Kim Jong Un

Minaccia nordcoreana

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27 Novembre Nov 2017 1438 27 novembre 2017

In fuga dalla Corea del Nord: le cose da sapere

Il relitto di una imbarcazione con otto cadaveri a bordo è stato recuperato a Oga. Nelle ultime settimane gli arrivi si sono moltiplicati, tra complotti e particolari agghiaccianti. Ecco la nuova rotta della disperazione verso il Giappone.

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Una nuova rotta di migranti si sta aprendo in mare. Non siamo nel Mediterraneo e la destinazione finale non sono le nostre coste, bensì quelle del Giappone. L'arcipelago nipponico sta infatti diventando il rifugio di decine di nordcoreani in fuga dal regime di Kim Jong-un. L'ultimo episodio si è concluso tragicamente, con un naufragio costato la vita ad almeno otto persone. Il relitto di una piccola imbarcazione è stato rinvenuto sulla costa della città di Oga, nella prefettura di Akita, all'alba del 27 novembre. Secondo la testimonianza di una anziana del posto che ha assistito al recupero dei cadaveri, l'ambulanza avrebbe caricato otto scheletri. La Guardia costiera giapponese ha ammesso che il natante era già stato avvistato alla deriva venerdì scorso, ma le pessime condizioni meteorologiche avevano reso impossibili i soccorsi. Secondo la polizia della prefettura di Akita potrebbe trattarsi di nordcoreani in fuga.

SBARCHI E NAUFRAGI IN GIAPPONE. Nell'ultimo mese si sono moltiplicati gli sbarchi di disperati provenienti dalla Corea del Nord. A inizio novembre sono stati salvati tre nordcoreani mentre altri sette corpi sono stati recuperati da due imbarcazioni capovolte al largo della penisola di Noto, nella prefettura di Ishikawa. Qualche giorno dopo è stato invece rinvenuto un cadavere sulla spiaggia della piccola isola di Sado, nella parte nord-orientale dell'arcipelago nipponico. Non è stato possibile identificarlo, ma addosso gli è stato trovato un pacchetto di sigarette con il timbro dei monopoli di Pyongyang.

RICERCHE NELLA BOSCAGLIA. Nelle passate settimane, diverse imbarcazioni dai nomi coreani sono state ritrovate alla deriva nei dintorni della cittadina di Aomori. La polizia sta ancora cercando gli occupanti, ma la zona nord del Giappone è prevalentemente boschiva e punteggiata soltanto da piccoli centri urbani, talvolta villaggi con un centinaio di abitanti. Chi volesse fare perdere le proprie tracce, spiegano i media locali, potrebbe facilmente nascondersi nelle foreste dei vicini monti Heraidake, Shirakami e Iwaki, ed è proprio lì che le forze dell'ordine stanno concentrando le ricerche anche se fino a oggi è stato assegnato un numero insufficiente di agenti a battere a tappeto quelle zone pressoché vergini.

L'imbarcazione rinvenuta a Oga.

Il 24 novembre scorso, a 70 chilometri a sud di Oga, la cittadina in cui lunedì si è arenato il relitto con gli otto scheletri, era approdata un'altra piccola imbarcazione in legno sempre con otto persone a bordo, in precarie condizioni di salute. Al pari dell'ultimo caso, anche questo episodio porta con sé particolari inquietanti. I "migranti", dopo avere chiesto aiuto ai pescatori locali, avrebbero approfittato della confusione per affondare la propria imbarcazione contenente, forse, indizi compromettenti in caso di rimpatrio. Tutti e otto hanno inoltre affermato di non essere disertori e di essere stati trasportati fino in Giappone dal mare in tempesta, complice un'avaria al motore.

I SOSPETTI SUI SOPRAVVISSUTI. Ma sono diversi i particolari del loro racconto che non tornano: anzitutto, nessun pescatore si spinge in mare aperto con imbarcazioni tanto piccole e fragili, inoltre si cerca ancora il relitto della nave per capire cos'altro contenesse e perché sia stato fatto sparire prima dell'arrivo della polizia. Per questo, la stampa ha ipotizzato che i migranti non sarebbero fuggiti dal regime di Kim, ma semplicemente lasciati andare, per consentire ai servizi segreti di mimetizzare, tra loro, spie o persino terroristi.

LA STRETTA DEL REGIME. Complottismi a parte, la spiegazione più logica è che si tratti di disperati in fuga da una dittatura chiusa, impermeabile al mondo esterno. Nonostante le recenti sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non siano state repressive come richiesto dal presidente statunitense Donald Trump, le limitazioni all'importazione di petrolio e gas naturale approvate lo scorso settembre starebbero piegando una popolazione già allo stremo. Secondo quanto riportato dall'agenzia Yonhap e confermato dal National Intelligence Service della Corea del Sud, il regime di Kim, temendo disordini tra la popolazione, avrebbe vietato qualsiasi assemblea non autorizzata e starebbe limitando la diffusione degli alcolici. Persino le feste private e le sagre di paese sarebbero state bandite. Quattro mesi fa, per lo stesso motivo, era stato cancellato il Pyongyang Beer Festival anche se ovviamente il regime aveva parlato di semplice posticipazione.

Kim Jong-un e la sorella.

Che Kim Jong-un stia affamando la popolazione nordcoreana è noto da tempo. Il rischio è che il recente clima di ostilità con gli Stati Uniti abbia imposto al regime una accelerazione nello sviluppo del proprio arsenale atomico con la conseguente necessità di stringere ulteriormente i cordoni della borsa. Secondo i dati forniti dalla Banca Centrale della Corea del Sud, che dal 1991 monitora la condizione economica dello scomodo vicino, nel 2016 il prodotto interno lordo di Pyongyang, con una crescita che sfiora il 4% annuo, ha toccato il miglior risultato dal 1999. Eppure, la popolazione non godrebbe della ricchezza del Paese quasi interamente investita in progetti militari o dispersa nei mille rivoli della corruzione che infesta la rigida struttura piramidale pubblica. Il reddito medio dei nordcoreani si assesterebbe ad appena 1.300 dollari annui, contro i circa 29 mila dei sudcoreani.

IL DISERTORE SALVATO IN EXTREMIS. A riprova delle condizioni estreme in cui è costretta a sopravvivere la popolazione nordcoreana, il pessimo stato di salute del disertore che lo scorso 13 novembre è riuscito ad attraversare il confine e a riparare nella Corea del Sud, mentre i propri commilitoni cercavano di sparargli alle spalle. L'uomo, ferito da un proiettile, è stato ricoverato in ospedale dove i medici hanno fatto una scoperta inquietante: nel suo intestino si annidavano decine di vermi, lunghi anche 27 centimetri. Con ogni probabilità, per risparmiare, Pyongyang ha infatti cessato di utilizzare concimi chimici nell'agricoltura e ha chiesto alla popolazione di ritornare al letame e agli escrementi umani non trattati. Ciò che più sorprende, però, è che il soldato ferito svolgeva funzioni di élite, dunque godeva di uno stipendio più alto del resto dei propri connazionali, le cui condizioni rischiano di essere nettamente peggiori.

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