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L'ULTIMO MARXIANO
28 Novembre Nov 2017 0940 28 novembre 2017

Quella propaganda pro Unione europea nei libri di scuola

Nei testi per elementari, medie e licei opera alacremente una disinformazione che, quanto a capillarità e sfacciataggine, supera ampiamente le esperienze totalitarie dei regimi novecenteschi. Ecco un esempio.

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Scriveva Rousseau nell'Emilio che occorre trattare il discente come una pianta che deve essere innaffiata con cura, di modo che prosperi e cresca rigogliosa, formandosi liberamente in tutte le proprie attitudini. Non so se coloro i quali hanno da tempo deciso di riscrivere i libri di testo per le scuole si siano ispirati, sia pure maldestramente, al filosofo ginevrino. Quel che è certo è che stanno sempre più trattando i nostri studenti, fin dalla tenera età, come piante silenti, statiche e prive della libera coscienza critica: e, dunque, non come esseri umani da educare liberamente, nel libero giuoco delle facoltà e delle predisposizioni. E così scopriamo che nei libri di scuola per le elementari, le medie e i licei opera alacremente una propaganda che, quanto a capillarità e sfacciataggine, supera ampiamente le esperienze totalitarie dei regimi novecenteschi.

E così scopriamo che nei libri di scuola opera alacremente una propaganda che supera ampiamente le esperienze totalitarie dei regimi novecenteschi

«I vantaggi dell'euro», titola senza esitazione un capitolo di un libro scolastico dedicato alla storia dell'Unione Europea. Giusto per dare il tono della ricostruzione storica, imparziale e non politicamente orientata. E seguita sulla stessa lunghezza d'onda: l'euro ha favorito i commerci e reso più stabili le economie. Si chiude in bellezza con uno sperticato encomio ditirambico della Banca Centrale Europea, tra i cui sommi e mai abbastanza celebrati pregi v'è quello di garantire la stabilità dei prezzi. Ovviamente - come maravigliarsene? - non v'è traccia, nemmeno nelle note a piè pagina, della sofferenza dei lavoratori, delle ecatombi delle imprese nazionali, del superamento delle democrazie nazionali mediante il nuovo assetto postdemocratico e postnazionale dell'Unione Europea come giunta di tecnocrati efficienti senza mandato democratico. Né v'è un sol cenno alle gioie garantite dall'Unione europea alla Grecia, «il più grande successo dell'euro», come ebbe a definirla l'uomo dei mercati Mario Monti, il più impenitente tra gli euroinomani.

UNA UE DA MAGNIFICARE. Chi ha scritto questi testi deve essersene sciaguratamente scordato, tutto assorbito com'era dal sacro furore del magnificare ogni singolo aspetto dell'Unione Europea. Almeno una cosa è certa: se in futuro vi saranno altri "abusi di democrazia", ossia, con la neolingua degli eurocrati, altri referendum popolari come quelli del Brexit, le masse popolari ortopedizzate fin dai primi anni di scuola in senso liberal ed eurista non sbaglieranno mai più così grossolanamente nell'esprimere il loro voto.

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