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Guerra in Siria

Armi Isis
15 Dicembre Dic 2017 1751 15 dicembre 2017

Isis, il traffico di armi Ue dirottate da Usa e sauditi

Vecchie partite russe. Tante nuove cinesi. Qualche armamento turco. Ma soprattutto un giro illegale di ri-export dal Pentagono e da Riad di nuovi armamenti acquistati dall'Europa dell'Est. Attraverso contractor. Ecco come si rifornisce Daesh.

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Il primo vero studio, e finora anche il più approfondito, sulle armi dell'Isis è stato pubblicato a dicembre dall'Ong britannica Conflict armament research (Car), finanziata dall'Ue attraverso il progetto i-Trache, e rivela l'ennesimo scenario afghano, tracciato in Siria e in Iraq, dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita attraverso la riesportazione illegale di armi da parte di governi a gruppi di estremisti islamici salafiti. Con un attore inedito: la Cina come emergente – e grossa – produttrice di armamenti che sta rimpiazzando la Russia nella fornitura di nuove partite. Dirette soprattutto all'Arabia Saudita in pieno riarmo.

LA PRODUZIONE NELL'EX BLOCCO SOVIETICO. In tre anni di rilievi in Medio Oriente tra il 2014 e il 2017 sulle linee del fronte (con oltre 40 mila armamenti analizzati, verificati, tracciati), il team di ricercatori del Car, protetto sul campo dalle forze curde e irachene anti-Isis, è arrivato a concludere che «circa il 90% di armi e munizioni impiegate dall'Isis arrivano da Paesi del vecchio Patto di Varsavia, in primo luogo Cina, Russia e i Paesi produttori dell'Est Europa». Tra questi ultimi soprattutto Romania, Ungheria, Bulgaria e Serbia. Armi vecchie e nuove che, dall'esplosione delle rivolte arabe nel 2011, in parte consistente hanno fatto il giro del mondo prima di approdare nel sedicente Califfato.

I maggiori Paesi produttori di armi finite all'Isis.

Conflict armament research

Se nella fase iniziale di conquiste e offensive del 2014 i jihadisti dell'Isis sono riusciti a impossessarsi di armamenti delle forze regolari irachene, con la presa degli arsenali di Mosul pieni di armi anche americane, e di armamenti di origine soprattutto russa sottratti alle forze regolari siriane, nella fase successiva il flusso ha avuto canali diversi. Partite di armi, e in particolar modo munizioni, sono risultate di «produzione recente», «trasferite da attori esterni, inclusi gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita a disparate forze d'opposizione al regime di Bashar al Assad». Materiale poi «entrato rapidamente in possesso dell'Isis».

DALL'UE ALL'ISIS. Con prove inconfutabili allegate al dossier, il Car denuncia, «attraverso molti di questi spostamenti» che rappresentano una «significativa fonte di armamento dell'Isis», la «violazione dei termini di vendita e di export tra agli esportatori – in primis Stati Ue – e i destinatari in Arabia Saudita e negli Usa». «Chiari esempi di dirottamenti», sottolinea il gruppo di ricercatori, «con i quali i governi recettori hanno rotto gli accordi sull'utilizzo finale di armi e munizioni che gli stessi non avrebbero potuto riesportare senza precedentemente chiederne il consenso ai governi primi esportatori».

Le forze Isis hanno dispiegato piccole quantità di armi e munizioni dell'esercito regolare turco

Conflict armament research

Armi leggere dell'Isis rinvenute in Siria.

GETTY

Lo studio non ha, per sua stessa ammissione, la pretesa di essere esaustivo: le armi dell'Isis rinvenute e tracciate sono infatti solo una «parte di migliaia di forniture» in mano al sedicente Stato islamico. Ma dai reperti ritrovati e analizzati – occasionalmente il Car ha usato informazioni e fotografie tratte dai social media, ma le sue investigazioni non si basano su di esse, per la difficoltà di verificarne la provenienza – Stati Uniti e Arabia Saudita sono risultati i «maggiori fornitori di materiale senza autorizzazione». Armi acquistate da Stati Ue dell'Est che non sono stati informati del successivo ri-export. In diversi casi i dipartimenti Usa e di altri governi non hanno evaso le richieste di chiarimenti del Car.

