Putin Bin Salman
DIPLOMATICAMENTE 7 Novembre Nov 2017 1714 07 novembre 2017

L'irruento bin Salman e la pericolosa ossessione per l'Iran

Per il giovane principe ereditario saudita il confronto/scontro con Teheran sembra aver assunto la soglia della maggiore criticità. Ma così si rischia di scavare temibili crepe politico-settarie nella Regione.

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L’Arabia Saudita torna prepotentemente alla ribalta dell’attualità politica internazionale e lo fa attraverso colui che si sta imponendo come il suo primo attore, cioè "Mbs", come viene chiamato in patria Mohammed bin Salman, il 32enne principe ereditario figlio del re Salman.

SPAZI DI POTERE INCONSUETI. Definito di volta in volta come uno spregiudicato, un visionario, un illuminato, un assetato di potere, un vendicativo, a seconda della simpatia o dell’antipatia di cui è fatto oggetto, questo rampollo di Casa reale allarga giorno dopo giorno il suo spazio di potere che ha già raggiunto livelli e latitudine del tutto inconsueti per un principe ereditario e, per di più, di così recente nomina.

CORRUZIONE SOTTO ACCUSA. E ora ha compiuto un brusco e significativo passo in avanti sollevando la bandiera dell’onestà con un gesto clamoroso da un lato e brutale dall’altro; clamoroso perché ciò che è stato messo sotto accusa è stata la «corruzione», una parola tanto bisbigliata nei salotti quanto denunciata tra la popolazione, soprattutto quella giovanile - oltre la metà della popolazione ha meno di 30 anni - che forma il grande parterre dei suoi sostenitori. Brutale perché lo sventolio di quella bandiera è stato accompagnato dalla messa in detenzione, dorata trattandosi di un albergo di lusso, ma pur sempre detenzione, di una serie di personalità di tutto rilievo del mondo saudita.

Arabia Saudita, arrestati principi ed ex ministri con l'accusa di corruzione

Undici principi e un totale di 38 tra ex ministri, ex vice ministri e uomini d'affari sono stati arrestati in Arabia Saudita nell'ambito dell'operazione anticorruzione voluta dal re Mohammed Salman e sono detenuti in alberghi a cinque stelle di Riad, tra i quali il Ritz-Carlton. Le manette sono scattata all'alba del 5 novembre.

Sono stati arrestati il principe Al Waalid - multimiliardario noto per le cospicue acquisizioni e partecipazioni finanziarie in tutto il mondo, compresa l’Italia, e per la sua frequentazione del jet set internazionale -, il comandante della guardia nazionale, il ministro dell’Economia e il fratello di Bin Laden, a capo di un poderoso gruppo imprenditoriale oltre ad altri, per un totale di 11 principi e decine fra ministri, ex ministri e alti funzionari.

SCHIAFFO ALLA NOMENKLATURA. «Nessuno può porsi al di sopra della legge», ha tuonato nel motivare la determinazione presa dalla speciale Commissione di cui è stato messo a capo con un’impressionante dotazione di poteri di indagine e di incarcerazione. Con quest’operazione, che tra l’altro sta proseguendo con altri arresti ed è stata preceduta da quasi un centinaio di incarcerazioni, Mbs ha dato un visibile schiaffo a uno scampolo di certa “nomenklatura” per significare che un certo, disinvolto e padronale uso del denaro pubblico ha fatto il suo tempo.

Arabia Saudita, tutti gli uomini "purgati" da bin Salman

L'erede al trono di Riad ha decapitato la vecchia classe dirigente militare, politica ed economica. Un'epurazione in stile Erdogan. Dal "Warren Buffett arabo" in giù, chi sono gli incarcerati di lusso. Una purga mascherata da sensazionale operazione di trasparenza, in vista della sempre più vicina salita al trono senza nemici influenti attorno.

È stato anche ruvido messaggio dato alla cosiddetta nuora perché (anche) la suocera già nel possibile mirino intenda? Penso proprio di sì perché si tratta di un segnale che traguarda un orizzonte di moralizzazione di cui il Paese ha estremo bisogno.

UNO STRAPOTERE ACCUMULATO. Questa è però solo una faccia della medaglia, l’altra essendo rappresentata dall’avvio di una selettiva opera di emarginazione di potenziali avversari e al contempo un avvertimento per quanti nella Casa reale assistono con crescente fastidio allo strapotere che sta accumulando questo Principe: una prova di forza nella prospettiva della sua ascesa al trono che non credo tarderà molto, viste anche le condizioni di salute del padre 81enne.

