Getty Images 502601462
2 Dicembre Dic 2017 1200 02 dicembre 2017

Elezioni in Corsica, torna a soffiare il vento indipendentista

L'isola francese va al voto. Dopo il successo nel 2015, il fronte anti-Parigi può ripetersi. E Macron teme il contagio catalano. Programmi e possibili ripercussioni: le cose da sapere.

  • ...

Dopo la Catalogna, la Corsica? È la domanda che viene bisbigliata in tutte le cancellerie europee e che nessuno osa porre ad alta voce. Bruxelles, mai così politicamente debole, morsa ancora dalla crisi economica, dilaniata dagli egoismi dei singoli Paesi membri sul tema immigrazione, cerca il rilancio, ma la paura che il vento dell'indipendentismo torni a soffiare è forte. Soprattutto se adesso a esprimersi saranno i còrsi, che non hanno mai tollerato l'appartenenza alla Francia. Il 3 e il 10 dicembre l'isola va al voto per le elezioni territoriali e Parigi teme una sorta di contagio catalano. I 230 mila abitanti dell'isola devono eleggere 63 consiglieri della nuova struttura del governo e sono chiamati a scegliere tra due fazioni: la lista appoggiata dal presidente francese Emmanuel Macron e quella "Pé a Corsica", composta dai nazionalisti che chiedono più autonomia.

Jean-Guy Talamoni.

1. Le radici dei timori di Parigi: il vento indipendentista è tornato a soffiare

Per capire perché Macron teme le prossime votazioni bisogna fare un passo indietro. Non è la prima volta che l'isola decide di dare fiducia ai movimenti per la secessione: alle Regionali del dicembre 2015 l’indipendentista Jean-Guy Talamoni fu eletto presidente dell’assemblea e l’autonomista Gilles Simeoni capo del governo regionale. Alle Politiche del 18 giugno scorso, Ajaccio è riuscita a mandare a Parigi ben tre (su quattro) parlamentari nazionalisti. Qualcosa, insomma, nell'isola si sta muovendo. Il sentimento indipendentista, se mai si fosse sopito, pare essersi ridestato. Prova ne sia che nel 2015, al momento di giurare, il presidente del parlamentino còrso Talamoni e il rappresentante del governo Simeoni, chiesero alla Francia la liberazione dei prigionieri politici (in riferimento agli attentatori del 1981 e del 1982 e, forse, anche all’assassinio del prefetto Erignac, nel 1998), parità della lingua còrsa con quella nazionale e il riconoscimento di una Carta dell'isola. Ben più di una semplice boutade, tanto che a stretto giro, sotto Natale, l'allora primo ministro Manuel Valls fu costretto a ribadire che non esistevano prigionieri politici (per Parigi sono terroristi, per la Corsica patrioti) e che la Francia è una e indivisibile.

2. Il parallelo con la Catalogna: l'obiettivo è evitare gli errori di Puigdemont

Rispetto alla Catalogna, gli indipendentisti còrsi arrivano all'appuntamento del 3 dicembre coesi e solidali. Hanno alle spalle due anni di governo regionale, fiducia nel loro leader, Jean-Charles Orsucci, possono contare sull'appoggio di tre rappresentanti all'Assemblea nazionale di Parigi e, aspetto più importante, hanno il popolo dalla loro. Memori degli errori compiuti da Carles Puigdemont, vogliono evitare strappi e prove di forza che terminerebbero immancabilmente con la capitolazione della Corsica e, per loro, con la galera. Soprattutto vogliono evitare di dividersi, perché tutti ricordano la dichiarazione di "non indipendenza" della Catalogna. Per questo, hanno in mente di seguire il dettato costituzionale e si presentano al voto con un programma in dieci punti preciso e circostanziato. Inutile la via del referendum, inutile pensare di potere uscire unilateralmente dalla nazione, soprattutto dall'oggi al domani. Con una disoccupazione superiore al 10% e una economia prevalentemente agricola, la classe politica còrsa non può certo permettersi errori.

Carles Puigdemont.

ANSA

3. Il programma degli indipendentisti: allontanamento dalla Francia in 10 anni

Gli indipendentisti di Orsucci, in caso di vittoria, chiederanno a Parigi l'attuazione di uno statuto da negoziare in tre anni e da attuare in 10. L'isola insomma vuole prendere il largo, ma vuole avere la benedizione della Francia, anche perché continuerà a sventolare il drapeau tricolore della Rivoluzione. Fedeltà alla Repubblica in cambio della concessione di potere legislativo e di un ampliamento delle competenze, nel rispetto della Costituzione francese, che riconosce le autonomie ai Territori d'oltremare e dell'Unione europea, che non ama le scissioni.

4. La svolta del gennaio 2018: la Corsica torna unita e sarà una regione come le altre

Un altro aspetto da non sottovalutare, che concorre a comporre il mosaico, riguarda la nascita, il primo gennaio prossimo, della Collettività Unica di Corsica. Votata dall'Assemblea Nazionale di Parigi il 7 febbraio 2017, ratificando le disposizioni n°2016-1561 del 21 novembre 2016, prevede la soppressione dei due dipartimenti di origine napoleonica del Golo e del Liamone e la riunificazione amministrativa dell'isola. La Corsica potrà contare su più seggi (da 51 a 63), i cui membri saranno votati proprio il 3 e il 10 dicembre e su una “Camera dei Territori” con sede a Bastia che riunirà i sindaci dell’isola, i rappresentanti delle inter-comunalità e gli eletti locali. Insomma, si tratta di un riconoscimento della specialità còrsa da parte di Parigi che, con queste concessioni, spera di potere finalmente chiudere una questione vecchia due secoli. L'aspetto peculiare, però, è che il regalo francese è stato rifiutato dai còrsi (che comunque lo dovranno accettare) perché di fatto rischia di silenziare le loro istanze: con la nuova legislazione, la Corsica diventa formalmente una regione in senso francese e, quel che è peggio, nel senso europeo del termine, ma i còrsi continuano a considerarsi nazione, dunque non possono certo accogliere una simile deminutio capitis.

Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron.

ANSA

5. Un sentimento con radici profonde: forti legami con l'Italia

È sufficiente ripetere i nomi dei rappresentanti politici fin qui pronunciati, dal presidente del parlamentino Talamoni al rappresentante del governo Simeoni fino ad arrivare al favorito alla prossima tornata elettorale, Orsucci, per rendersi conto che hanno radici italiane. Riecheggiano allora le parole dell'eroe còrso, Pasquale Paoli: «Siamo còrsi per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, costumi e tradizioni. O vinceremo con l'onore o moriremo con le armi in mano». Proprio Paoli, u babbu di a patria, del resto, nel 1755 donò all'isola una Costituzione illuminata (prevedeva il suffragio femminile), che fu persino di ispirazione per i patrioti statunitensi. La Francia, di contro, ordinò agli isolani di distruggere tutti i legami con l'Italia. Ma i còrsi non hanno dimenticato. Possono avere fatto coriandoli, sotto la minaccia delle armi, dei libri antichi e delle loro bandiere, ma ancora oggi in molti Paesi si parla comunemente il dialetto genovese - che fatica a sopravvivere nella stessa Genova – e i pastori, come raccontava Ungaretti, quando si inerpicano per le colline brulle dell'isola con il vento che sferza loro il viso, recitano a memoria i versi della Gerusalemme Liberata di Tasso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso