HARIRI
6 Novembre Nov 2017 1122 06 novembre 2017

Libano, le dimissioni di Hariri e il risiko nella regione

L'addio a sopresa del premier e il suo attacco all'Iran e Hezbollah si inseriscono nel braccio di ferro tra Teheran e Arabia Saudita per il predominio dell'area. Beirut crocevia di interessi economici e geopolitici ora rischia di ripiombare nell'instabilità.

  • Paolo Celi
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da Beirut

Venerdì 27 ottobre il primo ministro libanese, Saad Hariri, aveva partecipato a un’affollata convention sulle prospettive di sviluppo del Libano. Dal suo discorso emergeva l’orgoglio di guidare un governo che in 10 mesi aveva realizzato riforme che il Paese aspettava da più di dieci anni, come quella elettorale e quella della scala salariale dei dipendenti pubblici. Un governo pronto a continuare su questa strada, secondo le parole del premier. Al termine del suo discorso Hariri si era addirittura attardato tra la folla, accettando di buon grado di fare selfie con centinaia di sconosciuti. Sembrava un uomo deciso e sicuro. Nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto una settimana dopo.

LE DIMISSIONI ANNUNCIATE DA RIAD. Il sabato successivo da Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, con un messaggio televisivo diffuso da Al Arabya Hariri ha annunciato a sorpresa le sue dimissioni da capo del governo libanese. Le ragioni: da un lato la pesante influenza dell’Iran sul Libano e dall’altra la paura per la propria vita. Infatti, secondo fonti vicine al leader, un attentato contro di lui sarebbe stato sventato pochi giorni prima delle dimissioni. Notizia che però è stata smentita con decisione dal generale Ibrahim, capo dei servizi di sicurezza libanesi. A destare sopresa però non sono state soltanto le dimissioni, ma soprattutto il violento attacco che Hariri ha riservato a Iran e Hezbollah, il partito filo iraniano presente con alcuni ministri anche nel suo governo.

L'ATTACCO A TEHERAN E HEZBOLLAH. «Dove l'Iran è presente semina divisione e distruzione», ha detto l'ormai ex premier dal Ritz Hotel di Riad alla presenza del principe della corona saudita Mohammed bin Salman, «la prova di questo è nella sua interferenza nei Paesi arabi (Siria e Yemen ndr), per non parlare del suo profondo rancore nei confronti della nazione araba. (...) Hezbollah è il braccio dell'Iran non solo in Libano, ma anche in altri Paesi». E ha aggiunto: «L’Iran e i suoi accoliti sappiano che le mani che attaccano gli Stati arabi saranno tagliate. E il male ricadrà su coloro che lo promuovono».

Hariri in visita da Trump lo scorso luglio.

Le dimissioni di Saad Hariri aprono una nuova fase della vita libanese, al momento difficile da prevedere. Soprattutto perché il piccolo, ma strategico, Libano è al centro di un gioco di potere che vede contrapposte le due potenze regionali, Arabia Saudita e Iran e le superpotenze mondiali, Usa e Russia con al fianco la Cina. La posta in gioco è la solita: petrolio, gas e i percorsi degli oleodotti e dei gasdotti verso l’Europa e l’Asia. A tutto questo si deve anche aggiungere il controllo militare sul Mediterraneo del Sud e sul Nord Africa.

IL CORRIDOIO SCIITA. «Di nuovo il Libano rischia di essere il campo di battaglia, spero non militare, delle potenze regionali e mondiali», spiega a Lettera43.it Hazen Mansoor, docente di storia del Medio Oriente in un’università libanese. «Il Paese dei Cedri, a causa della radicata presenza politica e militare degli sciiti di Hezbollah, rappresenta la testa di ponte sul Mediterraneo di quello che è ormai chiamato 'corridoio sciita'. Un percorso religioso, politico ed economico che parte da Teheran, passa da Baghdad e Damasco per raggiungere il Mediterraneo in Libano. Il 'corridoio' da sempre è lo spettro che terrorizza i Paesi del Golfo, sunniti, e l’opposizione alla sua nascita guida la politica dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati, primi gli Stati Uniti».

LA PARTITA SIRIANA. Il tentativo di impedire il rafforzamento della leadership iraniana nella regione è, secondo molti, alla base della guerra civile in Siria. «I Paesi del Golfo e gli americani», dice ancora Mansoor, «hanno cavalcato, se non costruito, la rivolta siriana con l’obiettivo di rovesciare Bashar al-Assad. Dopo sei anni e più di sanguinosa guerra civile il risultato sembra essere diametralmente opposto alle loro aspettative. Anche grazie all’intervento russo Assad e l’Iran stanno vincendo quella guerra e Hezbollah, che pure ha perso molti uomini in Siria, ne esce vincente e con un arsenale fortemente rinvigorito dagli approvvigionamenti russi e iraniani».

In questo quadro si inseriscono le dimissioni di Hariri, che rituffano il Libano nell’incertezza e nell’instabilità. Al di là di ogni valutazione sull’operato del suo governo si deve riconoscere che l’accordo, che portò prima alla nomina di Michel Aoun a Presidente della Repubblica e poi alla sua a premier, permise di sbloccare uno stallo politico che durava da più di due anni. L’accordo tra vecchi avversari e la formazione di un governo di unità nazionale avevano fatto ben sperare per il futuro. Nonostante le divisioni profonde il governo Hariri era anche riuscito ad approvare, per la prima volta dopo più di dieci anni, la legge finanziaria.

RISCHIO INSTABILITÀ DIETRO L'ANGOLO. Ora il Paese corre il rischio di ripiombare nell’instabilità e nello stallo istituzionale, in un momento particolarmente delicato. Un dato su tutti: il Libano da circa tre anni accoglie un milione e mezzo di rifugiati siriani, a fronte di una popolazione di quattro milioni. Facile immaginare le conseguenze di questo sul piano sociale ed economico. «Alcuni effetti di questa crisi di governo», fa notare Mansoor, «sono immediati per il nostro Paese. Per esempio si stavano per lanciare, dopo anni di attesa, le gare per iniziare a trivellare i giacimenti di gas e petrolio al largo delle nostre coste. Ora tutto si bloccherà, per la gioia di Israele che vanta diritti su quei giacimenti e che anche per questo plaude alle dimissioni di Hariri. Naturalmente Tel Aviv è schierata con Hariri perché chiunque attacchi Hezbollah e l’Iran è un suo alleato»

DAL PREDOMINIO IRANIANO A QUELLO SAUDITA? Il giorno prima del suo annuncio a Beirut Hariri aveva incontrato Ali Akbar Wilayati, consulente diplomatico del capo supremo dell'Iran Ali Khamenei. Dopo l’incontro il funzionario iraniano aveva reso omaggio a Hariri lodando il governo libanese capace di riunire le opposte coalizioni. Le dimissioni di Hariri sono dunque arrivate come un fulmine a ciel sereno, ma forse non per tutti. Da diversi giorni, infatti, il ministro saudita per gli Affari del Golfo, Thamer al-Sabhan, lanciava violenti attacchi contro l'Iran e Hezbollah, invitando il governo libanese a fare pressioni sul partito sciita. Thamer al-Sabhan aveva anche dichiarato: «Chi pensa che le mie dichiarazioni siano solo il mio punto di vista resterà deluso. Nei prossimi giorni accadrà qualcosa di straordinario». «Secondo l’ex-primo ministro», conclude Mansoor, «le sue dimissioni serviranno a combattere il predominio iraniano in Libano, ma chi combatte quello saudita?».

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