COLLETTIVO
13 Novembre Nov 2017 1002 13 novembre 2017

Francia, viaggio a Saint-Denis a due anni degli attentati di Parigi

Nel 2015 le teste di cuoio fecero irruzione in una palazzina per catturare il commando delle stragi. Da allora gli 88 ex inquilini sono costretti a vivere in hotel e sono stati dimenticati dallo Stato.

  • Lorenzo Sassi
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da Saint-Denis

Rue de Corbillon, Saint-Denis, una trentina di km a nord di Parigi, c'è una palazzina disabitata da due anni. Esattamente dal 18 novembre 2015 quando le teste di cuoio vi fecero irruzione per stanare Abdelhamid Abaaoud, cervello degli attentati che sconvolsero la capitale francese cinque giorni prima. Durante il blitz delle forze dell'ordine gli altri 88 inquilini dell'edificio vennero fatti evacuare e, da allora, non sono più rientrati. Sono passati due anni e a Saint-Denis le porte dell’ufficio comunale sono tappezzate con disegni di colombe stilizzate. Poco distante una fila di persone sta aspettando la messa; più avanti, lungo la stessa strada, un altro gruppo di uomini sta recandosi in moschea.

UNA TERRA DI ODIO. Il Comune di Seine-Saint Denis è indicato col numero 93. Un altro modo di dire banlieue. Un quartiere ghetto dove, soprattutto fino a 20 anni fa, la polizia non poteva entrare senza innescare una guerriglia. Questa è l’area parigina incendiata dalle rivolte del 2005, dove sono cresciuti i fratelli Kouachi, autori del massacro di Charlie Hebdo, ma anche Ahmedi Koulibaly, uno dei tre attentatori del Bataclan e i fratelli Abdeslam responsabili della strage di Parigi. Saint-Denis, che l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy definì infelicemente la Parigi della racaille e cioè della spazzatura, è una sorta di terra di nessuno dove gli immigrati di seconda e terza generazione sentendosi rifiutati dalla République hanno finito col nutrirsi di paura e rabbia.

Un blitz a Saint-Denis.

Nel 1995 il mondo si accorse di Saint-Denis grazie al film La Haine, L'Odio di Mathieu Kassovitz, vincitore del Premio per la miglior regia al Festival di Cannes. I riflettori ritornarono nel 2005, con le rivolte delle periferie, poi silenzio fino al novembre 2015 con gli attentati rivendicati da Daesh e l'irruzione nella palazzina.

L'INTEGRAZIONE RESTA UN MIRAGGIO. Oggi nel quartiere «spazzatura», l'integrazione resta un miraggio. Dopo il blitz delle teste di cuoio, le autorità locali hanno deciso di istituire un centro di supporto psicologico gratuito per i cittadini. Non solo, col passare del tempo il centro non è riuscito a gestire l'alto numero di richieste d'aiuto così, come denuncia il presidente dell'associazione degli ex residenti dell'edificio N'Goran Ahoua, molti abitanti sono stati costretti a pagare le terapie di tasca loro. Da quel 18 novembre le famiglie non sono più rientrate nei loro appartamenti: lo Stato paga stanze d'albergo. Doveva essere una soluzione temporanea e invece è diventata la normalità.

«IL COMUNE CI IGNORA DA MESI». Nonostante le ripetute richieste alle autorità locali e nazionali per ottenere una sistemazione alternativa e definitiva, gli ex inquilini non hanno avuto risposte. Ora è partita una class action e l’associazione chiede un risarcimento per le spese mediche e per i danni morali. N’goran Ahoua conferma che il Comune li ignora da mesi. Certo, aggiunge, «la prefettura paga le stanze d’albergo, ma le condizioni di vita sono pessime. È impossibile vivere con una famiglia alle spalle in questa situazione. È insostenibile». Il 21 ottobre in Comune si è tenuta una riunione delle associazioni cittadini. Quella degli ex inquilini di Rue de Corbillons non è stata invitata a presenziare. N’goran è rimasto in piazza, di fronte alla chiesa, in attesa di risposte che non sono ancora arrivate.

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