Yemen Ucciso Presidente Ali Abdallah Saleh Hadi
4 Dicembre Dic 2017 1443 04 dicembre 2017

Yemen, ucciso l'ex presidente Ali Abdallah Saleh

L'ex capo di Stato è stato ucciso dagli houthi mentre tentava di fuggire dalla capitale Sanaa. Fino alla scorsa settimana i suoi uomini erano alleati dai ribelli sciiti contro l'attuale presidente Abdrabbuh Mansour Hadi.

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Prima voci, indiscrezioni e rivendicazioni, ma alla fine anche il suo partito ne ha confermato la morte. L'ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, secondo quanto riferito dalla tv panaraba al Jazeera, è stato ucciso dai ribelli sciiti houthi nella città di Sanaa. Le fonti vicine all'ex raìs riferiscono che Saleh è stato ucciso con «colpi di arma da fuoco a sud di Sanaa».

PRIMA NOTIZIA DALLA TV IRANIANA. La prima a dare la notizia è stata la televisione di Stato iraniana in arabo, al Alam, e altri media iraniani e vicini a Tehran. In particolare secondo le prime ricostruzioni Saleh sarebbe stato ucciso mentre tentava di fuggire dalla capitale. Il video della tv di Stato iraniana al Alam mostra quello che sembra essere il corpo senza vita di Saleh. Il filmato di pochi secondi mostra una scena concitata in cui alcuni uomini appoggiano su una barella un cadavere con evidenti ferite al capo e molto somigliante a Saleh.

Di diverso avviso l'Onu: «Non abbiamo avuto conferme indipendenti» dell'uccisione dell'ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh. La precisazione è arrivata dal portavoce dell'Onu, Stephane Dujarric. «È di massima importanza che i civili siano protetti, gli attacchi deliberati contro i civili sono violazioni dei diritti umanitari e possono costituire crimini di guerra», ha ribadito, chiedendo alle parti «l'immediata cessazione delle ostilità nella capitale Sanaa».

LE CONDOGLIANZE DI HADI PER LA MORTE DI SALEH. Conferma invece il decesso di Saleh il presidente in carica Hadi. Il profilo twitter dell'ambasciata yemenita negli Usa ha twittato una breve nota del capo dello Stato: «Eprimo le mie condoglianze alla nostra nazione per la perdita di uno dei martiri che sono stati uccisi negli ultimi giorni nelle violenze di Sanaa, in particolare dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh».

Fino alla settimana scorsa gli uomini fedeli a Saleh avevano combattuto fianco a fianco con i ribelli sciiti contro gli uomini dell'attuale presiedente Abdrabbuh Mansour Hadi sostenuto dall'Arabia Saudita. Ma le vecchie tensioni, che risalgono alla cacciata di Saleh durante le Primavere arabe, unite alla disputa per il controllo della principale mosche della capitale hanno portato a nuove lotte intestine. Secondo la Croce rossa dal 29 novembre sono morte 125 persone mentre altre 238 sono rimaste ferite.

IL 2 DICEMBRE L'APERTURA DI SALEH A RIAD. Sabato 2 Saleh si era offerto di «aprire una nuova pagina» con la coalizione guidata dai sauditi a sostegno di Hadi se Riad avesse smesso di bombardare lo Yemen e messo fine al blocco navale che paralizzava il Paese. I sauditi e il governo avevano accolto con favore l'apertura mentre gli houthi avevano accusato l'ex presidente di "colpo di Stato" contro "un'alleanza in cui non aveva mai avuto fiducia".

OLTRE 8 MILA MORTI DAL 2015. Secondo le Nazioni unite da marzo 2015, quando la coalizione a guida saudita è intervenuta nella guerra civile, più di 8.670 sono state uccise e altre 49.960 sono rimaste ferite. Il conflitto e il blocco navale hanno lasciato oltre 20 milioni di persone prive dei normali mezzi di sussistenza creando la più grave crisi umanitaria del mondo. Non bastasse la guerra ha provocato un'epidemia di colera che da aprile 2017 ha ucciso 2.211 persone.

APPELLO ONU PER UN CESSATE IL FUOCO. Estremamente preoccupato per il livello di violenza a Sanaa, capitale yemenita, il coordinatore umanitario dell'Onu per lo Yemen ha chiesto un'immediata pausa umanitaria dei combattimenti nella città. «Invito tutte le parti coinvolte nel conflitto a consentire con urgenza una pausa umanitaria martedì 5 dicembre tra le 10.00 e le 16.00 per permettere ai civili di lasciare le loro case e cercare assistenza e protezione e per facilitare gli spostamenti degli operatori umanitari», ha affermato il coordinatore umanitario per lo Yemen, Jamie McGoldrick, in una dichiarazione resa nota a Ginevra.

MIGLIAIA DI PERSONE BLOCCATE NELLE CASE. Le strade della città sono diventate campi di battaglia e le persone sono intrappolate nelle loro case, incapaci di muoversi per cercare salvezza, assistenza medica, cibo, carburante e acqua potabile, ha detto McGoldrick. Anche le ambulanze e le squadre mediche e gli operatori non possono operare a causa degli scontri, ha aggiunto. «Ricordo a tutte le parti coinvolte nel conflitto», ha concluso McGoldrick, «che gli attacchi deliberati contro i civili compreso il personale umanitario e medico, nonché contro le infrastrutture civili e mediche, sono chiare violazioni del diritto umanitario internazionale e possono costituire crimini di guerra».

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