Centeno
CAMBIO AL VERTICE
4 Dicembre Dic 2017 1656 04 dicembre 2017

Eurogruppo, Mario Centeno è il nuovo presidente

Il ministro dell'Economia portoghese eletto con una larga maggioranza. I socialisti dicono che avrà un ruolo chiave nel mettere fine all'austerity. Ma lui cerca di presentarsi in continuità con la linea percorsa finora. E intanto Moscovici attacca Varoufakis.

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Il partito socialista europeo ha celebrato l'elezione del ministro delle Finanze portoghese Mario Centeno a presidente dell'Eurogruppo come un evento che giocherà «un ruolo chiave nel rompere il circolo vizioso dell'austerity». Eppure quando gli è stato chiesto in conferenza stampa di confermare la svolta, Centeno ha svicolato dicendo che il suo obiettivo è quello di «promuovere crescita inclusiva e prosperità che mettano fine a un periodo molto difficile». Insomma, una risposta da politico navigato. Poco prima aveva spiegato che il sentiero di compromesso percorso dall'Eurogruppo era l'unico «che ci ha fatto fare passi avanti nel passato e che ce li farà fare nel futuro». E i prossimi passi avanti sono fondamentali, visto che, crisi politica tedesca permettendo, l'agenda europea prevede entro giugno l'approvazione di una riforma ambiziosa dell'Eurozona.

FINISCE L'ERA DJSSELBLOEM. A gennaio, in ogni caso, dovrebbero chiudersi insieme il programma di aiuti e riforme condizionate imposte alla Grecia e l'era del ministro olandese Jeroen Djsselbloem, segnata da momenti cruciali per l'area euro. Alcuni li ha ricordati lui stesso: la crisi di Cipro, quella che ha modificato l'approccio europeo alle crisi bancarie, diventando il modello per quella che poi sarebbe diventata la direttiva sul bail in. «Un momento molto difficile ma abbiamo fatto la scelta giusta», ha detto Djsselbloem. E poi il drammatico Eurogruppo del 2015 sulla Grecia. O ancora l'accordo sull'Unione bancaria, che ha «aiutato la ripresa», ma che non è stata ancora completata. E invece Pierre Moscovici si è limitato a prendere in giro il libro in cui Yanis Varoufakis ha raccontato le trattative su Atene dal suo punto di vista e dall'interno delle stanze dell'area euro. «Sono dei racconti per bambini», ha affondato Moscovici. «Ma verrà un libro in cui verrà raccontata la verità senza paranoie».

L'elezione di Centeno è solo il primo passo di un ampio spoils system che riguarda soprattutto la Bce. La Spagna con il ministro Luis De Guindos che ha appoggiato il portoghese punta a conquistare la vicepresidenza quando a giugno di quest'anno scadrà il mandato del lusitano Victor Constancio. Mentre Francia e Germania si contendono la poltrona di Mario Draghi. Anche in base a questi equilibri e a una Germania alla ricerca di una nuova edizione della grande coalizione, Centeno è stato eletto con larga maggioranza. E il solo candidato che lo ha impensierito è stato il ministro lussemburghese Pierre Gramegna, mentre la lettone campionessa di scacchi Dana Reizniece-Ozola si è ritirata dopo la prima fumata nera e lo slovacco Peter Kazimir ha incassato un'altra sonora sconfitta dopo quella dell'Ema.

SODDISFAZIONE A PALAZZO CHIGI. Soddisfazione è trapelata da Palazzo Chigi. Come è noto, sottolineano diverse fonti, al nome del portoghese si è arrivati dopo il 'passo indietro' del ministro Pier Carlo Padoan nei giorni scorsi. Il tema dell'Eurogruppo era stato al centro di vari colloqui europei del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in particolare in Costa d'Avorio per il summit euroafricano e da ultimo in occasione del vertice Pse proprio a Lisbona. E proprio Padoan a Bruxelles ha sottolineato, cercando di sedare eventuali polemiche tra rigoristi e non, che Centeno sarà «il presidente di tutti i ministri dell'Eurozona».

«MISURE AGGIUNTIVE TEMPESTIVE». A non essere cambiato intanto è il giudizio sui conti italiani. L'Eurozona del 2018 è sostanzialmente divisa in tre, con sei Paesi che rispettano pienamente i criteri di Maastricht, sei che li rispettano a grandi linee e sei che rischiano una deviazione significativa. L'Italia è in questo gruppo con la Francia, già sottoposta a procedura di infrazione, il Belgio, il Portogallo, la Slovenia e l'Austria. In più Roma, Parigi e Bruxelles, secondo l'analisi dei ministri delle Finanze, rischiano anche di non rispettare la regola del debito nel 2018. Tanto che l'Eurogruppo «le invita a considerare, in modo tempestivo, le misure aggiuntive necessarie per ad affrontare i rischi identificati dalla Commissione e di assicurare che il loro bilancio 2018 sia in linea con le regole». Insomma, una manovra correttiva. Eppure il Mef resta fermo nelle sue posizioni e «ritiene adeguate le misure adottate nella legge di bilancio». Il divario tra la Commissione e via XX Settembre è soprattutto una differenza di stime sulle entrate delle privatizzazioni, la crescita e il costo degli interventi sulle banche. E però anche nel 2017 alla fine era stato necessario un intervento per aggiustare i saldi di bilancio.

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