Ucraina
23 Novembre Nov 2017 2030 23 novembre 2017

L'Ue ridimensiona il piano Marshall per l'Ucraina: i punti chiave

Partnership rilanciata con le ex Repubbliche sovietiche. Kiev voleva 50 miliardi di investimenti in 10 anni. Ma l'Europa spaccata prepara un fondo per tutta l'area. E mette le mani avanti: «Non è contro Putin».

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Corruzione, diritti umani violati e società civili in fermento. La partnership orientale con i Paesi dell'ex Urss per l'Unione eruopea è sempre stata strategica ma foriera di crisi continue, di errori e di una subalternità evidente agli interessi Usa. Il conflitto ucraino ne è stato l'apice e attraverso montanti tensioni con la Russia ha accelerato anche la firma di numerose intese tra Bruxelles e le ex Repubbliche sovietiche.
Ma a tre anni di distanza dall’inizio della guerra civile nell’ex granaio dell’Urss (10 mila vittime solo nell'ultimo anno) e con già 12 miliardi sborsati dalle istituzioni finanziarie Ue, i 28 Paesi europei sono molto più divisi sull’approccio da tenere nei confronti di Kiev e in generale degli ex Stati sovietici. La prova della verità si avrà il 24 novembre nel summit che dovrebbe rilanciare la partnership orientale.

«A KIEV 50 MILIARDI IN 10 ANNI». Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha molte aspettative, alimentate soprattutto dall'attivismo degli Stati baltici e in particolare dalla Lituania. In un documento messo a punto da tre ex primi ministri, Vilnius ha proposto un programma di finanziamento di 50 miliardi di euro in 10 anni per Kiev, accompagnato da una sorta di garanzia per l'ingresso futuro nell'Ue. Con un accostamento alquanto stravagante, nel documento lituano i prestiti all'Ucraina sono stati paragonati al bail out della Grecia, come se si potesse comparare gli aiuti a uno Stato dell'Unione con un Paese che ha solo un accordo di associazione. Però la proposta ha attirato l'attenzione e le visite della diplomazia statunitense e nipponica e alla fine ribattezzata "Piano europeo per l'Ucraina" almeno per eliminarne il riferimento storico agli Usa, è stata ufficialmente sostenuta dal Partito popolare europeo che lo ha definito «un possibile primo passo».

Angela Merkel e Petro Poroshenko.

ANSA

L'appuntamento è talmente delicato che Bruxelles ha voluto chiarire nella campagna di lancio del summit che non si tratta di un vertice contro la Russia. Attualmente l'Ue ha un accordo di associazione con la filo occidentale Georgia, con la Moldova e con l'Ucraina, Stati che aspirano a entrare nell'Unione. E ha stretto un'intesa anche con l'Armenia che pure nel 2015 le aveva preferito l'Unione euroasiatica di Vladimir Putin. Mentre con l'Arzebaijan, il Paese che ha inondato di tangenti i membri del Consiglio d'Europa per tentare di ammorbidire le sue posizioni sulle sue continue violazioni dei diritti umani, le trattative sono in corso. Infine c'è la Bielorussia di Aleksandr Lukashenko, dittatore di fatto del Paese dal 1994 e anche unico capo di Stato tra i Paesi della partnership che, togliendo di imbarazzo i leader Ue, non sarà presente al vertice.

L'UNIONE NE È USCITA SPACCATA. Di fronte a sei Paesi così profondamente diversi e in conflitto, non solo politico, tra loro, l'Ue ha deciso lanciare un programma condizionato ai progressi di ogni Stato. Finora ha investito nell'area circa 18 miliardi di euro: 5 per progetti regionali e quasi 13 per lo sviluppo e la stabilizzazione e ha destinato 170 milioni di euro al le organizzazioni non governative. Ma le sue aspettative sono state deluse. L'Ucraina, il principale Paese della zona e chiaramente nell'area di influenza della Russia, ha ottenuto molto: accordo commerciale, liberalizzazione dei viaggi in Ue, aiuti finanziari. E ha rallentato sulle riforme chieste da Bruxelles: dalla lotta alla corruzione alla trasparenza sulla proprietà delle imprese. In più l'Ue ne è uscita spaccata: gli Stati Baltici spingono senza remore per un rapporto ancora più stretto, Paesi come l'Italia e la Grecia considerano le scelte fatte finora cieche rispetto ai rapporti con Mosca e in mezzo una maggioranza di Stati non vuole alimentare le illusioni di un nuovo complicato ingresso nell'Unione.

NIENTE INGRESSO PER 10 ANNI. Il commissario all'allargamento Johannes Hahn, durante la conferenza stampa di presentazione del summit, è stato chiaro: «Dal 2020 al 2027, il periodo previsto per il nuovo programma, nessuno di questi Paesi diventerà un membro dell'Unione europea. L'aspirazione è giustificata ma non saremmo seri se creassimo delle aspettative», ha argomentato. «E non è un segreto che ci siano delle differenze di visione tra gli Stati membri e dobbiamo consolidare anche noi stessi». Questo però non significa accantonare le intese economiche, anzi. Il piano Marshall non è scomparso è stato, parola di Hahn, "riconfezionato".

Vladimir Putin.

ANSA

«Vogliamo creare una cintura di prosperità attorno all'Unione europea e all'Est è più facile che al Sud», ha spiegato l'ex ministro austriaco, riferendosi all'Africa su cui l'Unione europea e l'Alto rappresentante per gli Affari europei Federica Mogherini sta investendo moltissimo. Eppure proprio dal piano investimenti per l'Africa prende ispirazione la nuova partnership orientale.

UN PIANO PER LE INFRASTRUTTURE. Il programma prevede 20 diversi obiettivi da realizzare dal 2020 al 2027. E include riforme dello Stato di diritto e del sistema della giustizia - la corruzione è il più grande problema dell’area - ma anche forti investimenti infrastrutturali che permettano di collegare i Paesi dell’Ex Urss all’Ue, un programma a sostegno delle nuove imprese, del settore energetico e il lancio di un sistema di prestiti in valuta locale per le aziende dell'area.

COME VENGONO SPESI I FONDI. A chi gli chiedeva se i fondi sarebbero stati quelli promessi, ha replicato: «Il nodo non è se i soldi ci sono ma come vengono utilizzati». In passato Kiev per esempio ha usato i fondi per rafforzare le sue riserve auree e puntellare uno Stato che ha rischiato il default. Con il nuovo schema non dovrebbero esserci semplicemente prestiti della Banca europea degli investimenti o di altre istituzioni finanziarie internazionali alle imprese ucraine, ma anche investimenti diretti di quelle europee sostenute da una garanzia europea di circa 100 milioni di euro l'anno. Una tutela pubblica, ma per l'investimento privato. Le mire geopolitiche, dopo i fallimenti degli anni passati, arrivano dopo l'attenzione al portafoglio.

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