Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare

Emergenza migranti

Premier Slovenia
25 Novembre Nov 2017 1000 25 novembre 2017

Slovenia, storia del rifugiato usato per l'impeachment del premier

Miro Cerar difende un profugo. Che per il regolamento di Dublino dovrebbe essere rispedito in Croazia. L'opposizione lo accusa di tradimento costituzionale. Un caso simbolo della crisi-accoglienza.

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da Bruxelles

Voleva solo lavorare come meccanico, continuare a fare il traduttore, restare nella sua seconda patria, pagata con la fatica di 3.138 chilometri percorsi a piedi in mezzo a un colonna di rifugiati partiti dalla Siria e arrivati fino a toccare il confine con l’Austria. E invece Ahmad Samieh, 45enne siriano originario di Dar'a, è diventato il "corpo del reato" per cui il primo ministro sloveno Miro Cerar sarà chiamato a rispondere di impeachment.

ACCANIMENTO POLITICO. La sua colpa è aver cercato di mantenere in Slovenia, nonostante le sentenze dei tribunali, questo rifugiato ormai integrato che parla fluidamente lo sloveno e si è ricostruito una vita. Ma che ha una storia che non rientra nelle categorie rigide del regolamento europeo di Dublino. Un caso simbolo su cui, a un anno dalle elezioni del 2018, la politica del piccolo Paese asburgico si è accanita come cani sull’osso.

Migranti in marcia in Croazia.

Per ripercorrere la storia di Samieh basta leggere gli articoli dei due principali quotidiani sloveni che da giorni hanno seguito questa drammatica vicenda privata, diventata drammaticamente politica. Tutto inizia in Siria, nella città di Dan'a, dove Samieh vive e dove, come ha raccontato al giornale Dnino, nella primavera del 2011 vede le manifestazioni contro il regime di Bashar al Assad.

PORTE APERTE DALLA MERKEL. Poi arrivano la guerra, le bombe e i morti per quattro anni, fino a quando nel 2015, a migliaia di chilometri di distanza in Germania, la cancelliera Angela Merkel annuncia che la sua nazione è pronta a ospitare i rifugiati siriani. A quel punto Samieh decide di unirsi alle colonne di profughi in partenza e di percorrere a piedi l’Europa: è la rotta balcanica, quella che ha sconquassato l’Europa centro-orientale in un susseguirsi di marce della miseria, atti di diffusa generosità e chiusura violenta delle frontiere e caccia ai migranti.

IN GERMANIA VIVE LA FIGLIA. Samieh supera il confine siriano, passa dalla Turchia alla Grecia, dove non lo registrano, e poi in Croazia, dove viene registrato e lo lasciano passare perché in quel momento c’è una sorta di corridoio umanitario. Punta come molti altri alla Germania: sua figlia vive lì, ma per il regolamento Dublino, almeno come è ora, non conta. La polizia lo ferma, unico nel suo gruppo, al confine austriaco, viene rimandato indietro e a questo punto è costretto a fare richiesta di asilo in Slovenia.

Migranti con la foto di Angela Merkel.

Qui gli succedono due cose. La prima è che ricomincia da capo, faticosamente, in un centro di accoglienza nella capitale Lubiana, impara la lingua, inizia a integrarsi nella comunità. La seconda è che la sua richiesta di asilo comincia un percorso a ostacoli.

VALE IL PAESE DI PRIMO INGRESSO. Viene respinta in un primo momento perché è entrato in Croazia, e di ricorso in ricorso arriva fino alla Corte costituzionale slovena. Contemporaneamente la Corte Ue, anche in opposizione al parere dell’avvocato generale - caso assai raro - ribadisce che anche all’apice dell’emergenza vale il principio del Paese di primo ingresso.

UN CASO AL CENTRO DELLA POLEMICA. Le autorità slovene, si legge su Dnino, non hanno bisogno nemmeno di esaminare il caso: in estate confermano che va rispedito in Croazia. Con un paradosso: in Austria i tribunali dicono che il suo respingimento in Slovenia è stato illegale. Ma poco importa: mentre è già passato un anno e mezzo, il suo destino è segnato. E il caso personale diventa rapidamente centro della polemica politica.

La rotta dei migranti verso l'Europa.

Per impedire alla polizia di portare via Samieh, due parlamentari di sinistra, uno del partito socialdemocratico che fa parte della coalizione di governo guidata da Cerar, e uno dell'opposizione, lo portano in parlamento. Ma la tensione è tale che il richiedente asilo ha un esaurimento nervoso e viene ricoverato in un ospedale psichiatrico.

IL PREMIER SPINGE PER UN PERMESSO. Conosciuta la sua vicenda, il premier di centrosinistra ha tentato, invano, di appellarsi all'articolo 51 del codice per l'immigrazione per fargli avere un permesso temporaneo. Un modo, ha spiegato, di riconoscere la sua storia modello di integrazione. Ma i membri più importanti del suo stesso governo gli si sono rivoltati contro. Prima il ministro degli Esteri e vice premier Karl Erjavec ha minimizzato il problema: «Sono tanti i turisti croati che vengono ogni anno in Slovenia», ha dichiarato, suggerendo che l'uomo possa fare come loro e rientrare nel Paese dopo aver ottenuto i documenti in Croazia.

MINISTRO DELL'INTERNO ALL'ATTACCO. Poi si è aggiunta il ministro dell'Interno Vesna Györkös Žnidar: «Chiedendo di non rispettare l'autorità dei tribunali e sfidando il lavoro degli organi del ministero dell'Interno, l'arena politica slovena rischia di perdere la bussola». La stampa slovena ha letto l'affermazione come un attacco implicito al capo del governo.

L'opposizione di destra il 15 novembre ha presentato una mozione per chiedere l'impeachment del premier sloveno per mancato rispetto della Costituzione

Ma il colpo più pesante è arrivato dai banchi del partito democratico sloveno (Sds), l'opposizione di destra che il 15 novembre ha presentato una mozione per chiedere l'impeachment del premier per mancato rispetto della Costituzione. Un affronto non da poco per un leader politico figlio della prima donna procuratrice generale del Paese.

COLLASSO DEMOCRATICO. Dal partito di maggioranza relativa dicono che i voti per respingere la mozione ci sono, ma la temperatura del dibattito da qui al voto può solo peggiorare. Il giornalista di Dnino Bostjan Videmsek ha definito Samieh «vittima psicologica della democrazia, una delle armi chiave della guerra europea e slovena contro i rifugiati e i migranti». Il quotidiano Delo in un editoriale ha scritto: «Quello che ci è successo può essere considerato un caso scolastico di collasso di una cultura democratica su tutta la linea».

«POTREI DARE MOLTO ALLO STATO». Samieh, prima di finire ricoverato e imprigionato dalla propaganda, diceva: «Potrei dare molto alla società slovena e allo Stato. Ho qualche conoscenza utile. Sono un meccanico, autista, parrucchiere, barbiere; potrei essere un traduttore. Amo lavorare, non esisto senza lavoro. Voglio fare del mio meglio». La vita non va d'accordo con la burocrazia. E ancora meno con la politica.

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