Bin Salman Arabia Saudita
FRONTIERE
9 Novembre Nov 2017 0900 09 novembre 2017

Arabia Saudita, il golpe di bin Salman è una vera purga staliniana

Altro che prigionieri di lusso in hotel a cinque stelle e arresti incruenti in nome della corruzione: il principe ha messo in atto una feroce eliminazione dell'avversario. In un clima di tensione con l'Iran.

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Altro che principi sauditi prigionieri di lusso in hotel 5 stelle da sogno: in Arabia Saudita i principi ribelli in realtà vengono anche presi a mitragliate. Il “golpe di palazzo” a puntate che Mohammad Bin Salman ha iniziato a luglio 2017 non è affatto incruento, ma ha le tinte delle più fosche purghe staliniane.

ELICOTTERO ABBATTUTO IN VOLO. Non a caso, le due vittime più illustri della “notte dei lunghi coltelli” che sta sconvolgendo la corte saudita sono i potenti principe Abdulaziz bin Fahad (quindi figlio del re Fahad, morto nel 2005), ucciso in una sparatoria tra le sue guardie del corpo e le forze di sicurezza che intendevano arrestarlo e il principe Mansour bin Muqrin, il cui elicottero - secondo l’attendibile quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth - è stato abbattuto in volo da un caccia saudita mentre tentava di fuggire in Yemen ed è morto assieme agli 8 altri passeggeri e ai membri dell’equipaggio.

ALTRE UCCISIONI NON EMERSE. Questa sorte cruenta di due figli di figli del fondatore del regno, Abdulaziz al Saud, probabilmente accompagnata da altre uccisioni di personaggi minori non venute alla luce, conferisce un carattere assolutamente truce alla lotta per il potere in corso nella corte saudita. Il rilievo e il significato di queste uccisioni regali si comprendono infatti solo se le si mette in stretta relazione con l’arresto contemporaneo di un personaggio apicale nell’intero sistema di sicurezza dell’Arabia Saudita: il principe Mutib bin Abdallah, capo della Guardia nazionale, carica da lui di fatto ereditata dal padre, re Abdallah.

Il nodo centrale della terza fase del “golpe” di bin Salman gli ha garantito l’eliminazione di tutti gli avversari nella corsa per la successione al re Salman

Di fatto la Guardia nazionale, forte di 225 mila militari, è una forza armata determinante per il controllo del regno, la sua funzione è infatti quella di garantire - a tutti i livelli - la sicurezza interna del Paese. I suoi militari sono quindi tutti sauditi - mentre l’esercito è costituito essenzialmente da mercenari ed è per questo assolutamente inaffidabile - e garantiscono sia la sicurezza dei fondamentali impianti petroliferi sia della corte e sono sovraordinati a tutte le altre forze di polizia. Ma, soprattutto, Mutib bin Abdallah era fino al 4 novembre in testa alla lista dei possibili aspiranti al trono, oggi, appunto, monopolizzata da Mohammad bin Salman.

NON INTENDE ARRETRARE. Dunque il nodo centrale della terza fase del “golpe” di bin Salman gli ha garantito l’eliminazione di tutti gli avversari nella corsa per la successione al re Salman (a luglio aveva arrestato e costretto con la forza alle dimissioni il principe ereditario designato Mohammad bin Nayaf) e gli ha permesso di spiegare per acta agli ambienti della corte recalcitranti o frondisti nei suoi riguardi che non intende arretrare di fronte all’uso anche spietato della forza e dell’omicidio politico.

Re Salman.

Questo, non la popolare “lotta alla corruzione”, è il senso più profondo delle epurazioni saudite del 4 novembre in cui l’arresto del plurimiliardario al Waleed e di altri principi e dignitari costituisce solo l’involucro esterno.

DIMISSIONI IN LIBANO NON CASUALI. Il tutto in un contesto di crescente escalation nei confronti dell’Iran - che tramite gli sciiti Houti yemeniti ha appena lanciato un missile, intercettato, sull’aeroporto di Riad - che avrà come probabile terreno di deflagrazione il Libano. Non è infatti casuale l’assoluta contemporaneità delle dimissioni del premier di Beirut Saad Hariri con quest’ultima “purga”.

La modernizzazione dell’Arabia Saudita non sarà lineare, ma “hard”, sia sul piano interno sia nei confronti dell’avversario sciita e iraniano

Il clima tra Riad e Teheran è tale che lo stesso Mohammad bin Salman ha accusato gli ayatollah iraniani di «aperta aggressione», al che il presidente iraniano Hassan gli ha intimato di non sfidare la potenza dell’Iran di Rohani aggiungendo l’accusa all’Arabia Saudita «del fatto senza precedenti di avere costretto alle dimissioni il premier del Libano Saad Hariri e di interferire con gli affari interni del Libano».

IL PRECEDENTE DI SANGUE NEL 1975. Nel complesso c'è la chiara indicazione che la modernizzazione dell’Arabia Saudita, che deve essere istituzionale ed economica in parallelo, non sarà lineare, ma sarà “hard”, sia sul piano interno sia nei confronti dell’avversario sciita e iraniano, con possibili, ulteriori e sanguinosi conflitti in una nazione, non va mai dimenticato, nella quale il 25 marzo 1975 re Feisal fu ucciso a colpi di mitra da un principe della corte.

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