Migranti:169 su barcone,soccorsi in mare
Emergenza migranti
Photo Gentiloni
14 Dicembre Dic 2017 1825 14 dicembre 2017

Migranti, l'Ue si spacca sulle quote e Macron si sfila

I capi di Stato e di governo si riuniscono a cena. E si scontrano sulla ripartizione dei rifugiati. Definito un «tema del passato» dal presidente francese. Mentre Gentiloni lancia messaggi sulla Brexit.

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da Bruxelles

Una cena lunga, senza rappresentanti diplomatici in sala, che i capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo hanno voluto anticipare dopo una giornata segnata da uno stillicidio di dichiarazioni sull'argomento più divisivo dell'Unione: le politiche sulla migrazione. Per la prima volta, dopo vertici in cui si celebrava l'accordo Italia-Libia e la riduzione dei flussi, il piatto principale è la dimensione interna, comprese quelle quote di ricollocamenti che il presidente del Consiglio Donald Tusk ha definito «altamente divisive» e «inefficaci». La nota inserita nell'agenda dei leader, uno strumento introdotto da Tusk per indirizzare il dibattito, gli è scoppiata tra le mani, costringendolo a riscriverla dopo che le delegazioni diplomatiche, soprattutto di Italia e Germania, e poi la Commissione lo hanno contestato apertamente. Così nel summit pensato per rilanciare la zona euro, e in cui però verrà discussa solo l'Unione bancaria e il nuovo fondo monetario europeo, nemmeno la celebrazione della Pesco, i nuovi progetti di cooperazione rafforzata sulla difesa, è riuscita a oscurare la frammentazione sul vero dossier politico della giornata. Una divisione indigesta soprattutto a Parigi, che non ha voluto difendere le quote obbligatorie dei ricollocamenti.

Al loro arrivo alla sede del Consiglio europeo, i leader di Belgio, Lussemburgo, Germania e Austria si sono apertamente dissociati dalla linea di Tusk: le sue affermazioni sono state «infelici» e poco «sagge», è stata la sintesi del cancelliere austriaco - socialista - Christian Kern. Sul tema la Commissione considera l'iniziativa di Tusk, che ha ipotizzato di fare lui stesso una proposta se non si arrivasse a un accordo sulla riforma di Dublino entro giugno, il superamento della linea rossa. Eppure il presidente non ha arretrato: «Quando tocca all'Unione economica e monetaria, le divisioni sono tra Nord e Sud e quando si tratta di migrazioni sono tra Est e Ovest. Queste divisioni sono accompagnate da emozioni che rendono più difficile trovare anche un comune linguaggio e argomenti razionali per il dibattito. Per questo dobbiamo lavorare sulla nostra unità ancora più intensamente ed efficacemente».

TUSK INCORONATO DALL'UNGHERIA. Si tratta di una scelta ben precisa: Tusk continua a parlare come se cercasse l'unanimità su un dossier che invece può essere votato a maggioranza. Ed è riuscito anche a farsi incoronare dal ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjart come il vero presidente dell'Unione: «Finalmente un leader europeo serio, il presidente del Consiglio europeo - la posizione numero uno dell'Ue», ha argomentato Szijjarto, «ha detto una verità già ampiamente conosciuta. Le quote obbligatorie sono inefficaci e divisive. La migrazione illegale deve essere fermata. Alcuni burocrati di Bruxelles continuano ad organizzarla». La posizione ungherese è la più estrema, in un arco europeo in cui da un lato c'è Budapest e dal lato opposto c'è l'Italia. L'Ungheria è anche il solo Paese con la Polonia che ha appoggiato l'interventismo del presidente del Consiglio. Ma quelle dichiarazioni chiariscono il non detto attorno al tavolo su cui diverse capitali europee concordano. E cioè che i migranti che arrivano in Italia sono soprattutto migranti illegali. Il primo a sottolinearlo fu il presidente francese Emmanuel Macron. E anche oggi le sue dichiarazioni sono degne di nota.

«Per quanto riguarda i temi del passato», ovvero la questione delle quote sui ricollocamenti dei rifugiati, ha esordito il presidente della République, «la solidarietà si esprima ma senza cadere in posizioni intransigenti, ciascuno deve mettere del suo per trovare una buona convergenza». Definire le quote sui ricollocamenti un tema del passato, quando la Commissione prevede un sistema permanente, è molto significativo. Come lo è non specificare che tipo di solidarietà si intenda.

LA FRANCIA NON DIFENDE LE QUOTE. Macron ha già messo da parte alcuni dei suoi cavalli di battaglia sull'Eurozona, o almeno ha scelto, come confermano nella diplomazia francese, di non portarli come priorità ai tavoli europei, considerando che oggi può ottenere la vittoria su altri temi o proposte simboliche. E non certo intenzionato a creare divisioni sulle quote obbligatorie, stando a quanto spiegano fonti diplomatiche a Bruxelles. L'ultima proposta sulla riforma di Dublino formulata dalla presidenza estone prevedeva le quote obbligatorie solo in situazioni di emergenza e comunque basandosi su intese bilaterali tra i Paesi. Ma secondo chi ha seguito il dossier nemmeno questa formula passerebbe a maggioranza qualificata.

IL MESSAGGIO SULLA BREXIT. L'Italia - che continua a puntare sul riconoscimento della sua frontiera come confine europeo in modo che lo sforzo, finanziario, logistico e di accoglienza, venga condiviso - ha negli ultimi giorni mandato un messaggio chiaro per chi voleva intenderlo. Il premier Paolo Gentiloni in un'intervista al Financial Times ha parlato di un accordo commerciale con Londra taylor made. E cioè tagliato sulle esigenze della Gran Bretagna, senza ricalcare uno dei modelli rodati in vigore. Una posizione fastidiosa per Bruxelles, ma soprattutto per Berlino e per Parigi, le due capitali nelle cui mani c'è il destino delle politiche migratorie europee.

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