Papa Bangladesh
1 Dicembre Dic 2017 1350 01 dicembre 2017

Papa in Bangladesh: «Chiedo perdono ai rohingya»

Il pontefice ha incontrato un gruppo di 16 rohingya e chiesto loro perdono per «l'indifferenza del mondo». A differenza della Birmania dove non poteva parlare della persecuzione a Dacca dice: «Oggi Dio si dice rohingya».

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Continua la visita in Bangladesh di Papa Francesco. Il pontefice in particolare ha incontrato un gruppo di 16 rohingya nell'arcivescovado di Dacca e parlando con loro ha detto «vi chiedo perdono per l'indifferenza del mondo», «vi sono vicino, la situazione è molto dura» e ribadito l'intenzione di «non girarsi dall'altra parte». «La presenza di Dio oggi anche si dice rohingya", ha detto il Papa, a braccio, rivolto a un gruppo di profughi dal Rakhine, dopo averli salutati uno ad uno. È la prima volta che il Papa pronuncia la parola "rohingya" durante questo viaggio in Asia, e lo fa in modo teologicamente molto forte. Dopo l'incontro con il Papa, alcuni di loro piangevano.

Francesco ha parlato brevemente alla fine del suo incontro con il gruppo di profughi rohingya, appartenenti a tre nuclei familiari e accolti nel campo profughi di Cox Bazar. I 16 erano erano 12 tra uomini e ragazzi, c'erano poi due donne adulte con il velo sul capo, e due bambine. Papa Francesco, con l'aiuto degli interpreti, ha ascoltato quello che ognuno aveva da dirgli. Ha accarezzato le bimbe, e a una ha messo le mani sul capo; ha anche stretto le mani che una delle due signore che gli porgeva.

INCONTRO TRA FEDI MOLTO PIU' CHE TOLLERANZA. Nel suo viaggio il Papa ha anche incontrato i leader islamici, induisti, buddisti, cristiani dicendo che lo «sforzo di leader religiosi e seguaci di diverse religioni» di «vivere insieme nel rispetto reciproco e nella buona volontà» è un «richiamo rispettoso ma fermo a chi cercherà di fomentare divisione, odio e violenza in nome della religione». Aggiungendo anche che la «cultura dell'incontro» cui le fedi possono cooperare non è «mera tolleranza», stimola a «tendere la mano all'altro» con «reciproca fiducia e comprensione», è «una unità che comprenda la diversità non come minaccia» ma come «potenziale fonte di arricchimento».

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