Paradise Papers: arriva stretta di Trump
LA TRUMPIANA
5 Dicembre Dic 2017 1223 05 dicembre 2017

Dalla riforma fiscale al muslim ban: ora Trump ha ingranato

Ha cominciato con qualche difficoltà. Ma adesso questo nuovo lavoro da presidente degli Stati Uniti comincia a essergli chiaro. E a piacergli. L'impegno è costante, nonostante quel che dicono i media.

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Sulla riforma fiscale Donald Trump si giocava tutto, e per l’approvazione in tempo record ha messo in gioco tutto se stesso. La lezione dell’Obamacare e delle difficoltà a farla passare al Congresso è servita anche a questo. Il presidente degli Stati Uniti si è messo a chiamare uno a uno i suoi deputati, prima, e i suoi senatori, poi, per garantirsi i voti necessari in parlamento, ascoltando le richieste e le perplessità di ognuno di essi e facendole sue per accontentare tutti. E in effetti il risultato è stato raggiunto. Trump ha trasposto nell’attività di governo metodi e ritmi della campagna elettorale, quando, soprattutto alla fine, a novembre 2016, andava su e giù per l’America con il suo aereo toccando anche cinque Stati in un solo giorno. Oggi chiama ministri e collaboratori la mattina presto prima ancora che si siano alzati dal letto o di notte quando a letto si sono già messi finita la giornata. Non nega a nessuno di loro una conversazione anche lunga, più personale e oltre i temi di routine, perché ritiene fondamentale valorizzare il tempo di chi ha magari stravolto la propria agenda per incontrarlo alla Casa Bianca.

NON SI DIVENTA PRESIDENTI PER CASO. Trump ha un unico motto che guida le sue giornate: superare critici e oppositori con il lavoro duro e i risultati dell’impegno costante. Riesce a mantenere la concentrazione sempre alta e se gli lasci dossier da studiare o da firmare in tarda serata, la mattina presto trovi già tutto fatto. E dire che i giornali lo descrivono come uno pigro, attaccato alla tv, che mangia cibo spazzatura e alle sei di pomeriggio è già lì a non fare un tubo. Falso. Non male per un ultrasettantenne. Dopo l’ultimo viaggio di 12 giorni in Asia, con un’agenda serrata e un grande fuso orario, tornato a Washington è andato dritto nello Studio Ovale e ha tenuto un discorso pubblico, quando forse qualche ora di riposo, fosse solo per il fisico se non per la mente, ce la saremmo presa tutti. Addirittura il generale Kelly, suo capo di gabinetto, che alla vita dura per il mestiere che ha fatto dovrebbe essere abituato, resta ogni giorno più colpito da tanta forza. D’altronde, Trump ha cominciato con qualche difficoltà ma adesso questo nuovo lavoro da presidente degli Stati Uniti comincia a essergli chiaro. E a piacergli. Non si ripeteranno più gli errori del passato. Dal 4 dicembre anche il bando per gli immigrati clandestini ha avuto finalmente via libera grazie a una decisione della Corte Suprema. È proprio vero: il lavoro nobilita l’uomo. E non si diventa presidenti Usa per caso.

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