TRANSITO DALLA TURCHIA. Il Qatar, accusato da più parti di essere con la Turchia il primo finanziatore delle Primavere arabe e addirittura il finanziatore dell'Isis, non risulta né il produttore né il fornitore di alcuna arma intercettata. Alla Turchia sono riconducibili «piccole quantità di armi e munizioni dell'esercito regolare» (fucili, granate e lanciagranate, dispositivi per il lancio di razzi, proiettili e altre munizione), non si sa come finiti nelle mani del sedicente Califfato, visto che il governo di Ankara non ha finora risposto al team di ricercatori. Ma soprattutto la penisola anatolica è emersa, con la Giordania, come il principale hub per il passaggio di armi verso la Siria e l'Iraq.

Il lanciamissile bulgaro dell'Isis traferito in Siria dagli Usa nel 2015.

Conflict armament research

La Turchia spicca anche come il primo bacino d'acquisto da parte dell'Isis di agenti chimici, presenti però sul mercato civile, per confezionare esplosivi artigianali. I precursori utilizzati per gli ordigni improvvisati (Ied) come il nitrato o la pasta d'alluminio sono comunemente usati come fertilizzanti agricoli – un export aumentato del 260% – o come materiali industriali. Anche quasi 13 tonnellate di fertilizzante a base di nitrato, parte di una commessa italiana Biolchim partita nel 2013 e interamente consegnata a un distributore Green Land in Giordania che ne aveva poi rivenduto una partita a commercianti iracheni, sono state rinvenute nel 2016 in uno dei territori sottratti all'Isis.

IL CORRIDOIO LIBICO. Una discreta parte delle armi entrate nel sedicente Califfato proveniva anche dagli arsenali in Libia: il corridoio via mare dal Maghreb alla Siria, inizialmente destinato alle brigate dei ribelli, era tra le rotte più usate all'inizio delle rivolte. Successivamente è aumentato il materiale in arrivo dal Sudan e, in misura minore, da altri Paesi destabilizzati da gruppi di estremisti islamici come l'Afghanistan e il Pakistan. È stato anche tracciato l'impiego di note compagnie private di intermediazione, già contractor del Pentagono dalla guerra Usa in Iraq del 2003, per le triangolazioni illegali di armi da Paesi Ue. Spuntate anche in altri Stati falliti come la Somalia.

Le partite di armi e munizioni prodotte nell'Ue ripetutamente dirottate sono rapidamente finite in quantità significanti in custodia dell'Isis

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I siti di armi dell'Isis ispezionati.

Conflict armament research

Durante la battaglia di Ramadi, tra il 2015 e il 2016, la polizia federale irachena ha per esempio rinvenuto sul campo un tubo lanciamissili dell'Isis che la Bulgaria ha confermato essere stato esportato nel 2015 al dipartimento Usa per le armi, attraverso la compagnia di intermediazione americana Kiesler Police Supply. La partita di lanciamissili, che per contratto sarebbe dovuta rimanere negli Usa, era stata successivamente avvistata anche in una serie di fotografie diffuse dai ribelli del Libero esercito siriano d'opposizione, Jaysh al Nasr, dichiaratamente riforniti dagli Usa di missili anti-tank.

I CONTRACTOR USA. Altri broker identificati dal Car per i dirottamenti di armi dai Paesi Ue ai teatri di guerra in Siria e in Iraq – anche con forniture destinate alle forze di sicurezza regolari irachene – sono il Blane international group che equipaggia il commando Usa per le operazioni speciali, il Purple Shovel e la Culmen international. Le armi di questi ultimi, legati all'invio di armi americane alle fazioni di ribelli siriani, sono state «ripetutamente dirottate dalle partite prodotte nell'Ue» e «rapidamente finite in quantità significative in custodia dell'Isis». Complessivamente il team di Car ha ispezionato 84 siti in Iraq le 27 in Siria in 111 giorni di missione.

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