IL MONDO DEGLI AFFARI ALLA FINESTRA. Interessante rilevare come quest’operazione sia stata fatta scattare all’indomani di un grande incontro con uomini d’affari provenienti dai quattro angoli della terra e come dopo un momentaneo sbandamento la Borsa di Riad sia tornata a salire; segno che il mondo degli affari si è messo o ha voluto dare l’idea di essere pronto a mettersi al vento.

Mohammed bin Salman ha iniziato un processo di modernizzazione della vita sociale, rompendo alcuni tabù di pesante condizionamento della vita della donna e di freno allo sviluppo del turismo

Anche la famiglia religiosa ha mostrato di apprezzare questa dichiarata volontà di affermazione della legalità dopo aver in qualche modo metabolizzato le spinte impresse da Mohammed bin Salman - per noi assai caute, per la maggioranza dei sauditi rivoluzionarie - a favore del processo di modernizzazione della vita sociale, rompendo alcuni tabù di pesante condizionamento della vita della donna (dal divieto di guidare a quello dell’esercizio di certi mestieri) e di freno allo sviluppo di un turismo non legato al pellegrinaggio ai luoghi, santi per l’islam, di Mecca e Medina.

LE MANI SUI SETTORI NEVRALGICI. Vorrei ribadire, per la cronaca, che il potere di Mbs investe ormai trasversalmente i principali settori nevralgici del Paese; tra questi la difesa e l’economia. In quest’ultima veste - è presidente del Consiglio per gli Affari economici e di Sviluppo - ha lanciato un processo di riforme dall’emblematico titolo “Vision 2030” destinato, nelle intenzioni, a una diversificazione dell’economia saudita di tale portata dall’emanciparla dalla dipendenza del petrolio. Processo ritenuto da altri un avventuroso e pericoloso percorso.

FORMATA UNA COALIZIONE ARABA. Nel suo ruolo di ministro della Difesa ha raccolto la richiesta di aiuto del legittimo presidente dello Yemen promuovendo la formazione di una coalizione araba (Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati) con l’obiettivo di sconfiggere gli Houthi, promotori dell’insurrezione del 2014. Su questa operazione le voci critiche sono prevalenti e si appuntano al rischio che il Paese stia sprofondando in una sorta di Vietnam saudita.

Bin Salman con Donald Trump.

GETTY

Critica piuttosto fondata, all’apparenza, ma che non tocca il cuore del problema, la posta in gioco di tale intervento, e cioè la guerra per procura che, secondo Riad, sarebbe stata innescata da Teheran nell’ambito della sua politica di “destabilizzazione” della regione. Un’accusa che Teheran respinge naturalmente, ma che gli ultimi sviluppi - tra l’altro il lancio di un missile diretto sull’aeroporto della capitale saudita - sembrano confermare. Del resto anche Barack Obama che pure non ha risparmiato energie e volontà politica per raggiungere il ben noto accordo sul nucleare iraniano (joint comprehensive plan of action) lo aveva più volte denunciato.

COMPLOTTO CONTRO IL LIBANO? Ebbene, per il giovane principe ereditario il confronto/scontro con Teheran sembra aver assunto la soglia della maggiore criticità, da ultimo con l’accusa di essere parte di un presunto complotto per eliminare il primo ministro libanese Hariri, inducendolo a riparare a Riad e annunciare da lì le sue dimissioni.

Bin Salman sembra deciso a cavalcare fino in fondo la ritrovata alleanza con l’Amministrazione Trump che non manca di ribadire le ragioni della sua avversione verso la politica regionale iraniana

Dalle informazioni che stanno emergendo la vicenda assumerebbe in realtà i contorni di una forzatura politica duramente stigmatizzata dalle autorità iraniane, ma ciò che appare certo è che l’andamento della guerra in Siria e il ruolo non indifferente giocatovi da Hezbollah e dalle milizie controllate dall’Iran stia galvanizzando le ambizioni della componente sciita libanese e di riflesso dell’influenza iraniana in quel Paese.

OSSESSIONI MAI BUONE CONSIGLIERE. Mohammed bin Salman sembra deciso a cavalcare fino in fondo la ritrovata alleanza con l’Amministrazione Trump che non manca di inviare messaggi di sostegno alla sua azione complessiva e a ribadire le ragioni della sua avversione nei riguardi della politica regionale iraniana. Forse confida anche sul fatto che Putin non sia alieno a vedere all’opera un certo freno alla spinta espansiva di Teheran. Ma si sa che in politica le ossessioni - e quella riguardante l’Iran la è, seppure con fondamento - non sono buone consigliere. Tanto più se suscettibili di scavare ulteriormente le già temibili crepe politico-settarie che ritagliano l’intero territorio regionale.

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