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7 Dicembre Dic 2017 1500 07 dicembre 2017

Yemen, l'abisso dopo la morte di Saleh

L'uccisione dell'ex presidente apre una nuova faida interna nella Sanaa dilaniata dalla guerra per procura tra Iran e Arabia Saudita. Bombe in aumento e scontri tra esercito e ribelli: la situazione.

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Il turbinio di conflitti arabi esplosi dalle rivolte del 2011 hanno smentito anche il ragionevole assioma che la guerra in Yemen potesse intricarsi ulteriormente: raid a tappeto dal 2015 contro i civili, la carestia, la peggiore epidemia al mondo di colera e infine la difterite, al Qaeda e Isis in espansione, la capitale Sanaa e altre città millenarie devastate. All'ecatombe di centinaia di migliaia di morti, soprattutto donne e bambini, per la guerra e le malattie (catastrofe umanitaria peggiore che in Siria) si aggiunge l'interrogativo su che fine farà, con chi si schiererà cioè, l'esercito facente capo all'ex presidente Abdallah Saleh, dominus dello Yemen ucciso a 75 anni in un agguato il 4 dicembre 2017.

SALEH COME GHEDDAFI. Saleh ha fatto la fine di Muammar Gheddafi, anche se per i doppi e tripli giochi era riuscito a sopravvivere un lustro di più del rais libico agli sconvolgimenti in Nord Africa e in Medio Oriente. Un cecchino degli sciiti houthi, alleati di convenienza a lungo perseguitati dal medesimo e infine nuovamente traditi, lo ha freddato con almeno un colpo alla testa mentre fuggiva su un convoglio diretto in Arabia Saudita. Il suv è stato colpito da un razzo e poi mitragliato; le immagini del cadavere, con un volto somigliante a Saleh, hanno fatto il giro del mondo: per uno strano scherzo del destino, una dinamica analoga all'uccisione crudele di Gheddafi nel 2011. Solo che a bombardare la colonna non sono stati gli Usa ma i ribelli filoiraniani.

Abdallah Saleh.

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In teoria Saleh è stato fatto fuori dagli amici, non dai nemici sunniti degli houthi. A ragion di logica, il fronte sostenuto da Teheran dovrebbe indebolirsi: i ribelli che controllano il Nord e la capitale potrebbero spaccarsi, le forze di terra passate nel 2014 con Saleh dalla parte dei miliziani sciiti dividersi tra chi rimarrà fedele agli houthi e chi, in memoria dell'ex presidente, presterà invece il fianco ai nemici sauditi ai quali Saleh si era riunito. Sono già in corso scontri con centinaia di morti. Alla vigilia dell'uccisione, l'ex presidente aveva mobilitato le sue tribù ad abbandonare gli houthi: di religione sciita, come Gheddafi e Saddam Hussein da presidente Saleh aveva guidato uno Stato più laico di quanto non mostrasse pubblicamente.

ALLEANZE DI CONVENIENZA. Presidente dello Yemen del Nord dal 1978 e dell'intero Paese dalla riunificazione nel 1990, Saleh aveva governato con vice, ministri e capi dell'esercito sunniti, tollerando i feudi di al Qaeda e contrastando al contrario le istanze indipendentiste degli sciiti houthi. Durante le Primavere arabe, Saleh aveva astutamente accettato la transizione, cedendo il potere in cambio dell'immunità al suo vice sunnita Mansour Hadi, armato e difeso dall'Arabia Saudita in funzione anti-iraniana. Curato in Arabia Saudita, nel 2011 Saleh era scampato alle ferite di un attentato all'abitazione e per sopravvivere anche al colpo di Stato degli houthi nel 2014, la religione gli era tornata comoda.

Il piano segreto di tradimento di Saleh è stato intercettato e bloccato dagli houthi con armi efficaci e un'ottima intelligence

Saleh sognava di tornare al potere con una vittoria dell'Iran nella guerra per procura, aveva patteggiato per continuare a guidare il partito e l'esercito strutturato a terra si erano rivelato fondamentale, assieme all'ostilità delle impervie valli yemenite, per rendere impotenti i raid sferrati dal re in pectore saudita Mohammad bin Salman. Il rais yemenita non è però sopravvissuto alla fatale sete di potere. L'inefficacia dei raid ha spinto bin Salman, negli ultimi tempi, a muoversi per comprare Saleh, promettendogli la presidenza di Hadi: una delle operazioni oblique tentata dai sauditi anche in Iraq e in Qatar per frammentare l'asse sciita.

ESCALATION IN VISTA. Ma gli abbocchi falliti con le milizie sciite irachene, con i rami in lite della monarchia saudita e neanche con le dimissioni forzate (poi rinnegate) del premier libanese Saad Hariri, sono riusciti nel fragile e poverissimo Yemen. Non tranquillizza la pronta reazione degli houthi che meno di un mese fa hanno lanciato un razzo sulla capitale saudita: il piano segreto di tradimento di Saleh è stato intercettato e bloccato, i ribelli sciiti si sono rivelati più forti, con armi efficaci e un'ottima intelligence. Anziché la resa degli houthi, la guerra yemenita può vivere l'ennesima escalation, i raid di bin Salman inasprirsi. Dal riparo negli Emirati arabi filo-sauditi, il figlio di Saleh Ahmad chiama alla vendetta.

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