'Inghilterra. La Regina Elisabetta risulta infatti aver investito ingenti somme nel paradiso fiscale della Cayman attraverso il Ducato di Lancaster, stando alle rivelazioni del Guardian. Per quel che riguarda i profitti generati da proprietà reali britanniche, ad aggravare la situazione c'è il fatto che, sebbene probabilmente in modo legale, questo denaro della Regina Elisabetta sarebbe stato investito negli ultimi 12 anni - dopo il passaggio offshore - anche in catene commerciali come Threshers e BrightHouse: criticate da tempo per il presunto sfruttamento di lavoratori, famiglie povere e persone vulnerabili. Il Ducato di Lancaster, per parte sua, ha fatto sapere di non essere a conoscenza della destinazione finale verso tali società di una parte delle somme affidate a promotori finanziari. Imbarazzo pure per Lord Ashcroft, businessman ed ex dirigente del Partito Conservatore britannico, che avrebbe a sua volta nascosto una fortuna pari a 450 milioni su conti offshore.

SOTTO I RIFLETTORI ANCHE IL PRINCIPE CARLO. Tra le carte si scoprono anche gli affari di un altro membro della famiglia reale. Gli asset privati del principe Carlo d'Inghilterra hanno investito milioni di sterline in fondi e società offshore, tra cui quella in una società delle Bermuda gestita da uno dei suoi migliori amici, secondo documenti dei Paradise Papers. Stando al Guardian online, la decisione del Duchy of Cornwall (Ducato di Cornovaglia) di comprare titoli era considerata molto sensibile, e i membri del suo board che hanno investito in terre per proteggerle dalla deforestazione, erano tenuti al segreto. Secondo il quotidiano, prima della fuga di notizie, gli investimenti offshore del principe non erano conosciuti. Nel portafoglio della 'private estate' di Carlo ci sono in particolare quote in una compagnia chiamata Sustanaible Forestry Management (Sfm) acquistate all'inizio del 2007. La società, registrata alle Bermuda, è stata creata nel 1999, per vendere carbon credit (crediti di emissione). Ci lavorava Hugh Van Cutsem, un allevatore di cavalli milionario che ha conosciuto Carlo a Cambridge negli anni sessanta. Van Cutsdem, morto nel 2013, era uno dei direttori di Sfm, il cui obiettivo era di generare «ampi guadagni investendo nelle foreste tropicali e subtropicali».

LEGAMI TRA UN SEGRETARIO DI TRUMP E LA RUSSIA. La nuova 'puntata' dei Panama Papers riguarda affari e operazioni finanziarie spregiudicate attribuite anche a figure dell'amministrazione di Donald Trump. Nelle carte compare il segretario al Commercio del Tycoon, Wilbur Ross, che avrebbe gestito affari che hanno legami con il genero del presidente russo Vladimir Putin. Si tratta in particolare di una società di navigazione nella quale Ross ha interessi e con la quale avrebbe effettuato una serie di investimenti offshore, stando alle rivelazioni. Non si salvano neanche il braccio destro e regista dell'ascesa politica del premier canadese Justin Trudeau, Stephen Bronfman, e i colossi Usa Apple e Nike (accusati di aver usato artifici vari per eludere il fisco), oligarchi e imprese a partecipazione statale russi, con il coinvolgimento di Paesi vari: da Malta alla Repubblica del Congo.

NELLE CARTE CENTINAIA DI NOMI. L'Espresso cita anche la regina «Noor di Giordania indicata come beneficiaria di due trust nell'isola di Jersey». E ci sono pure 16,5 milioni di sterline riconducibili a Lewis Hamilton, sottratti al fisco e trasferiti con «un marchingegno» su conti offshore dell'Isola di Man, tra gli altarini svelati dai Paradise Papers. L'iridato britannico di Formula 1, da poco campione del mondo per la quarta volta, viene additato dal Guardian, che gli attribuisce inoltre una fortuna pari a 130 milioni sparsa in paradisi fiscali come Malta o Guernsey. Hamilton si sarebbe in particolare fatto rimborsare 3,3 milioni di sterline d'Iva (Vat in inglese) sull'acquisto di un jet privato, trasferito fiscalmente sull'Isola di Man nel 2013 facendo apparire il tutto come un'operazione di leasing consentita - nel Regno Unito o nell'Ue - solo per velivoli usati a scopo di business commerciale e non a titolo personale. Secondo la Bbc le rivelazioni sono solo la punta dell'iceberg. Tra le carte centinaia di persone e società che hanno legami con il Regno Unito, tra politici, multinazionali, celebrità e personaggi di alto spessore che hanno utilizzato strutture complesse di trust, fondazioni e società 'fittizie' con un sistema di scatole cinesi per proteggere le loro ricchezze e nasconderle ai funzionari del fisco. «L'evasione ed elusione fiscale delle corporation sottrae ai Paesi più poveri 100 miliardi di dollari l'anno, sufficienti per mandare a scuola 124 milioni di ragazzi e salvare la vita di 6 milioni i bambini», denuncia intanto l'Oxfam che chiede ai governi una 'lista nera' dei paradisi del fisco.

CORBYN: «LA REGINA CHIEDA SCUSA». Nel Regno Unito la vicenda Paradise Papers è già diventata una materia di polemica politica. Il leader dei laburisti inglesi Jeremy Corbyn, infatti, al termine della conferenza annuale della Cbi (la Confindustria britannica), ha lasciato intendere che la regina Elisabette dovrebbe chiedere scusa. Sostendendo che tutti coloro che utilizzano per i loro interessi i paradisi fiscali, oltre a scusarsi, devono riconoscere il danno che provocano ai servizi pubblici nel Regno Unito e quindi alla società.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso