Gerusalemme: morto palestinese ferito

Tensione a Gerusalemme

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Aggiornato il 06 dicembre 2017 5 Dicembre Dic 2017 1045 05 dicembre 2017

Gerusalemme capitale, Trump finisce sotto assedio

Trump ha telefonato a Abu Mazen confermando di voler spostare l'ambasciata. Ma la Cnn spiega che la decisione potrebbe slittare. Macron esprime la sua preoccupazione. Ed Erdogan: «Non valicare linea rossa per i musulmani».

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La decisione ormai imminente di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele continua a creare malumori tra le cancellerie internazionali. E anche storici alleati degli Stati Uniti iniziano a manifestare il proprio dissenso nei confronti della Casa Bianca. Lo stesso tycoon avrebbe confermato lo spostamento al presidente palestinese Abu Mazen. Secondo l'agenzia palestinese Wafa il presidente Usa avrebbe confermato la «sua intenzione di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme». Il presidente palestinese ha informato Trump «dei pericoli di una tale decisione sul processo di pace, sulla sicurezza e la stabilità nella regione e nel mondo» (leggi anche: Israele-Palestina, 30 anni fa l'Intifada delle Pietre).

TRUMP CHIAMA ANCHE NETANYAHU. Abu Mazen ha anche ribadito, secondo quanto riferito dal portavoce presidenziale Abu Rudeina alla Wafa, che «non ci può essere nessuno Stato palestinese senza Gerusalemme est come capitale, in conformità con le risoluzioni di legittimità internazionale e l'iniziativa di pace araba». «Il presidente», ha aggiunto Abu Rudeina, «continuerà i suoi contatti con i leader mondiali per prevenire azioni inaccettabili». l primo ministro palestinese Rami Hamdallah ha annunciato che tutti i membri del suo governo il 6 dicembre andranno nella Striscia di Gaza, per favorire la riconciliazione fra al-Fatah e Hamas. La Casa Bianca ha poi confermato che il presidente ha chiamato anche il premier israeliano, Benyamin Netanyahu.

ABU MAZEN CHIEDE PROTEZIONE A PUTIN. Abu Mazen, invece, ha chiamato il presidente russo Vladimir Putin per informarlo sulle «minacce per Gerusalemme», rispetto alle quali «occorre muoversi immediatamente per proteggere la città e i suoi santuari islamici e cristiani, che sono esposti a rischi». Intanto secondo il New York Times il presidente americano potrebbe riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele già il 6 dicembre. Il presidente Trump «è fermo nella sua decisione» su Gerusalemme: lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders, spiegando come si continui a lavorare per assicurare che questa decisione sia la migliore possibile nell'interesse degli Stati Uniti. Alla domanda se il presidente non tema violenze, la portavoce ha risposto: «Vengono pesati con attenzione tutti gli aspetti».

CONFERME ANCHE DALLA CASA BIANCA. Fonti ufficiali della Casa Bianca hanno confermato che il presidente Donald Trump riconoscerà Gerusalemme quale capitale di Israele e darà indicazione al Dipartimento di Stato di avviare l'iter per il trasferimento della ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme nel corso del 6 dicembre. Le stesse fonti hanno sottolineato che il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele rappresenta il riconoscimento di «una realtà storica e attuale» più che una presa di posizione politica, notando che la gran parte delle agenzie governative e parlamentari israeliane si trovano a Gerusalemme e non a Tel Aviv. Si rimarca inoltre che lo spostamento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, oggetto di promessa da tempo e che Trump ha insistito debba essere onorata, non accadrà immediatamente.

Secondo il giornalista israeliano Khaled Abu Toameh tutte le fazioni palestinesi avrebbero proclamato tre giorni di rabbia per mercoledì, giovedì e venerdi in seguito alle nuove dichiarazioni di Trump. ‏

Il Consolato degli Stati Uniti a Gerusalemme ha diramato un comunicato in cui invita il personale americano, i loro familiari e in più in generale i cittadini americani, ad evitare spostamenti non essenziali in parti della città e in Cisgiordania in vista di possibili manifestazioni domani.

Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha telefonato a Trump. E ha espresso «preoccupazione sulla possibilità che gli Stati Uniti riconoscano unilateralmente Gerusalemme come capitale dello stato d'Israele». Lo ha reso noto un comunicato dell'Eliseo, precisando che Macron ha ricordato che la questione dello «status di Gerusalemme dovrà essere risolta nel quadro dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi».

RIAD ESPRIME PREOCCUPAZIONE. A stretto giro anche L'Arabia Saudita ha manifestato «seria e profonda preoccupazione» per una mossa che «irriterebbe i sentimenti dei musulmani nel mondo». I diritti dei palestinesi su Gerusalemme «non possono essere cambiati», recita una nota del ministero degli Esteri di Riad. «Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele rappresenterebbe una flagrante provocazione per i musulmani in tutto il mondo», ha detto il re saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud al presidente Usa nel corso della odierna conversazione telefonica.

TURCHIA, DIPLOMAZIA A RISCHIO. E anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avvertito Trump che l'eventuale riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele rappresenta «una linea rossa per i musulmani» e che potrebbe portare alla rottura delle relazioni diplomatiche della Turchia con Israele. Erdogan è intervenuto davanti al gruppo parlamentare del suo partito Akp ad Ankara. «Se verrà fatto un passo del genere, convocheremo entro cinque-dieci giorni a Istanbul una riunione dell'Organizzazione della cooperazione islamica» per discutere delle possibili risposte politiche e diplomatiche, ha aggiunto, sostenendo che il riconoscimento di Gerusalemme capitale sarebbe una violazione del diritto internazionale e «un grande colpo alla coscienza dell'umanità».

«GERUSALEMME CAPITALE DA 3 MILA ANNI». «Gerusalemme è la capitale del popolo ebraico da 3 mila anni e la capitale di Israele da 70, senza riguardo se sia riconosciuta o meno da Erdogan», è stata la risposta del portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon. Anche il ministro dei Trasporti Yisrael Katz ha respinto l'intervento di Erdogan e il leader di Yesh Atid Yair Lapid ha detto che Israele «non si farà minacciare».

«NON È UNA QUESTIONE DI SE, MA DI QUANDO». Da parte sua, il vice portavoce della Casa Bianca, Hogan Gidley, ha chiarito che sulla questione dello spostamento dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, il presidente «è stato chiaro sin dall'inizio, non è questione di se, ma di quando». Per poi aggiungere che «una decisione verrà resa nota nei prossimi giorni».

GLI 007 METTONO IN GUARDIA TRUMP. Ma a Washington non tutti sono d'accordo con la svolta della Casa Bianca. «Trump scherza con il fuoco», hanno detto alcune fonti dell'amministrazione Usa sintetizzano la «profonda preoccupazione» espressa nei corridoi del Dipartimento di Stato e all'interno della comunità di intelligence Usa. Ad opporsi sarebbero soprattutto i vertici dell'ufficio per gli affari del Vicino Oriente del Dipartimento di Stato e gli ambasciatori della regione, che in queste ore starebbero pressando la Casa Bianca mettendola in guardia dagli enormi rischi per la sicurezza nazionale. Anche gli 007 Usa temono che la mossa di Trump possa diventare un boomerang per Israele e contro gli interessi americani in Medio Oriente. Oltre all'aumento del rischio terrorismo.

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