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4 Dicembre Dic 2017 1413 04 dicembre 2017

Brexit, nuovo giro di colloqui per passare alla fase 2 del negoziato

A Bruxelles è iniziato un nuovo round di colloqui tra Theresa May, Jean-Claude Junker e capo negoziatore per l'Ue Michel Barnier. Se si troverà l'intesa si passerà alla seconda fase. Ma sui negoziati pesa la questione irlandese.

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Il 4 dicembre è iniziato un nuovo round di colloqui tra la premier britannica Theresa May, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker e il capo negoziatore per l'Ue Michel Barnier. La settimana che si apre potrebbe segnare il passo decisivo per chiudere la prima fase della Brexit. Se tutto andrà come auspicato la questione si potrà concentrare sulle future relazioni commerciali tra Londra e Bruxelles.

DUBLINO: «PROGRESSI INSUFFICIENTI». Sul percorso però c'è la spinosa questione del confine irlandese. Il governo di Dublino ha considerato insufficienti i progressi sulla questione e si è detto pronto a non dare il via libera alla fase due dei negoziati. La conferma è arrivata da Helen McEntee, ministro irlandese per gli affari europei, al programma Today di Bbc Radio 4, secondo il Guardian online. «Purtroppo non credo che avremo un testo finale definitivo che saremo in grado di approvare», ha detto McEntee. Il nodo più grosso da risolvere riguarda lo statuto della futura frontiera tra le due Irlande.

DUBLINO: «MANCANO GLI ACCORDI PER IL CONFINE». La ministra, parlando subito dopo una riunione di gabinetto a Dublino, ha riconosciuto che in queste ultime ore «un immenso lavoro» è stato fatto per trovare una soluzione, ma «tuttavia per noi ci sono una serie di questioni chiave sulla quali avremmo auspicato più progressi». Alla radio nazionale irlandese Rte, il vicepremier e ministro degli esteri Simon Coveney, prima della riunione di gabinetto, aveva confermato che non c'era ancora accordo sul confine, «ma potrebbe essere raggiunto oggi». Ma, aveva aggiunto, «il governo irlandese deve rimanere fermo sulle questioni chiave».

Più ottimista è parso il Financial Times. Secondo il quotidiano britannico l'accorso di compromesso sulla frontiera sarebbe più vicino. Il Ft scrive che l'intesa manterrebbe il cosiddetto regulatory alignment tra le due Irlande dopo la Brexit, cioè praticamente la situazione attuale. Secondo l'Independent, un progetto di accordo ottenuto dalla tv irlandese Rte manterrebbe di fatto l' Ulster nel mercato unico europeo e nell'Unione doganale, con le regole attuali, contrariamente a quello che succederà in Gb.

CONFERME ANCHE DA GUARDIAN. Secondo il Guardian online, l'intesa di massima è stata confermata dal negoziatore europeo Michel Barnier agli eurodeputati, che avrebbero raggiunto l'accordo con la premier britannica Theresa May dopo giorni di intensi negoziati. Il quotidiano cita un testo di progetto di accordo di 15 pagine tra Bruxelles e Londra in cui si precisa che, al paragrafo 48, «in assenza di soluzioni concordate il Regno Unito continuerà a garantire che rimarrà in vigore il regulatory alignment», con mercato interno e unione doganale.

TUSK: «PROGRESSI SUFFICIENTI». Ottimista è sembrato anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che su Twitter ha detto di essere «incoraggiato dopo la mia telefonata con il premier irlandese Leo Varadkar sull' avanzamento della questione Brexit in Irlanda. Ci avviciniamo a raggiungere un progresso sufficiente al Summit di dicembre». Oltre che con Tusk, Varadkar ha parlato al telefono con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, prima del sua pranzo di lavoro con Theresa May.

JUNCKER: «NON C'è ANCORA L'ACCORDO». Di tutt'altro avviso Jean-Claude Juncker. Il presidente della Commissione Ue dopo l'incontro con la premier britannica Theresa May ha detto che il 4 dicembre «purtroppo non è possibile annunciare un accordo» sulla Brexit ma saranno necessari «ulteriori negoziati e discussioni», però «sono ancora fiducioso che si possano fare progressi sufficienti prima del 15 dicembre». Theresa May, ha detto Juncker durante un punto stampa convocato dopo il pranzo, «è una dura negoziatrice, non facile». In ogni caso, ha aggiunto, «abbiamo assottigliato le nostre divergenze», anche se «nonostante i nostri migliori sforzi non è stato possibile raggiungere un accordo completo oggi».

La conferenza stampa del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e della premier britannica Theresa May.

