Trump, senza uragani Pil Usa a +3,9%
4 Dicembre Dic 2017 2237 04 dicembre 2017

Usa, bando contro i musulmani: ok della Corte Suprema

Con due no e sette sì, i giudici hanno stabilito che il provvedimento può essere pienamente applicato, anche se restano pendenti alcuni ricorsi presso diversi tribunali americani. Ingresso vietato da Chad, Iran, Libia, Somalia, Siria e Yemen.

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Donald Trump incassa una vittoria con la decisione della Corte Suprema di consentire la piena applicazione del cosiddetto "muslim ban", ovvero le restrizioni per l'ingresso negli Stati Uniti imposte ai cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana: Chad, Iran, Libia, Somalia, Siria e Yemen.

TERZA VERSIONE DEL PROVVEDIMENTO. L'amministrazione Trump ha presentato il provvedimento a settembre nella sua terza versione, dopo una serie di sfide legali. E per la prima volta la Corte Suprema ha deciso di consentire l'applicazione piena della misura, nonostante vi siano alcuni ricorsi pendenti in diversi tribunali del Paese. Non un dettaglio, dato l'iter contrastato del provvedimento e la frustrazione manifestata a più riprese dallo stesso presidente.

BANDO MOLTO CONTESTATO. Proprio con il bando contro i musulmani Trump ha fatto il suo esordio tanto clamoroso quanto controverso, quando a gennaio aveva firmato un ordine esecutivo che vietava l'ingresso negli Usa ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana e sospendeva l'accoglienza per i rifugiati. Immediate le proteste, ma anche i ricorsi legali, di fronte ai quali l'amministrazione si era trovata costretta a presentare una seconda versione rivista del provvedimento, a marzo.

DUE GIUDICI CONTRARI. A giugno era arrivato un via libera parziale da parte della Corte Suprema, che ha imposto di stilare una terza versione del bando, che questa volta coinvolge i cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana e che il 4 dicembre la Corte Suprema ha consentito che venga pienamente applicato. La decisione è stata presa a maggioranza, con il parere contrario di due giudici, Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor.

LE PROSSIME SFIDE PER TRUMP. Trump segna così un punto a suo favore in un momento molto delicato. Le prossime sfide? La riforma fiscale che si avvia a un nuovo esame prima di diventare legge e le elezioni in Alabama per sostituire Jeff Sessions, scelto dal presidente per ricoprire l'incarico di ministro della Giustizia, nonostante il candidato repubblicano Roy Moore sia stato travolto da accuse di molestie sessuali. Trump, alle prese con il Russiagate, gli ha confermato il suo sostegno con un endorsement ufficiale (leggi anche: Russiagate, tutte le tappe dell'inchiesta).

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