Kim Jong Un

Minaccia nordcoreana

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30 Novembre Nov 2017 0905 30 novembre 2017

Corea del Nord, gli Usa all'Onu: «Il mondo è più vicino alla guerra»

L'ambasciatrice Nikki Haley al Consiglio di Sicurezza: «Se ci sarà un conflitto, il regime sarà completamente distrutto». Trump: «Kim è un cagnolino malato». Mosca: «Gli Stati Uniti provocano».

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«Ora la guerra è più vicina»: parole pesanti quelle pronunciate dall'ambasciatrice americana all'Onu Nikki Haley, durante il consiglio di sicurezza sulla Corea del Nord. Mentre pochi minuti prima, durante un comizio in Missouri, Donald Trump era tornato ad attaccare sul piano personale il dittatore di Pyongyang, Kim Jong-un, deridendolo e descrivendolo come un «cagnolino malato». «The little rocket man», il piccolo uomo-missile, ha ripetuto davanti ai suoi calorosi sostenitori. Il silenzio del presidente americano dopo l'ennesimo lancio di un missile balistico da parte del regime nordcoreano è durato dunque poche ore.

E ancora una volta le sue parole rischiano di alimentare una guerra di offese e di insulti che va avanti da mesi e che non favorisce di certo la realizzazione di quel canale diplomatico che con enorme fatica Rex Tillerson e i vertici del Dipartimento di stato stanno tentando di aprire.

LA CINA: «NON ESISTE OPZIONE MILITARE». Il ministero della Difesa cinese esprime «profonda preoccupazione» per l'ultimo lancio di missile balistico intercontinentale fatto dalla Corea del Nord, ma ribadisce che «l'opzione militare non è un'opzione». Lo ha detto il portavoce Wu Qian, per il quale la soluzione non può che maturare «attraverso il dialogo e le consultazioni». La Cina vuole «la pace e la stabilità nella penisola coreana».

TRUMP: «L'INVIATO DI PECHINO NON È SERVITO». Il presidente Trump ha espresso scetticismo sul ruolo di Pechino nella crisi nordcoreana. «L'inviato cinese, che è appena tornato dalla Corea del Nord, sembra non aver avuto alcun impatto su Rocket Man. Difficile credere che il suo popolo, il suo esercito, sopportino di vivere in così orribili condizioni», ha twittato.

Le azioni degli Usa contro la Corea del Nord sono «intenzionalmente provocatorie», ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, sottolineando che la via delle sanzioni ormai è «esaurita».

HALEY: «GLI USA NON CERCANO IL CONFLITTO». Intanto, mentre al Tesoro americano si studiano nuove sanzioni finanziarie e al Pentagono si valuta l'ipotesi di un blocco navale, le Nazioni Unite rinviano la decisione di nuove misure punitive verso Pyongyang, con i Quindici del Consiglio di sicurezza che per il momento insistono sulla piena e rigorosa attuazione delle sanzioni già prese negli ultimi mesi. Soprattutto da parte della Cina che resta il più stretto alleato della Corea del Nord. L'ultimo esperimento missilistico di Pyongyang, che ha dimostrato di avere un 'supermissile' in grado di colpire ovunque gli Stati Uniti, «è un'azione che avvicina il mondo alla guerra, non lo allontana», ha tuonato Haley. «Anche se è un conflitto che gli Usa non cercano», ha aggiunto l'ambasciatrice Usa, «e se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto».

«TAGLIARE TUTTI I RAPPORTI CON KIM». Quindi l'ennesimo appello alla comunità internazionale (rivolto ancora una volta soprattutto a Pechino) per «tagliare tutti i rapporti con Pyongyang», per isolare ulteriormente il regime di Kim: dai rapporti diplomatici, alla cooperazione militare, scientifica e commerciale, passando per lo stop a tutte le importazioni ed esportazioni. «Invece», ha denunciato, «alcuni Paesi continuano ancora a finanziare il programma nucleare nordcoreano». Intanto l'ambasciatore italiano Sebastiano Cardi, presidente di turno dei Quindici e del comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza, ha spiegato come le misure restrittive decise contro la Corea del Nord stiano funzionando: «Ma si può fare di più per farle applicare», ha sottolineato.

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