Di traverso potrebbe però mettersi anche gli unionisti del Dup. Il governo britannico non ha intenzione di accettare per l'Irlanda del Nord «un allineamento» post Brexit alla normativa Ue che si traduca di fatto in una permanenza nel mercato unico e nell'unione doganale: soluzione che garantirebbe confini aperti alle merci con Dublino, ma rischierebbe di creare una barriera con il resto del Regno. Lo ha affermato alla Bbc una fonte del Dup, il partito unionista nordirlandese il cui sostegno é vitale per garantire la maggioranza al gabinetto di Theresa May.

In precedenza la leader del Dup, Arlene Foster, affiancata dallo stato maggiore dal partito unionista, aveva diffuso una dichiarazione televisiva da Belfast in cui accusava il governo dell'Irlanda di cercare di approfittare dei negoziati sulla Brexit per «cambiare unilateralmente l'Accordo di pace di Belfast senza il nostro input e il nostro consenso». «Noi non lo accetteremo», aveva aggiunto Foster, il cui partito ha minacciato nei giorni scorsi la stessa premier Theresa May d'essere pronto a mettere un veto a ritirare l'appoggio all'esecutivo britannico se questo dovesse accettare un compromesso tale da differenziare lo status dell'Irlanda del Nord da quello del resto del Regno Unito.

SCOZIA PRONTA A CHIDERE LO STESSO ACCORDO DI BELFAST. La Scozia invece sarebbe pronta a invocare lo stesso status post Brexit dell'Irlanda del Nord laddove Belfast dovesse restare di fatto nel mercato unico europeo e nell'unione doganale sulla base di un possibile accordo sui confini irlandesi in discussione in queste ore a Bruxelles. Lo ha scritto Nicola Sturgeon, leader indipendentista dell'Snp e first minister del governo locale di Edimburgo su Twitter. »Se una parte del Regno Unito può mantenere un allineamento normativo con l'Ue e in effetti restare nel mercato unico (cosa che sarebbe la giusta soluzione per l'Irlanda del Nord) non vi sono sicuramente buone ragioni pratiche perché altri non possano» fare lo stesso, ammonisce la Sturgeon.

Le tappe del negoziato: addio nel marzo del 2019

È previsto dal Trattato di Lisbona che il negoziato per l'uscita di un Paese dalla Ue, in questo caso del Regno Unito tramite la Brexit, duri due anni. La premier britannica Theresa May intende inoltre mettere la data di uscita nero su bianco nella prima pagina della Withdrawal Bill (o Repeal Bill), la legge quadro della Brexit. Ecco le tappe più importanti dell'addio di Londra all'Ue:

  • 19 GIUGNO 2017: Avvio dei negoziati tecnici ufficiali. In questa fase viene discusso anche l'ammontare del 'debito residuo' che la Gran Bretagna deve pagare per rispettare gli impegni presi verso il bilancio europeo. E' previsto che i gruppi di negoziatori si incontrino faccia a faccia per una settimana ogni mese.
  • 13 LUGLIO 2017: Il governo di Londra ha presentato alla Camera dei Comuni la proposta di legge (Withdrawal Bill) per annullare l'atto del 1972 (European Communities Act) che sanciva l'incorporazione della legislazione europea in quella britannica.
  • 14 AGOSTO 2017: Il governo britannico ha iniziato la pubblicazione dei 'position papers', documenti dove spiega la sua posizione negoziale sulle questioni piu' importanti, come il confine con l'Irlanda e il nuovo sistema di immigrazione da introdurre dopo la Brexit.
  • 11 SETTEMBRE 2017: La Withdrawal Bill e' stata approvata in prima lettura dalla Camera dei Comuni.
  • 14-15 DICEMBRE 2017: Il Consiglio Europeo, in caso di progressi sufficienti su conto del divorzio, diritti dei cittadini e confini dell'Irlanda potrà dare il via alla fase due dei negoziati, per la definizione dei futuri rapporti commerciali dopo l'addio di Londra.
  • FINE 2017/INIZIO 2018: Il Parlamento britannico deve approvare in via definitiva la Withdrawal Bill.
  • ENTRO AUTUNNO 2018: Il capo negoziatore Ue, Michel Barnier, ha previsto la conclusione del negoziato, per permettere le procedure di ratifica.
  • ENTRO MARZO 2019: Il Parlamento britannico deve dare il via libera all'accordo con Bruxelles. Il Consiglio Ue a 27 lo approva a maggioranza qualificata. La premier May ha annunciato di voler indicare espressamente nella Withdrawal Bill l'ora e la data in cui il Regno Unito uscira' dall'Unione: venerdi' 29 marzo alle 23 (mezzanotte a Bruxelles).
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