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25 Novembre Nov 2017 1800 25 novembre 2017

Libano, la crisi vista dagli italiani della missione Unifil

Il portavoce esclude una corsa agli armamenti. E dice: «Qui nessuno vuole la guerra». La tensione al confine tra Hezbollah e Israele raccontata dal contingente dei 1.100 connazionali che mantengono la pace per l'Onu.

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Più di 1.100 soldati italiani stretti in una delle fasce più calde del Medio Oriente post Califfato. Cuscinetto tra Israele e le milizie di Hezbollah, la missione Unifil dell'Onu in Libano rappresenta il secondo più importante impegno dell'Italia all'estero (dopo l'Iraq). Il contingente internazionale, composto da 41 nazioni per un totale di 10.857 uomini, è presente nel Paese dei cedri dal 1978 per mantenere la pace tra il governo di Tel Aviv e il partito/milizia sciita e filoiraniano. Una pace da sempre traballante e negli ultimi mesi messa in discussione dalla crisi della regione. L'Italia ha dal 2006, anno dell'ultimo conflitto israelo-libanese, un numero di truppe sul terreno secondo solo a quello dell'Indonesia (più di 1.200). Dal punto di vista politico, la situazione si sta rapidamente scaldando.

L'Iran, cui Hezbollah risponde direttamente, sta uscendo vincitore insieme alla milizia sciita dalla guerra civile in Siria e in Iraq. Teheran sta di conseguenza aumentando in maniera consistente la sua influenza sulla politica libanese, che si regge su un fragile equilibrio tra cristiani, sciiti e sunniti. Una situazione che preoccupa seriamente l'Arabia Saudita, sostenitrice del premier sunnita Saad Hariri, e soprattutto Israele. In funzione di questa paura comune, Riad e Tel Aviv sono ora di fatto alleati contro il regime degli ayatollah e contro Hezbollah. Se il “partito di Dio” dovesse acquisire troppo potere, non è escluso che i suoi avversari possano usare la forza per cercare di contenerlo.

«La situazione rimane stabile e continuiamo a lavorare in stretta collaborazione con le forze armate libanesi», ha detto a L43 il portavoce dell'Unifil, Andrea Tenenti, dopo che il comandante libanese generale Joseph Aoun aveva esortato l'esercito a rimanere «preparato a fronteggiare le minacce e le violazioni dell'esercito israeliano».

D. Si rischia un nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah?
R.
Nessuno ora vuole una guerra. Entrambi gli schieramenti vogliono preservare la stabilità che c'è stata in questi 11 anni di sostanziale pace. Il nostro ruolo è monitorare la cessazione delle ostilità e, possibilmente, passare da questa a un cessate il fuoco permanente.

D. Tuttavia sembra che la situazione si stia scaldando.
R.
Nell'ultimo incontro tripartito tra Unifil e responsabili militari israeliani e libanesi, a metà novembre, le parti hanno confermato il loro impegno a mantenere la pace come previsto dalla risoluzione 1701.

D. Le dichiarazioni accalorate sono solo una prova di forza politica?
R.
Sicuramente stiamo assistendo a un innalzamento dei toni da entrambe le parti, ma tra retorica e realtà c'è una grossa differenza.

D. Una situazione già vista in quell'area.
R.
Io sono qui dal 2006. Abbiamo avuto moltissimi momenti politicamente difficili tanto quanto questo. Ci sono stati diversi casi in cui la guerra sembrava potesse riesplodere da un momento all'altro.

D. Per esempio?
R.
Penso al 2010, quando c'è stato uno scontro a fuoco tra l'esercito libanese e quello israeliano solamente per il taglio di un albero. Ci sono stati due anni senza presidente in Libano. La situazione si è sempre mantenuta, anche e soprattutto grazie alla volontà libanese di preservare questa stabilità.

D. Come vi comportereste se le due fazioni iniziassero uno scontro?
R.
È difficile prevedere cosa succederebbe, si dovrebbe in ogni caso passare come prima cosa dal Consiglio di Sicurezza, che dovrebbe cercare di valutare la situazione direttamente dal Palazzo di Vetro a New York. Il mandato della missione dovrebbe essere rivisto per valutare come agire per proteggere la popolazione civile.

D. Come mantenete il controllo sul territorio?
R.
Conduciamo 400 attività e pattugliamenti al giorno nell'area di operazioni della missione con veicoli e attrezzature altamente tecnologiche.

D. Hezbollah è accusato di accumulare armamenti al confine con Israele.
R.
Non abbiamo informazioni recenti di traffico di armi qui nel Sud. Questo non vuol dire che non ci siano, vuol dire però che non c'è una corsa agli armamenti. Per quello che riguarda la presenza di armi sul territorio possiamo assicurare che in 11 anni non abbiamo visto un aumentare delle scorte.

D. I vostri uomini possono perquisire gli edifici?
R.
L'ispezione dentro case o proprietà private non può essere fatta dai Caschi Blu. Ma in caso di situazioni sospette chiamiamo le forze armate libanesi e ci coordiniamo con loro.

D. I soldati sono autorizzati all'uso delle armi?
R. L'uso delle armi è autorizzato solo in caso di grave pericolo per la sicurezza dei soldati Onu o per proteggere la popolazione civile. Una funzione fondamentale dell'Unifil è l'addestramento dell'esercito libanese, male armato e mal equipaggiato, ma che negli ultimi anni ha fatto un lavoro incredibile.

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